“Il buio oltre le stelle”, l’eterna lotta dell’uomo con l’oscurità
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Alessandro Francini  
9 Giugno 2015
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“Il buio oltre le stelle”, l’eterna lotta dell’uomo con l’oscurità

L'associazione Cultura e Sviluppo giovedì 4 ha ospitato l'ingegner Bruno Gardini, project manager della "missione Rosetta" e l'astrofisico prof. Amedeo Balbi. Si è discusso di stelle, comete e della sonda Rosetta, partita nel 2004 - ed atterrata lo scorso novembre - per studiare la composizione della cometa 67P

L'associazione Cultura e Sviluppo giovedì 4 ha ospitato l'ingegner Bruno Gardini, project manager della "missione Rosetta" e l'astrofisico prof. Amedeo Balbi. Si è discusso di stelle, comete e della sonda Rosetta, partita nel 2004 - ed atterrata lo scorso novembre - per studiare la composizione della cometa 67P

ALESSANDRIA – Il bisogno di conoscere cosa si nasconde aldilà dell’ignoto è ciò che da sempre alimenta le grandi scoperte dell’uomo che riguardano l’Universo, le stelle e i pianeti. “Quella degli astronomi è una lotta con il buio e l’oscurità”, afferma il professor Amedeo Balbi, astrofisico e ricercatore all’Università di Roma Tor Vergata, ospite giovedì 4 dell’associazione Cultura e Sviluppo insieme a Bruno Gardini, project manager della missione “Rosetta”. Nel 1609 grazie all’osservazione del buio Galileo Galilei ha capito che in realtà, in quella parte di cielo apparentemente vuota, si nascondevano nuove stelle, “da qui è nata l’astronomia moderna, col tempo l’uomo è diventato sempre più bravo a vedere cose che prima non si vedevano”.

La prima cosa che notiamo quando guardiamo il cielo stellato è il buio; una domanda legata all’oscurità cosmica ha dato il via a tutta una serie di scoperte: perché il cielo di notte è buio, quando per tutta una serie di fattori dovrebbe essere uninformemente illuminato? “A trovare una prima soluzione al paradosso del cielo notturno non è stato un astronomo o uno scienziato, ma uno scrittore, ovvero Edgar Alla Poe” dichiara Balbi. Poe aveva compreso che l’universo non poteva essere eterno e che, molto probabilmente, “esistevano oggetti talmente lontani che la loro luce non poteva fare in tempo a raggiungerci”; l’Universo doveva aver necessariamente avuto un’origine. “Oggi sappiamo che quest’origine è iniziata con il Big bang 13,8 miliardi di anni fa”. Tramite una serie di teorie, una su tutte la teoria della relatività di Einstein (1915), oggi si stima che nell’intero Universo siano presenti qualche centinaio di miliardi di galassie, che a loro volta contengono qualche centinaio di miliardi di stelle. Se è vero che l’uomo è fatto della stessa sostanza di cui sono fatte le stelle, ovvero gli atomi, è anche vero che solo il 5% della materia presente in tutto l’Universo è fatta di atomi; “stiamo cercando di capire da cosa è composto il restante 95%” dichiara il prof. Balbi.

Se l’Universo si è generato dal Big Bang e i pianeti più vicini al Sole, come Mercurio, Venere, la Terra e Marte si sono formati da temperature elevatissime perché più vicini al Sole, da dove è arrivata l’acqua presente su questi pianeti? “Una delle teorie è che le molecole dell’acqua siano state portate dalle comete” afferma l’ingegner Bruno Gardini. Dopo la missione della sonda Giotto, grazie alla quale è stata scoperta la presenza di amminoacidi sulla cometa Halley (foto a lato), formata dall’80% di acqua, “è nato un grande interesse degli scienziati verso le comete”. Si è quindi deciso di studiarle ancora più da vicino, provando ad atterare sulla loro superficie per analizzare l’acqua e gli amminoacidi presenti. “E’ stata quindi scelta la cometa 67 P, un corpo celeste con un periodo orbitale di 6 anni e mezzo, delle dimensioni di qualche chilometro e con un periodo di rotazione di 12 ore.

La sonda Rosetta è stata lanciata nello spazio nel 2004 ed il lander Philae si è staccato dalla sonda e poi posato sulla cometa il 12 novembre 2014. Alla missione Rosetta l’Italia ha dato un gran contributo, in termini industriali tramite l’integrazione, la verifica e il collaudo della sonda, progettando il sistema di comunicazione e il transponder di bordo, mentre la Selex Galileo ha assemblato e testato i pannelli fotovoltaici. Il 2 agosto 2014 Rosetta è arrivata vicino alla cometa ed ha scattato la prima foto che ha dimostrato, con altissimo grado di probabilià, che si tratta di una cometa doppia formata da due nuclei che si sono scontrati a bassa velocità e poi fusi insieme. “Purtroppo la missione non è andata a buon fine perché il sistema a gas che doveva schiacciare il lander sulla superficie della cometa non ha funzionato correttamente. – commenta Gardini – Il lander è così rimbalzato più volte atterrando su un fianco, rendendo quindi inutilizzabile la trivella che avrebbe dovuto penetrare il suolo della cometa”. Di conseguenza non è stato possibile controllare la quantità d’acqua né di amminoacidi. il rammarico dell’ingegner Gardini è acuito dal fatto che “al momento, purtroppo, non c’è alcun progetto di una missione simile in nessuna agenzia del mondo”.

 

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