Un’eccellenza del territorio: il Conservatorio di Alessandria
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Un’eccellenza del territorio: il Conservatorio di Alessandria

Abbiamo intervistato Roberto Livraghi, presidente del Conservatorio Vivaldi di Alessandria. Con lui abbiamo parlato di quanto sarebbe bello vivere di musica e di come si riesca a coniugare didattica e produzione in una realtà virtuosa che accoglie studenti da tutto il mondo

Abbiamo intervistato Roberto Livraghi, presidente del Conservatorio Vivaldi di Alessandria. Con lui abbiamo parlato di quanto sarebbe bello vivere di musica e di come si riesca a coniugare didattica e produzione in una realtà virtuosa che accoglie studenti da tutto il mondo

ALESSANDRIA – Tra le tante eccellenze di Alessandria ce n’è una che affonda le radici nel passato e, per una volta tanto, guarda, fortunatamente, al futuro. Stiamo parlando del Conservatorio Vivaldi, fiore all’occhiello della Provincia, sempre più impegnato e presente sulla scena locale e nazionale. Abbiamo intervistato il suo presidente, Roberto Livraghi, a dieci mesi dalla sua nomina.

Come è stato, questo primo periodo? 
Una positiva conferma. Dico conferma, e non scoperta, perché venivo da due anni di partecipazione nel nucleo di valutazione e non avevo alcun dubbio sul valore di questa eccellenza di casa nostra. In questi mesi, però, ho avuto modo di approfondire, di confrontarmi, con le altre realtà analoghe a livello italiano. Sono tornato dalla Conferenza dei Presidenti dei Conservatori con una piacevole constatazione: a livello nazionale ci troviamo in una reltà bella, vivace ed interessante e Alessandria si inserisce a pieno e in ottima luce tra i cinquantaquattro conservatori del nostro paese. 

Una realtà virtuosa, dunque…
Sì, e di livello, anche se spesso è poco conosciuto anche dagli alessandrini. Non tutti sanno, ad esempio, che nel nostro Conservatorio c’è un corso di alta formazione, equivalente all’Università. C’è la convinzione che il Vivaldi sia un luogo esclusivo per giovanissimi, ma in realtà spazia fino ad arrivare alla laurea e coinvolgendo, per qualità e quantità di ambiti, anche persone che arrivano da fuori, da altre regioni o addirittura dall’estero. A questo, poi, si unisce una particolarità affatto trascurabile…

Quale?
La capacità produttiva, che si unisce a quella didattica, per garantire agli studenti anche un banco di prova di quello che, speriamo, possa essere il loro futuro. In un anno sono circa cento gli eventi organizzati, tra festival e spettacoli. Un’occasione ghiotta, che permette alla città di godere di serate di alto livello, ai giovani – ma anche ai meno giovani – di approfondire la propria cultura musicale e agli studenti di mettersi alla prova. Il pubblico, del resto, sembra apprezzare. 

Ogni spettacolo è gratuito, ma c’è la possibilità di fare un’offerta. Qual è la risposta degli alessandrini?
Ottima. Lo scorso anno abbiamo raccolto denaro sufficiente per nove borse di studio e le entrate sono straordinarie e caratterizzate dall’affetto di un pubblico che si fida del Conservatorio. Del resto riteniamo anche che sia giusto che ci sia un contributo volontario e secondo le proprie possibilità da parte di chi, seguendoci, si diverte o si emoziona. Per questi giovani è un momento di formazione, certo, ma speriamo anche che sia un’opportunità per collaborare, per esibirsi. Sarà il loro futuro. Almeno, lo dovrebbe essere, se l’Italia fosse un paese capace di permettere ai suoi abitanti di lavorare e vivere di musica.

Cento eventi in un anno non sono pochi. 
“Le Stagioni del Vivaldi” raccolgono i grandi eventi della scuola. Abbiamo i Mercoledì del Conservatorio, il festival “Scatola Sonora”, l’introduzione alla musica per i più piccoli con “Entriamo nella Casa della Musica” e i Master Konzerte, grazie ai quali ospitiamo docenti famosi in tutto il mondo che concludono con un concerto il proprio lavoro. A questo si aggiungono le richieste, sempre più frequenti, delle produzioni più svariate: il Prefetto, ad esempio, ospita da anni, in occasione del 2 Giugno, il Conservatorio, che accompagna i festeggiamenti per la ricorrenza. Poi ci sono i club di servizio – Lions, Rotary… – di Alessandria e Provincia, che richiedono concerti e produzioni. E ultimamente anche le aziende hanno rivolto a noi la loro attenzione, ospitandoci in diverse serate. 

Una mole di lavoro non da sottovalutare, soprattutto considerato che, accanto alla produzione, c’è l’aspetto didattico. Come ci riuscite?
La richiesta della comunità coincide con il nostro desiderio di aprirci al territorio, di collaborare. Tutto questo è frutto di un’attività notevole, di un lavoro intenso e appassionato da parte del corpo docenti, formato da circa 83 insegnanti che spesso hanno un rapporto anche personale con gli allievi. La qualità della docenza è elevata e la direttrice, Angela Colombo, ed i suoi diretti collaboratori, danno un contributo fondamentale. La prima risorsa, a mio avviso, è proprio questa: la qualità e la passione dell’insegnamento, che si traduce in una ricchezza di formazioni musicali e di generi. 

Molti spettacoli forse troverebbero in un auditorium più grande, magari quello di un Teatro Comunale, ancora più seguito…
Un grande problema è l’impossibilità di avere, in un palazzo storico come quello in cui ci troviamo, un auditorium capiente. Per molti spettacoli un maggiore spazio sarebbe l’ideale e, in questo senso, guardo con molto favore la realizzazione di Suor Angelica nel cortile di palazzo Cuttica, in estate. Sono convinto – e lo ero già nel 2006/2007, quando da assessore proposi “Oltre il Giardino” festival nel cortile – che questo luogo sia un perfetto palcoscenico. A dieci anni da questa intuizione, mi trovo a non aver cambiato idea: certo, c’è l’incognita del brutto tempo e la certezza delle zanzare. Ma non bastano a farmi abbandonare la proposta. A mio avviso sono molti gli spettacoli che potrebbero attirare numerosi visitatori: penso a esibizioni di artisti famosi, ma anche al Concerto di Fine Anno. Per poter accogliere gli spettatori ci spostiamo così al cineteatro Alessandrino oppure, come è capitato a Natale, in una Cattedrale gremita, in cui si sono esibiti un’orchestra di 54 strumenti ed il coro di 65 voci bianche. 
Ci sono progetti, per l’estate?
Stiamo lavorando ad una collaborazione con Arena Derthona 2015: speriamo di vedere i giovani del conservatorio accanto a leggende della musica e ad artisti come Burt Bacharach, Bollani, Subsonica e Caparezza. Oltre ad essere un’occasione importante per i nostri studenti è anche simbolo di come il Conservatorio sia anche musica jazz e contemporanea, e non solo classica. 

Come si inserisce, in questo panorama, il liceo musicale, che sta per giungere alla fine del primo anno di attività? 
L’attenzione alla musica è fondamentale, vitale e giusta. Così come è giusto che si vada oltre al programma tradizionale, oltre allo storico “flauto delle elementari”, formando gli studenti ad un gusto musicale e del bello. L’insegnamento fuori dal Conservatorio è, in questo senso, da perseguire, con l’obiettivo di formare una cultura musicale. Non c’è alcuna concorrenza ma anzi, un forte spirito di collaborazione, con l’intento di far crescere il livello complessivo di una disciplina che, considerate le tradizioni, in Italia non si è sviluppata come avrebbe dovuto. Certo, noi speriamo sempre che i nostri studenti possano, un giorno, vivere di musica…

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