Lunga attesa per il ponte
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Agostino Pietrasanta  
7 Giugno 2015
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Lunga attesa per il ponte

Cerco, generalmente, di essere realista e frequentemente tendo al pessimismo. Tuttavia, lo confesso, alcuni mesi addietro, nel corso dell’anno passato, fuorviato da alcune notizie, mi sono abbandonato, colpevolmente, all’entusiasmo e, su queste colonne, ho previsto e mi sono augurato l’apertura del ponte Cittadella per le feste natalizie del 2015

Cerco, generalmente, di essere realista e frequentemente tendo al pessimismo. Tuttavia, lo confesso, alcuni mesi addietro, nel corso dell’anno passato, fuorviato da alcune notizie, mi sono abbandonato, colpevolmente, all’entusiasmo e, su queste colonne, ho previsto e mi sono augurato l’apertura del ponte Cittadella per le feste natalizie del 2015

OPINIONI – Cerco, generalmente, di essere realista e frequentemente tendo al pessimismo. Tuttavia, lo confesso, alcuni mesi addietro,  nel corso dell’anno passato, fuorviato da alcune notizie, mi sono abbandonato, colpevolmente, all’entusiasmo e, su queste colonne, ho previsto e mi sono augurato l’apertura del ponte cittadella per le feste natalizie del 2015; faccio ammenda e mi scuso coi miei pochi, ma affezionati lettori. Sembra ora che, superati gli inghippi del ritardo, i lavori imbocchino il viale del traguardo, ma io noi mi sbilancio: prendo solo atto di quanto i responsabili vanno dichiarando.
 

In ogni caso, ci troviamo a ragionare di una vicenda emblematica della complessità e della “ricchezza” fin troppo eccessiva della normativa di un Paese simpatico che usa della legge più per intralciare che non per favorire, le opere del “bene comune”.
 

Il ragionamento è molto semplice, nonostante il groviglio della sua applicazione. Il ponte, ormai abbattuto, era stato dichiarato per legge ed in conseguenza dell’alluvione del 1994 (qualcuno si ricorderà ancora del “piano stralcio”), non compatibile con la sicurezza della città perché assicurava la portata massima di passaggio della acque di 2800 metri cubi al secondo, mentre avrebbe dovuto assicurarne 4500, portata minima per evitare una situazione di pericolo, in caso di evento alluvionale. Conclusione: l’Amministrazione comunale, proprietaria del manufatto doveva intervenire anche con eventuale abbattimento, salvo tutte le responsabilità del caso. E tuttavia sul ponte era posto un vincolo della sovrintendenza delle “belle Arti”; conclusione: guai a chiunque lo avesse abbattuto con conseguenti e relative responsabilità del proprietario, cioè l’amministrazione comunale. Attorno alle due opzioni tra di loro evidentemente incompatibili, si affollavano i comitati del pro e del contro con varie minacce di denuncia, ovviamente all’Amministrazione comunale.
 

La manfrina portò avanti, con vari e diversi interventi e pareri sempre inconcludenti, e tutti nella puntuale osservanza della norma, per la quale, come spesso succede, “nessuno ha torto e nessuno ha ragione”; portò avanti, dicevo, la questione fino a che non si rischiò di brutto, con la piena del 2009; in quell’occasione per iniziativa, credo del Prefetto, i vari responsabili dovettero accordarsi e la sovrintendenza delle “belle Arti” fu obbligata a prendere atto che la sicurezza dei cittadini era un bene più prezioso di un manufatto (il ponte), sì vetusto, ma alla fine non paragonabile ad un dipinto del Caravaggio; non mi risulta che ne sia derivato atto formale di revoca del vincolo, ma c’era il verbale della riunione ed il verbale, ben lo sapete, non si discute: “scripta manent”.
 

Il resto lo ricordate benissimo anche voi: il ponte fu abbattuto e si dette inizio ai lavori per la costruzione di un nuovo ponte; tuttavia poiché siamo il popolo della democrazia e dunque della dialettica, la polemica trovò esca rinnovata: non più sull’abbattimento del ponte (cosa fatta, capo ha), ma sulla ragionevolezza di un nuovo manufatto, fin troppo costoso. Qualcuno (e credo a ragione) diceva che i fondi disponibili erano vincolati e dunque non disponibili per altri interventi; altri (e presumo a torto) asserivano che, a ben vedere, con una situazione di dissesto sarebbe stato meglio pensare ad urgenze più pressanti; né si curavano di affrontare la questione dei fondi vincolati.  E ciò che colpisce è la continuità della polemica, anche ora che sembra imboccato il viale del traguardo.
 

In questa situazione spiace sul serio che, eventi meteorologici, se non eccezionali, però inconsueti, abbiano ritardato, in occasione di alcune piene, i lavori sul letto del fiume dove una pista di supporto è stata persino abbattuta e poi ricostruita; ora quei lavori sono terminati e della pista non c’è più bisogno; e dunque ci si augura che, quanto ancora da fare, possa procedere con ragionevole speditezza. Possiamo allora, augurarci, questa volta sul serio, che, per Natale 2015 passeremo sul Meier? Se mi dovessi ancora sbagliare, vi assicuro, del ponte non parlerò mai più.

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