Bilancio 2014 del Comune di Alessandria: “Un risultato strategico”
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Renzo Penna - redazione@alessandrianews.it  
5 Giugno 2015
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Bilancio 2014 del Comune di Alessandria: “Un risultato strategico”

A due anni dal dissesto il Bilancio 2014 del Comune di Alessandria rispetta il “patto di stabilità” e segna il miglioramento economico e finanziario dell’Ente

A due anni dal dissesto il Bilancio 2014 del Comune di Alessandria rispetta il ?patto di stabilità? e segna il miglioramento economico e finanziario dell?Ente

 OPINIONI – Il Consiglio Comunale di Alessandria ha di recente approvato il Bilancio riferito all’anno 2014. Un rendiconto che presenta un positivo avanzo di gestione – in grado di riassorbire i disavanzi del 20012 e del 2013 – e registra una forte riduzione della spesa corrente, mentre quella del personale è ai suoi minimi storici. Un risultato che, oltre a segnare un significativo miglioramento economico e finanziario dell’Ente, ottiene il convinto parere favorevole del Collegio dei Revisori e, a soli due anni dal dissesto finanziario accertato dalla Corte dei Conti, riesce a rispettare i parametri rientrando nel “patto di stabilità”. Un fatto per nulla scontato anche solo pochi mesi fa e, oltretutto, ottenuto in presenza di forti tagli e riduzione dei trasferimenti da parte del Governo nei confronti degli Enti Locali che vede ben 800 Comuni – su un totale nazionale di 1800 – in gravi difficoltà nel chiudere i rispettivi bilanci.
Nel corso del dibattito parte dell’opposizione (Lega e Fratelli d’Italia), per evitare di confrontarsi sui contenuti e il merito del Rendiconto, ha scelto di polemizzare sul mancato rispetto dei tempi e delle procedure e ha deciso di abbandonare i lavori del Consiglio, mentre quella rimasta (Forza Italia e Udc) ha riproposto il tema sul “dissesto” che, a loro giudizio, avrebbe potuto essere evitato, e avanzato critiche a causa dell’aumentato indebitamento.

La dichiarazione del “dissesto”: obbligata, ma anche opportuna
Personalmente ritengo che, oltre ad essere obbligata per il risultato dei controlli effettuati dalla Corte dei Conti del Piemonte, la dichiarazione del dissesto finanziario del Comune sia stata anche opportuna. Un’assunzione di responsabilità da parte della politica che ha deciso di interrompere il progressivo indebitamento prodotto dalle ultime Amministrazioni comunali le quali, annualmente, incassavano 90/95 milioni di Euro e ne spendevano 115/120. Un comportamento poco responsabile che ha portato l’ultima – la Giunta Fabbio – a presentare e votare bilanci contraffatti, nonostante la censura dell’Organo di Revisione. E mentre le verifiche contabili hanno svelato una realtà fatta di mancati trasferimenti del Comune, per decine di milioni di Euro, nei confronti delle Società Partecipate. Un andazzo che stava, tra l’altro, conducendo al fallimento l’azienda dedita alla raccolta dei rifiuti, quella del trasporto pubblico, il Consorzio dei Servizi Socio-assistenziali e mettendo, addirittura, a rischio lo stesso andamento della Società che da anni fornisce l’acqua e il gas agli alessandrini. Il dissesto se ha comportato sacrifici per i cittadini con l’aumento delle tariffe e rigidi vincoli per l’Ente: impossibilità di attivare mutui e fare assunzioni, tempi stretti nel riportare in equilibrio i bilanci 2012/2013, ha, al contempo, permesso di ottenere significativi prestiti dallo Stato che hanno messo nelle condizioni l’OSL di liquidare in tempi relativamente brevi i crediti di aziende e fornitori e all’attuale Amministrazione di insinuarsi nel dissesto. L’ottenimento del prestito, se ha consentito di saldare una parte significativa dei crediti e immesso risorse nell’economia della città, ha certamente influito sull’aumento del debito. Ma non è stata l’unica causa. La “bolla immobiliare” esplosa nel corso della crisi economica, se ha pesantemente ridotto il valore delle case e causato l’impoverimento dei ceti medi, ha ridimensionato anche quello degli immobili del Comune. Certo una ricetta per tagliare il debito c’era ed è stata anche in diverse occasioni avanzata: licenziare alcune centinaia di dipendenti del Comune e delle Società Partecipate! Una scelta poco responsabile da parte di una Amministrazione pubblica in un territorio che registra i più alti livelli di disoccupazione nella Regione e dove trovare lavoro, per i giovani e per chi lo perde, è diventata un’impresa quasi impossibile. Il Sindaco e la maggioranza hanno responsabilmente deciso di non aggravare il contesto sociale della città e difeso, nel suo complesso, l’occupazione: favorendo la riduzione naturale dei dipendenti comunali, proponendo possibilità di mobilità volontaria (verso le dogane) e chiedendo in particolari situazioni – dipendenti del Teatro e Aspal – la disponibilità a ricoprire mansioni e lavori diversi o, nel caso della società Amiu, fallita e acquisita da Amag, definendo una riduzione degli elementi accessori delle retribuzioni. Un indirizzo che ha privilegiato il confronto e l’intesa con i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali, che ho sostenuto e condiviso.

Rispettato nel 2014 il “patto di stabilità”: un risultato importante, ma poco valorizzato
Essere riusciti a rispettare nel 2014 il “patto di stabilità” rappresenta per il Comune il conseguimento di un obiettivo strategico e l’apertura di una fase che, mantenendo sotto controllo la spesa e il costo dei servizi propri e delle Società Partecipate, può permettere all’Ente di operare non solo per il risanamento, ma per la ripresa, in diversi campi, dell’iniziativa amministrativa, puntando a riaffermare il ruolo dell’Ente Pubblico. E’ nuovamente consentita, infatti, l’attivazione di mutui per investimenti pubblici che potranno far superare i ritardi accumulati, ad esempio, nel campo della mobilità sostenibile e della riduzione controllata del traffico nelle zone più urbanizzate.
Un obiettivo e un risultato importante, il rispetto del “patto”, che però, sin qui, è stato poco considerato nel dibattito e nelle valutazioni, ai diversi livelli, della città. Una sottovalutazione preoccupante se la si mette in relazione con la convinzione sbagliata, ma molto presente, che sembra individuare nelle sole difficoltà dell’Amministrazione la causa prima del declino di Alessandria. Come se le classi dirigenti delle diverse attività economiche, finanziarie e produttive non avessero responsabilità nella secca perdita di capacità imprenditoriale e di occupazione che si è registrata negli ultimi decenni in questo territorio, per mancate scelte progettuali e di innovazione in settori manifatturieri e dei servizi, capaci di competere e sostituire prodotti e produzioni entrate in crisi. O quella politica non dovesse rispondere per il declassamento della città nei collegamenti ferroviari, sia per le merci che le persone, dopo che per anni la logistica è stata presentata come l’elemento strategico su cui puntare per lo sviluppo futuro dell’area. Un limite culturale che si riscontra, ad esempio, anche nella incapacità – salvo lodevoli eccezioni – a rapportarsi e ad utilizzare pienamente gli elementi di ricerca che la presenza dell’Università è in grado di offrire e apportare ai soggetti economici, sociali e amministrativi.

Una convinzione sbagliata e superficiale – quella che individua nella condizione del Comune l’elemento prevalente del declino della città – e che, oltretutto, avviene mentre agli Enti Locali vengono sensibilmente ridotte le risorse, imposto l’applicazione di un rigore deciso altrove e sono costretti a scelte difficili se non vogliono, come l’attuale maggioranza non vuole, ridimensionare i servizi e gli elementi fondamentali del welfare urbano (asili nido, scuole materne, assistenza persone svantaggiate, biblioteca civica, campo scuola di atletica,…). A tale proposito, non casualmente, l’avviata discussione sui “Beni Comuni”, nel richiedere e valorizzare il contributo volontario e il protagonismo dei cittadini a tutela della cosa pubblica, riaffermandone l’interesse, sottende il fatto che le Amministrazioni comunali non sono più in grado di rispondere e soddisfare tutte le esigenze. Un elemento in più di riflessione per chi, nei diversi ambiti, ricopre una qualche responsabilità.

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