“L’occupazione è sbagliata”. “Ma voi cosa fareste?”
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“L’occupazione è sbagliata”. “Ma voi cosa fareste?”

Prosegue l’occupazione in corso Acqui, così come già avvenuto negli appartamenti in via Brodolini. Noi siamo stati all’interno della palazzina per documentare quali sono le condizioni degli alloggi e come si stanno sistemando le famiglie. Che ne sarà invece di chi ha rispettato la legge?

Prosegue l?occupazione in corso Acqui, così come già avvenuto negli appartamenti in via Brodolini. Noi siamo stati all?interno della palazzina per documentare quali sono le condizioni degli alloggi e come si stanno sistemando le famiglie. Che ne sarà invece di chi ha rispettato la legge?

ALESSANDRIA – L’emergenza abitativa in città non è certo una novità. L’abbiamo documentata con decine di articoli, sottolineandone, per esempio, le brucianti contraddizioni, le drammatiche conseguenze, le storie di chi non ha più dove vivere, gli insopportabili sprechi. La crisi economica getta benzina sul fuoco, acuendo i problemi non solamente di chi ha perso il lavoro e non riesce più a pagare l’affitto, ma anche di quei piccoli proprietari che hanno disperatamente bisogno di rientrare in possesso del proprio appartamento, diventato un costo invece che una risorsa.

Il 24 maggio, dopo diversi appelli alle Istituzioni rimasti inascoltati, il Movimento per la Casa, come già avvenuto in via Brodolini circa 6 mesi fa (le famiglie là si trovano ancora all’interno degli alloggi occupati, che hanno continuato a sistemare), hanno preso possesso di una nuova palazzina, questa volta in corso Acqui 289, di proprietà della Provincia, aiutando a sistemarsi nei 12 alloggi disponibili altrettante famiglie, sia italiane che straniere, con minori, che con sfratti imminenti o già eseguiti non avevano più idea di dove andare a vivere. La reazione da parte del Comune è stata immediata, con un botta e risposta di comunicati che è andato avanti per un paio di giorni. Noi abbiamo deciso di recarci negli appartamenti occupati, per documentare quale sia lo stato degli alloggi (nell’articolo, e nella galleria fotografica allegata, sono disponibili alcune immagini del sopralluogo) e raccogliere le testimonianze tanto dei ragazzi del Movimento per la Casa quanto dei rappresentanti delle istituzioni, particolarmente contrariati da questa nuova occupazione.

Un tempismo sospetto
Al di là di tutte le condanne per un gesto che va contro la legge, a far infuriare l’assessore alle politiche sociali Mauro Cattaneo, e diversi operatori del tavolo sulle emergenze abitative, sono stati infatti i tempi dell’occupazione e il luogo scelto per attuarla: proprio l’ex caserma della Polizia stradale provinciale, palazzina che “era in procinto di essere affidata alla Comunità San Benedetto al Porto e alla Cooperativa Coompany& che l’avrebbero gestita per conto del tavolo sulle emergenze abitative – ha spiegato l’assessore Cattaneo – facendo in modo che trovassero lì riparo temporaneo le famiglie regolarmente iscritte alle liste Atc (trovandosi nelle prime posizioni), che hanno già ricevuto la lettera di imminente consegna di un alloggio popolare e con uno sfratto esecutivo già più volte rinviato (è giusto ricordare però come alcune di quelle lettere sono state inviate più di un anno fa, e da allora ancora la casa promessa non è stata ancora consegnata ndr).
Passare dalle due associazioni del terzo settore – ha sottolineato Cattaneo – che certo da questa situazione non hanno nulla da guadagnare ma che semmai avrebbero investito tempo e denaro per la collettività, avrebbe consentito l’affido degli alloggi in tempi rapidi, con la sperimentazione di processi di recupero degli spazi, che necessitano di interventi di manutenzione, da parte delle stesse famiglie che li avrebbero ottenuti in concessione. Con l’occupazione da parte della Rete per la Casa – conclude l’assessore – questa soluzione ci è al momento preclusa, senza contare che la via da noi individuata avrebbe garantito una rotazione fra le famiglie, perché mano a mano che l’Atc avrebbe consegnato le case, altri nuclei familiari avrebbero potuto trasferirsi negli alloggi qui individuati come soluzione temporanea”.

Effettivamente ci sono foto che provano alcuni sopralluoghi svolti nella palazzina di corso Acqui nelle scorse settimane da parte degli operatori del Tavolo per le Emergenze Abitative che dimostrano l’avvio di un iter per rendere operativa questa soluzione. 

Occupazione come unica via
Di tutt’altro avviso però sono gli attivisti del Movimento per la Casa, che hanno aiutato 12 famiglie a occupare quegli alloggi prima che il tavolo potesse eventualmente cominciare a disporne (e per questo all’interno delle istituzioni sarebbe già partita una “caccia alla talpa” che avrebbe informato i ragazzi ndr): “non eravamo a conoscenza di questa possibile destinazione – spiegano i rappresentanti della Rete per la Casa – ma poco cambia. Intanto è impensabile che i tempi raccontati dal Comune siano verosimili: all’interno degli alloggi ci sono ancora molti lavori da fare, alcuni di una certa importanza (buchi nel soffitto, tutti gli impianti caldaia, parti di pavimento sollevate, come testimoniano le foto della galleria allegata) e l’Amministrazione può consegnare alloggi solo quando sono perfettamente in ordine con tutti i permessi. Ci sarebbero ancora voluti mesi prima di una reale assegnazione alle famiglie. Se però il Tavolo ha deciso di utilizzare questa nuova strategia Palazzo Rosso non avrà problemi a individuare altri spazi: la città è piena di palazzi di banche, fondazioni e costruttori che sono vuoti da tempo e possono essere dati alle famiglie in difficoltà. La casa è un diritto di tutti. In più – aggiungono sempre gli attivisti del Movimento – quella delle graduatorie dell’Atc è una presa in giro: ci sono famiglie, fra quelle che ora si trovano qui, che sono state per due volte consecutive nelle liste regolari di assegnazione e non hanno ottenuto alcun alloggio. Ora non possono più ripresentarsi ed essere ammesse in graduatoria, perché si può partecipare al bando per le case popolari (che proprio in questi giorni verrà riaperto da Comune e Atc) solamente per due volte, che si ottenga o meno l’appartamento, pur avendone diritto. I tempi di attesa sono scandalosi e chi è disperato ha bisogno di un’abitazione subito. Le famiglie che sono qui non saranno tutte nei primi posti delle graduatorie, ma hanno il merito di lottare per i propri diritti, e questo a noi basta”.

Quello che è certo è però che almeno 12 famiglie in lista da mesi per l’assegnazione degli alloggi Atc, in grande ritardo nella consegna (anche per il debito importante che il Comune ha nei confronti dell’Agenzia Territoriale per la Casa), ora resteranno di colpo senza la soluzione a loro prospettata dalle istituzioni. E’ un danno grave, considerando che gli ultimi rinvii con i padroni di casa si erano ottenuti proprio grazie alla promessa dell’imminente trasferimento delle famiglie nella palazzina di corso Acqui, previsto secondo l’Amministrazione già da metà di giugno.

Che succederà adesso?
Dirimere la questione non sarà semplice, anche perché se appare evidente che violare la legge non può essere accettabile come soluzione, doversi confrontare con leggi e istituzioni che dimostrano di essere cronicamente inadeguati a trovare risposte concrete ai problemi delle famiglie non può essere ugualmente accettabile. Ci sono minori nelle famiglie che hanno occupato, e che avrebbero rischiato di rimanere senza casa, e ci sono anche nelle famiglie che adesso più che mai rischiano di essere sfrattate dai loro alloggi, dopo aver atteso con fiducia l’intervento promesso dallo Stato. Giudicare come ci si comporterebbe per garantire un tetto ai propri figli è difficile, e farlo se si è consapevoli che lo Stato ha poche risposte da offrire lo è ancor di più. Senza una revisione complessiva delle norme e delle procedure per gestire l’emergenza casa sarà impossibile risolvere i problemi strutturali che la crisi ci sbatte in faccia ogni giorno, con storie come questa.

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