Dal cubo di ghiaccio al cubo di terra: dalle trunere alle stampanti 3D
Case in terra cruda e stampanti 3D si uniscono per un mese all'insegna della sostenibilità e delle tradizioni, con un pizzico di tecnologia: al via "Costruire in Terra Cruda - Parte seconda"
Case in terra cruda e stampanti 3D si uniscono per un mese all'insegna della sostenibilità e delle tradizioni, con un pizzico di tecnologia: al via "Costruire in Terra Cruda - Parte seconda"
ALESSANDRIA – Tradizione e futuro, unite in un cubo di terra: stiamo parlando dell’iniziativa “Costruire in terra cruda”, che animerà la città per un mese, dal 4 giugno al 4 luglio. Una seconda fase che riparte dal successo dell’incontro dello scorso autunno e che intende dimostrare come il connubio tra le case in terra cruda, patrimonio della tradizione alessandrina, e le stampanti 3D, tra le più recenti novità in ambito di tecnologia, possano unirsi con l’obiettivo della sostenibilità, dell’innovazione e del rispetto dell’ambiente. “Abbiamo aderito di buon grado all’iniziativa – commenta Pier Angelo Taverna, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – perché la trunera, la tradizione, ci sta da sempre a cuore. Siamo convinti che il connubio con la tecnologia 3D renderà il processo altamente spettacolare e non possiamo che dirci soddisfatti dell’unione tra passato e futuro“.
Un mese di workshop, seminari ed iniziative per riscoprire e sostenere il costruire in terra cruda: il materiale da costruzione più antico del mondo che diventa oggi un elemento edilizio innovativo ed elemento distintivo degli “NZEB”, Net Zero Energy Building, ossia edifici a consumo energetico vicino allo zero. “L’alessandrino è la patria delle costruzioni in terra – spiega l’ingegner Marco Neri – e questo primo passaggio è un importante tassello verso una realizzazione più complessa e completa. Come amministrazione, siamo felici di aver partecipato”.
Massimo Moretti, ideatore di WASP e già vincitore dei Green Award 3D Printshow 2013, stamperà con una stampante 3D alta 6 metri il cubo di terra cruda, costituito da setti energeticamente idonei per un edificio passivo. La professoressa Daniela Bosia, del Politecnico di Torino, presterà invece il suo know-how per monitorare le prestazioni dell’elemento. L’obiettivo è calibrare e testare un nuovo componente edilizio: plasmato con la terra cruda secondo la tradizione del territorio alessandrino, realizzato con una delle tecnologie più all’avanguardia, la stampante 3D, e progettato in modo da soddisfare i requisiti di un edificio a zero emissioni e a zero energia, totalmente riciclabile. Unendo tradizione e innovazione, CasaClima vuole rispondere alle nuove esigenze del settore edilizio contemporaneo e locale, seguendo la direttiva 2010/31/UE con cui l’Unione Europea chiede ai professionisti e alle imprese di progettare e costruire solo edifici a energia quasi zero entro il 31 dicembre 2020. “Una vita ad alta efficienze energetica e con materiali locali – commenta Silvia Fasolo – per unire tecnologie nuove a realtà antiche, creando ambiti di ricerca per settori che possono fare la differenza. Una sfida, per noi, che speriamo possa rendere Alessandria il cuore della terra cruda per la stagione estiva: siamo convinti che osare, mettersi in gioco, con la collaborazione di realtà quali il Politecnico di Torino, possa davvero fare la differenza”.
