Sindacati compatti sul decreto pensioni: “il Governo apra al dialogo”
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Alessandro Francini  
23 Maggio 2015
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Sindacati compatti sul decreto pensioni: “il Governo apra al dialogo”

Venerdì 22 maggio, davanti alla Prefettura, presidio dei sindacati provinciali dei pensionati; al Governo Renzi si chiede più disponibilità al confronto. "Il rimborso del blocco alle perequazioni non può rimanere così esiguo e deciso senza la partecipazione delle rappresentanze"

Venerdì 22 maggio, davanti alla Prefettura, presidio dei sindacati provinciali dei pensionati; al Governo Renzi si chiede più disponibilità al confronto. "Il rimborso del blocco alle perequazioni non può rimanere così esiguo e deciso senza la partecipazione delle rappresentanze"

ALESSANDRIA – Ciò che chiedono i pensionati italiani, in questo caso alessandrini, è il dialogo tra lo Stato e le parti sociali. Un confronto che manca già dal 2011, ovvero dalla riforma delle pensioni attuata dal Governo Monti ed opera dell’allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero. Il 30 aprile scorso la Corte Costituzionale ha emanato una sentenza che stabilisce l’inconstituzionalità del blocco della perequazione (meccanismo che adegua l’importo pensionistico al costo della vita, n.d.r) delle pensioni superiori a tre volte il minimo – 1450 euro lordi – per gli anni 2012 e 2013, provvedimento attuato dalla Fornero in un’ottica di risparmio della spesa pubblica.

Lunedì 18 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ad un decreto legge che metterà a disposizione 2.180 milioni di euro per rimborsare, in parte, i pensionati colpiti dal blocco del 2011. Le modalità di erogazione dei rimborsi prevedono un bonus “una tantum” – il cosiddetto “bonus Poletti” – che verrà distribuito dal 1° agosto (750 euro a coloro che percepiscono 1700 lordi, per poi decrescere fino ai 278 per chi percepisce 2700 lordi) e le reindicizzazioni annue che verranno applicate a cadenza mensile nel 2016 (chi prende 1.700 euro lordi avrà una rivalutazione di 180 euro all’anno, per chi prende 2.200 euro sarà di 99 euro e per coloro che raggiungono i 2.700 euro di pensione sarà di 60 euro annui, cioè 5 euro al mese). I pensionati italiani, però, ritengono la restituzione annunciata dal Governo troppo risicata; basti pensare che, secondo alcune stime, l’impatto della sentenza sui conti pubblici ammonterebbe a circa 10 miliardi.

Oltre a pretendere il rispetto della sentenza della Consulta gli alessandrini iscritti ai sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl Alessandria-Asti e UilPensionati presenti alla manifestazione indetta nella mattinata di venerdì 22 davanti alla Prefettura di Alessandria, chiedono al Governo un confronto costruttivo per ridiscutere la ricostituzione dei reali importi delle pensioni e per riconsiderare una giusta redistribuzione degli arretrati a beneficio non soltanto dei pensionati ma anche dell’intero sistema di welfare.
“Noi non auspichiamo certamente un conflitto generazionale, noi vogliamo sia garantito prima di tutto il lavoro ai giovani, anche perché se non c’è lavoro per i giovani non ci sono risorse nemmeno per noi pensionati. – dichiara Daniele Malucelli (foto a lato), Segretario generale della Federazione Pensionati Cisl di Alessandria e Asti – In passato abbiamo dimostrato senso di responsabilità. Già nel 2007 abbiamo accettato un blocco della perequazione riservato alle pensioni otto volte superiore al minimo. Ma almeno in quel momento si è discusso, è stato aperto un tavolo delle trattative. Anche in questo caso vorremmo essere convocati”.

Uno dei punti cardine dei contenuti delle richieste dei sindacati è il riutilizzo oculato dell’intero ammontare derivato dal blocco; “se ci fosse un tavolo di trattativa si potrebbe discutere anche su come utilizzare gli arretrati maturati dal blocco delle perequazioni: per i giovani per fare in modo che le loro pensioni non siano la metà delle nostre? Per aiutare tutti quelli che sono fuori dal mercato del lavoro? Noi intendiamo muovere questa massa di denaro rimessa in campo dalla Consulta a favore dei soggetti più deboli” afferma Marino Boido, Segretario provinciale del Sindacato Pensionati Italiani Cgil.

Per ciò che riguarda la provincia di Alessandria i pensionati ai quali spetterà il “bonus Poletti” ad agosto e il ritocco annuale nel 2016 sono 23.184, ovvero il 14,4% del totale (161.155 unità). La stragrande maggioranza quindi non verrà toccata dal “rabbocco” previsto dal Governo, rimarranno esclusi i 112.742 (circa il 70%) alessandrini in età non più lavorativa sotto la soglia dei 1000 euro e i 2.075 (circa l’1,3%) che percepiscono assegni previdenziali superiori ai 3000 euro.

Secondo Malucelli uno dei tanti provvedimenti attuabili nel sistema di prestazione pensionistica potrbbe essere “la separazione degli assegni previdenziali diretti da quelli assistenziali. In provincia di Alessandria 147 mila sono le pensioni normali, ovvero di vecchiai, invalidità e superstiti, mentre 23.600 sono quelle di assegno sociale e invalidità civile; queste due tipologie di retribuzione dovrebbero essere separate, perché non è tutta previdenza, il welfare assistenziale dovrebbe essere a carico della fiscalità locale”. 

I pensionati, insomma, rivendicano il loro diritto di collaborare alla ricerca di soluzioni alternative e pretendono un riscontro da parte del Governo; “vogliamo riappropriarci del nostro ruolo di rappresentanza sociale per discutere sul serio ed essere presi in considerazione. – dichiara Boido di Spi-Cgil – Persino ai tempi dei vari governi Berlusconi c’era una parvenza di diaologo tra Stato e parti sociali, dal 2011 ad oggi nemmeno più quello”.

 

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