Il silenzio assordante di Carlo Maria Martini
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Alessandro Francini  
11 Maggio 2015
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Il silenzio assordante di Carlo Maria Martini

Lunedì 4 maggio nella sede dell'associazione Cultura e Sviluppo è stato presentato il libro di Don Damiano Modena “Carlo Maria Martini: il silenzio della parola”, opera che ripercorre gli ultimi anni di vita del cardinale. Alla serata ha partecipato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino

Lunedì 4 maggio nella sede dell'associazione Cultura e Sviluppo è stato presentato il libro di Don Damiano Modena ?Carlo Maria Martini: il silenzio della parola?, opera che ripercorre gli ultimi anni di vita del cardinale. Alla serata ha partecipato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino

ALESSANDRIA – Un libro sugli ultimi anni di vita, e di sofferenza, del Cardinale Carlo Maria Martini, scritto da chi lo ha accompagnato nel travagliato percorso segnato dal morbo di Parkinson. Il ricordo di Don Damiano Modena è profondo e toccante, accurata descrizione della sfaccettata personalità di un uomo di sapere sconfinato prima ancora che di Chiesa. Lunedì 4 maggio nella sala conferenze dell’associazione Cultura e Sviluppo è stato presentato il libro di Don Damiano Modena “Carlo Maria Martini: il silenzio della parola”, pubblicato nel 2013 (e già in ristampa) dalla “San Paolo Edizioni”. Alla serata ha partecipato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino, che con il Cardinale aveva intrattenuto intensi scambi di su temi legati alla bioetica.

Marco Ciani, memro dello staff del blog “Appunti alessandrini” ha fatto da moderatore del convegno introducendo le testimonianze di Don Damiano e di Marino. Ciani definisce il libro di Don Modena come “un libro che si presta a svariate riletture. Personalmente ne sono stato travolto. Si tratta di uno di quei testi che si assaporano velocemente ma che appena finiti lasciano la voglia di ricominciare a rileggerli da capo”. Il testo ha diverse ed intense chiavi di lettura; “è la storia degli ultimi quattro anni di un gigante del pensiero teologico, di un biblista ed esegeta tra i più esperti al mondo. E’ anche il racconto di un figlio spirituale, – continua Ciani – al quale viene chiesto di fare da accompagnatore verso la fine. Un testo che analizza il rapporto tra un uomo e la sua malattia, tra la propria fede e la Chiesa.” 

È poi lo stesso Don Damiano a spiegare il significato del titolo “il silenzio della parola” che, oltre alle naturali conseguenze del progredire della malattia che pregiudica l’utilizzo della voce, si riferisce anche al silenzio percepito da Martini nei confronti della parola del Signore; “alla fine della sua vita fatta di ricerca continua sui testi sacri il cardinale ha la percezione che la parola di Dio, che lui ha studiato e che conosce meglio di chiunque altro al mondo, non abbia più senso. Il silenzio della parola‘, quindi, è anche il dramma enorme di chi sente che la parola di Dio non gli dice più nulla”. Secondo don Damiano un peso significativo su questa sensazione lo hanno avuto anche gli scandali che hanno coinvolto il Vaticano in quel periodo. “Carlo Maria Martini è morto da profeta, perché se n’è andato senza avere visto ciò che aveva preannunciato, è tornato al Padre con un senso di fallimento interiore più totale. Questo ha reso ancora più grande la percezione dell’immagine che avevo di lui”.
Nel libro emerge chiaramente la fatica di chi assiste un malato che conserva la grande voglia di comunicare e di relazionarsi agli altri. “La fatica vera era quella di tentare di ammortizzare il dramma di dover cedere, ogni giorno di più, qualcosa alla malattia, di aiutarlo a far finta che questa pesante invalidità potesse essere in qualche modo compensata”.

“Ho conosciuto Carlo Maria Martini quando aveva da poco lasciato la carica di cardinale per ritirarsi a Gerusalemme; – spiega il sindaco di Roma Ignazio Marino – dopo aver gestito la diocesi più grande del mondo, quella di Milano, qualcosa era cambiato nella sua personalità. Diventava ogni anno sempre più tenero ed attento verso il prossimo, dimostrava grande tenerezza verso le emozioni degli altri”. Un uomo che, soprattutto negli ultimi anni di vita, si stava aprendo ad una visione sempre più laica della società e dei suoi cambiamenti; “il cardinale sapeva sempre interpretare al meglio la direzione che la Chiesa, in un determinato momento storico, avrebbe dovuto prendere, anticipando di fatto alcuni argomenti discussi oggi da Papa Francesco”, continua Marino. Un’apertura che dimostrava di avere anche su argomenti controversi come le terapie da adottare per i malati terminali e, in una certa misura, sull’eutanasia. Lui stesso voleva andarsene senza essere oggetto di terapie che considerava ormai inutili. Marino ricorda un dialogo sulla morte assistita, in cui il cardinale affermò che “la vita fisica è un valore che va rispettato e difeso, ma non è il valore assoluto. Non me la sentirei di condannare le persone che compiono un simile atto su richiesta di un ammalato e per puro gesto di altruismo”.

 

 

 

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