“Barocco ligure e piemontese”: collezioni private in mostra
La passione del collezionista unita alla ricerca e alla conoscenza sono i motori della mostra che la città di Alessandria offre al proprio pubblico: "Barocco ligure e piemontese - Opere scelte dalle collezioni private". La cornice sarà Palazzo Cuttica e aprirà giovedì 8 maggio fino al 26 luglio
La passione del collezionista unita alla ricerca e alla conoscenza sono i motori della mostra che la città di Alessandria offre al proprio pubblico: "Barocco ligure e piemontese - Opere scelte dalle collezioni private". La cornice sarà Palazzo Cuttica e aprirà giovedì 8 maggio fino al 26 luglio
Da alcune case private del territorio giungono per l’occasione una ventina di

La mostra è stata ideata da don Massimo Marasini, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e alla promozione del Comune. La curatrice dell’esposizione è la dottoressa Anna Orlando, che ormai da molti anni studia il Barocco e l’epoca a cavallo tra Seicento e Settecento. “Per me queste sono sempre occasioni di arricchimento – ha commentato la Orlando – Chi studia le opere si può considerare una collezionista virtuale, perchè di quello che si apprende ce ne si impossessa. Ma se poi non viene condiviso, si gode solo a metà”. Il collezionismo privato è il protagonista di questa mostra: “i collezionisti sono di diverse specie – ha proseguito la curatrice Anna Orlando – Quelli che hanno messo a disposizione del pubblico le loro opere sono quelli che recepiscono il messaggio che sottende questo evento, condividendo. Spero quindi che questa esposizione sia un piccolo tassello di un certo rilievo all’interno del programma artistico-culturale di questa città”.

Itinerario nel barocco ligure e piemontese, a cura di Anna Orlando.
Il primo artista a vedere la luce, tra quelli rappresentati, è Sinibaldo Scorza, figura emblematica per le liaisons liguri-piemontesi che la mostra intende sottolineare, perché nasce nel 1589 a Voltaggio, oggi in provincia di Alessandria ma allora parte del territorio della Repubblica di Genova, e poi attivo come miniatore e pittore sia in Liguria che in Piemonte. Vedete qui uno splendido Albero con grande pavone e altri uccelli che palesa le sua abilità di “animalista”, e un incantevole Paese nella campagna innevata, emblematico della sua serie di paesaggi ritratti nella magica sospensione che la sua pittura ci regala, tra il fiabesco e il reale.
Di due anni più giovane è Jan Roos, nato ad Anversa nel 1591, ma a Genova per molti anni, almeno dalla metà degli anni Dieci fino alla morte, avvenuta nella Superba nel 1638. E’ autore della splendida Natura morta con fiori e falena che, dietro l’apparente semplicità di una composizione di forte valenza decorativa, cela molto probabilmente tutta la complessità di simbologie sacre e moraleggianti.
Di un anno più giovane di Jan Roos, il concittadino anversano Cornelis de Wael, intraprende anch’egli il viaggio in Italia, come era consuetudine per i pittori fiamminghi che visitavano la Penisola per studiare l’arte antica dei grandi maestri. Qualcuno di loro, però, non faceva ritorno in patria, perché la fortuna riscossa dalla loro arte così nuova e diversa per i collezionisti italiani, li invitava a restare. Così accadde per Cornelis, in mostra con una piccola Scaramuccia, uno dei soggetti “di genere” a lui più congeniali.
Il terzo pittore nordico presente in mostra è Vincenzo Malò, allievo diretto di Pietro Paolo Rubens ad Anversa, ma anch’egli attivo con una propria bottega a Genova negli anni Venti e Trenta, dove peraltro si forma Anton Maria Vassallo. L’inedito Baccanale del Malò, recente acquisizione di un collezionista che è tra i prestatori della mostra, palesa la sua più tipica pittura, nata da una costola di Rubens.
Gli altri artisti di questa generazione presenti a Palazzo Cuttica sono Gioacchino Assereto, padre del migliore naturalismo della scuola pittorica genovese di primo Seicento, qui con un squisita tavoletta con Santa Caterina d’Alessandria, e Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, primo pittore propriamente barocco, che qui è presente con una tela realizzata in collaborazione con il figlio Giovanni Francesco.
Segue, per cronologia, l’intensa Salomè con la testa del Battista di Bartolomeo Biscaino, allievo di Valerio Castello, in confronto diretto con il bozzetto raffigurante Salomone che incensa gli idoli del piemontese Guglielmo Cairo, improntato sui fortunati prototipi realizzati dal Castello, ammirato non solo dagli allievi diretti come il Biscaino, ma anche da almeno un paio di generazioni dopo di lui. Non lontano per cronologia, e anche affine per squisite delicatezze di stesura e morbidi passaggi chiaroscurali, è la bella tela del milanese Montalto, Gesù Bambino e san Giovannino, emblematica dei contatti continui e vicendevoli tra le varie scuole pittoriche di queste tre regioni.
I decenni centrali del secolo vedono come protagonista Domenico Piola a Genova, qui con un Putto entro ghirlanda di frutti, quest’ultima realizzata dal suo cognato e stretto collaboratore Stefano Camogli, magistrale autore di nature morte di fiori o frutti. Altro collaboratore di Domenico è il figlio Paolo Gerolamo, in mostra con una Allegoria della Vittoria, testo pittorico che all’esuberanza della forma unisce la forza dell’allegoria in pieno spirito barocco.
Varie allegorie e temi bacchici con putti offrono al visitatore reciproci rimandi tematici e formali: si veda, oltre al citato Malò, anche il Baccanale di putti di Pietro Paolo Raggi, L’infanzia di Bacco di Domenico Parodi e la Coppia di putti con capretta e fiori di Gian Lorenzo Bertolotto, che tutti richiamano più o meno esplicitamente al tema della Lussuria. Questi pittori sono attivi tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento e illustrano lo stile del barocco maturo. Del Bertolotto è esposta anche una grande tela con Lot e le figlie, raffrontata all’Allegoria di Paolo Gerolamo Piola anche per sottolineare la matrice piolesca del suo stile.
Con Bartolomeo Guidobono, nativo di Savona nel 1654, ma attivo a lungo a Torino e in Piemonte, anche con il fratello Domenico, il visitatore potrà gustare la qualità del tardo barocco di un pittore che ne è interprete sublime, sia nel bel Presepe, tracciato con tocco veloce e leggero, sia nell’intensa Maddalena, la cui giovinezza è pura poesia.
L’itinerario della mostra chiude cronologicamente con in due bozzetti di Giovanni Antonio Cucchi, studi per due affreschi ancora oggi visibili poco lontano da Palazzo Cuttica, nel vicino Palazzo Ghilini, databili al 1745 circa. Con la loro cromia accesa e le loro pennellate fiere si chiude questo viaggio nell’eleganza, nell’intimità, nelle gioie e inquietudini di un’epoca speciale: il Barocco.