Ostello femminile: l’ultima salvezza prima della strada
Nel 2014 la struttura ha offerto circa 3600 pernottamenti a donne in difficoltà, in alcuni casi con figli minori. L'ostello ha risorse fino al 2016 e per allora servirà un piano progettuale ed economico capace di garantirne la continuità. L'alternativa per le donne che ne fanno uso sarebbe la strada, con tutti i pericoli che questa porta con sé
Nel 2014 la struttura ha offerto circa 3600 pernottamenti a donne in difficoltà, in alcuni casi con figli minori. L'ostello ha risorse fino al 2016 e per allora servirà un piano progettuale ed economico capace di garantirne la continuità. L'alternativa per le donne che ne fanno uso sarebbe la strada, con tutti i pericoli che questa porta con sé
ALESSANDRIA – Lungo il vialetto che porta all’Ostello femminile cresce una distesa di fiorellini, miracoli della natura che spuntano dall’erba in primavera, lottando per emergere. Potrebbe essere questa la metafora dell’Ostello gestito da Opere di Giustizia e Carità, l’organizzazione operativa della Caritas diocesana che, di concerto con i diversi soggetti che compongono il tavolo per le Emergenze abitative in città, consente a questa struttura di esistere. Fiori di campo con un profumo speciale che emergono fra il grigiore della pavimentazione e dei marciapiedi, simbolo di vita e di speranza anche laddove la battaglia si fa più dura.
La Commissione politiche sociali e sanitarie si è riunita ieri, giovedì 16 aprile, in via eccezionale proprio all’Ostello femminile, esempio di collaborazione fra più enti, nato con l’obiettivo di garantire una risposta per le donne che si trovano più in difficoltà, con la consapevolezza che ancora più che per gli uomini sia necessario sottrarre le donne al pernottamento in strada, lungo in cui spesso si finisce costrette ad accettare compromessi lesivi della dignità umana pur di sopravvivere.
La storia dell’Ostello
Inaugurata a novembre del 2013, la struttura, posta a pochi passi dal Pronto Soccorso, in un locale concesso con particolari agevolazioni dall’Asl, dispone di 8 stanze doppie, più 2 con l’aggiunta di un lettino per bambini e una che viene utilizzata dalle operatrici in servizi notturno. “Pensavamo che quella dell’accoglienza dei bambini sarebbe stata un’eccezionalità – spiega Marco Santi (nella foto), presidente di Opere di Giustizia e Carità – invece sempre più spesso 2 sole stanze finiscono per essere poche. Anzi, ci siamo trovati a ospitare mamma, nonna e figli insieme, mentre per il padre l’unica alternativa all’ostello maschile, quando è pieno, è rappresentata dall’auto o da un posto letto da qualche amico. L’emergenza abitativa in città è fortissima e ci troviamo in qualche caso a essere una soluzione momentanea per chi da un giorno all’altro si ritrova senza un tetto sopra la testa”.
Alla struttura si può accedere dalle 16 alle 8 del mattino dopo, si può fare merenda, cenare e fare colazione, usufruire di un servizio lavanderia, stirarsi le proprie cose. La struttura è gestita grazie a tre operatrici che sono state assunte e da 3 o 4 persone in tirocinio formativo. Nel corso del 2014 i pernottamenti sono stati in totale circa 3600, con un costo unitario per notte intorno ai 20 euro, cifra che si cercherà di abbassare ulteriormente in futuro, per garantire continuità nel tempo alla struttura.

“All’inizio la struttura, che è stata pensata per consentire una turnazione nei posti letto, più o meno ogni 15 giorni, ha accolto badanti in attesa di nuova occupazione – racconta Santi – ma con il tempo sono arrivate qui donne con multiproblematicità, e spesso con una problematica psichiatrica, tanto che per molte di loro l’alternativa allo stare qui è spesso il pronto soccorso”. Per questo un’equipe composta da operatori del Sert e del Centro di Salute Mentale si riunisce con periodicità almeno quindicinale per monitorare le necessità delle persone ospitate e il blocco della turnazione per alcune di esse, quando esistono specifici progetti su di loro.
D’inverno poi, quando scattano i 100 giorni dell’Emergenza Freddo, la turnazione si ferma del tutto e le donne possono restare fisse a dormire nella struttura.
I numeri del bilancio
Il bilancio annuale dell’Ostello è di circa 90 mila euro all’anno, ma riceve contributi da enti pubblici e associazioni private solamente per 65-70 mila euro circa. Il restante viene ogni anno elargito direttamente da Opere di Giustizia e Carità, grazie a raccolta fondi e liberalità da parte di alessandrini. Circa 7 mila euro arrivano dal Comune di Alessandria e altrettanti dalla Provincia, 8 mila li garantisce l’Asl, 20 mila il Cissaca, il resto è a carico delle fondazioni Social e Cassa di Risparmio di Alessandria, che hanno sottoscritto un piano di finanziamento triennale, e di alcune realtà associative o cooperative, come Coompany &, che copre i costi del servizio di lavanderia (anche dell’Ostello maschile), oppure Lions e Rotary che hanno fornito contributi per materassi e arredi, o l’associazione “Correre per” che ha donato la cucina. “Stando così le cose – ha spiegato ai commissari Marco Santi – il progetto ha risorse economiche sufficienti per andare avanti fino al 2016, sempre che i diversi soggetti che, a parte le fondazioni, sottoscrivono impegni di spesa annuali li rinnovino. Per allora dovremo essere riusciti a fare un progetto sostenibile per dare continuità all’Ostello”.
Il dissesto e la scelta del Comune
Prima del dissesto il Comune sosteneva le diverse attività della Caritas diocesana (Tavola Amica, ostelli di accoglienza, erogazione di sussidi economici, etc.) con 55 mila euro ogni anno. Dal 2012 però la cifra è scesa a 30 mila e “solamente grazie al coraggio dell’Amministrazione, che ha deciso di riservare questa cifra nonostante in teoria non fosse possibile. Sulla carta questi non sono infatti servizi essenziali per il Comune – ha ricordato Santi – e quindi la Corte dei Conti avrebbe potuto sanzionare Palazzo Rosso per questa scelta. Per fortuna così non è stato. Ricordo che qui da noi arrivano le persone che hanno seguito tutta una trafila di ricerca di solidarietà e aiuto che per una ragione o per un’altra non ha potuto dar loro risposte. Questa per molti è l’ultima chance, sebbene temporanea, per non finire letteralmente in mezzo a una strada. Ci auguriamo che superato il dissesto il Comune possa tornare a sostenere le attività della Caritas così come avveniva in precedenza”.