Cura e gestione dei beni comuni, “si ricomincia con un tassello in più”
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Cura e gestione dei beni comuni, “si ricomincia con un tassello in più”

Nel corso dell'incontro conclusivo di "Noi, Cittadini" è stato presentato il Regolamento per la cura e la gestione dei beni comuni urbani. Cattaneo: "Domani inizia un nuovo capitolo". Mattei: "Così la cittadinanza assume un ruolo paritario". Arena: "L'asse si sposta dalla delega alla fiducia"

Nel corso dell'incontro conclusivo di "Noi, Cittadini" è stato presentato il Regolamento per la cura e la gestione dei beni comuni urbani. Cattaneo: "Domani inizia un nuovo capitolo". Mattei: "Così la cittadinanza assume un ruolo paritario". Arena: "L'asse si sposta dalla delega alla fiducia"

SOCIETA’ – Si è conclusa ieri sera, martedì 14 aprile, nel salone dell’Associazione Cultura e Sviluppo, l’esperienza di “Noi, cittadini”, ciclo di incontri voluti e promossi dall’Assessorato alla Partecipazione del Comune di Alessandria. Una fine, è importante dirlo, che ha il sapore dell’inizio: è stato infatti presentato ufficialmente il “Regolamento per la cura e la gestione condivisa dei beni comuni urbani”, primo passo per quella che, a detta degli ospiti intervenuti nel corso della serata, sembrerebbe essere un importante tassello verso una visione completamente nuova e diversa del rapporto tra cittadini, amministrazione e, appunto, beni comuni.

“Domani inizia un nuovo capitolo – commenta l’assessore Mauro Cattaneo, nel presentare la serata – e la vera sfida, ora, è rendere lo strumento efficace, consegnarlo nelle mani della c

ittadinanza e sperare che il Comune di Alessandria sappia recepire il servizio e mettersi a disposizione di quanto proposto”. Anche Salvatore Rizzello, direttore Digspes dell’Università del Piemonte Orientale, concorda nel sottolineare l’importanza dell’iniziativa, cui l’Ateneo ha attivamente partecipato. “Non potevamo – spiega – rimanere sordi a questa richiesta, anche se ci sembrava difficoltosa: possiamo però dire di essere alla presenza di un regolamento ben elaborato, che si inserisce con armonia nel tessuto e che gode di uno sguardo lungimirante e ambizioso, realizzato in tempi rapidi. Del resto – aggiunge – per noi la conoscenza, il sapere, è un bene comune e siamo felici di poter interpretare il duplice ruolo di promotore e catalizzatore di nuove idee”. 

A spiegare, tecnicamente, il regolamento (di cui potete trovare un riassunto in questa galleria), è stata Roberta Lombardi, professoressa di Diritto Amministrativo dell’Università Avogadro. “Il progetto – racconta – nasce dal basso, da buone pratiche consolidate, cui si sono aggiunte le considerazioni raccolte dalla collettività. L’idea, insomma, era quella di creare un regolamento che non imbrigliasse le manifestazioni spontanee, che dettasse delle linee guida con un testo leggero e chiaro. I protagonisti, chiaramente, sono i cittadini attivi, coinvolti in un dialogo con l’Amministrazione all’insegna di una tutela dei beni comuni, cioè quelli che per natura e finalizzazione sono funzionali al perseguimento e soddisfacimento della collettività e della persona”. Il modo, spiega la docente, è del tutto nuovo e si basa su patti di collaborazione che si rifanno a valori alti e condivisi come la trasparenza, la fiducia, il confronto. A concludere, una autovalutazione dell’efficacia del regolamento stesso, al fine di valutare i risultati di un metodo così importante e innovativo. 

 
“Passi di questo genere – commenta Gregorio Arena, presidente di LabSus, Laboratorio per la Sussidiarietà – sono un rafforzamento della democrazia del nostro Paese. I cittadini, se vogliono, possono diventare attivi, partecipare: si tratta di un’idea innovativa che sposta l’asse dalla rappresentanza alla partecipazione, dalla delega alla fiducia, attraverso un semplice regolamento, che ben si adatta alle diverse esigenze storiche e sociali. Noi italiani – aggiunge – siamo la vera risorsa dell’Italia e la qualità della nostra vita sarà diversa, e migliore, se inizieremo a curare i beni comuni, di interesse generale, socializzando e prendendoci cura di ciò che è di tutti, fuori dalle logiche politiche“. In leggero disaccordo è Ugo Mattei, professore di Diritto Civile all’Università di Torino. 

“Quello dei beni comuni è un tema che si affronta, me ne rendo conto, in un contesto drammatico, nel quale gli enti locali hanno perso il ruolo di luogo di coesione per diventare meri applicatori di un’austerity decisa altrove. Per questo il discorso potrebbe essere – spiega – il modo in cui ci si oppone ad un disegno politico fatto di austerity, senza per questo incasellarsi nelle definizioni di destra e di sinistra. I nemici dei beni comuni stanno in entrambi gli schieramenti ed è importante ricordarsi di un discorso politico, fatto di conflitti e contraddizioni. La cittadinanza, però, assume un ruolo paritario, con le responsabilità e le proposte fatte su un piano di parità: allora ben vengano le proposte, le richieste anche da parte dell’Amministrazione, che chiede aiuto ai cittadini per stimolare la partecipazione. E del resto, chi opera per il bene del prossimo, della collettività, dovrebbe avere pari rispetto e dignità di chi persegue questi obiettivi dandosi alla politica“. Gli esempi avanzati da Mattei, vicesindaco di Chieri, sono molti e virtuosi: la biblioteca per gli strumenti per la cura dei beni comuni, gli stalli per i diversamente abili, ripitturati dai cittadini, la cura delle strade bianche. Ma anche un festival, previsto a luglio, che nasce con l’intento di far discutere, parlare, confrontare e conoscere le diverse realtà che, in tutta Italia, si impegnano in questo ambito. La strada, insomma, sembra lunga e densa di opportunità. “E da oggi – conclude l’assessore Cattaneo – si chiude un capitolo. Domani, si ricomincerà con un prezioso tassello in più”. 
 

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