Chi ha visto i miglioramenti informatici in Comune?
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Chi ha visto i miglioramenti informatici in Comune?

Dall’accordo con il Csi era atteso un effetto volano che però nessuno ha visto. Il servizio informatico dell’Ente continua a zoppicare e l’innovazione resta un miraggio. A tornare di moda è così sempre più il personale tecnico interno a Palazzo Rosso. E se il Comune “scappasse” dal Csi?

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ALESSANDRIA – L’innovazione informatica nei servizi per i cittadini, i commercianti e le imprese è negli ultimi anni un terreno fondamentale sul quale le diverse parti politiche sono chiamate a confrontarsi, e uno di quei parametri sui quali è possibile giudicare un’amministrazione. In un mondo fatto sempre più di servizi online, con soluzioni tecnologiche capaci di alleggerire l’impegno di tempo richiesto per compiere i tanti oneri burocratici che il nostro Paese richiede, la possibilità per un Comune di mettere online servizi efficienti ed efficaci per la popolazione è un elemento imprescindibile per un buon governo, e non più, come forse qualche generazione fa, qualcosa di molto “cool” ma tutto sommato dall’importanza accessoria.

Lo sa bene anche l’amministrazione di Palazzo Rosso guidata da Rita Rossa, che già nel suo programma di mandato prometteva “semplificazione amministrativa e digitalizzazione dell’attività dell’Ente, con l’impiego in larga scala delle tecnologie web-oriented”, con l’obiettivo ulteriore di adottare nuove tecnologie per costruire modelli decisionali che “consentano di consultare i diversi protagonisti del territorio, siano essi cittadini, realtà del volontariato, rappresentanti del mondo del privato sociale o imprese, per costruire scelte condivise”. Semplificazione amministrativa e partecipazione, dunque.

La storia però, almeno fino a oggi, racconta di risultati ben lontani da quegli obiettivi. Sul lato del coinvolgimento dei cittadini poco si è fatto oltre alla creazione della pagina Facebook ufficiale del sindaco, strumento più informativo (e di autopromozione politica) che non di consultazione dei cittadini.

Partner informatico del Comune, a partire dal 2013, è il Csi, consorzio per il sistema informativo nelle pubbliche amministrazioni con diversi clienti all’attivo, fra i quali anche il Comune di Torino, e la gestione di alcuni portali per l’erogazione diretta di servizi ai cittadini da parte di asl e comuni, come ad esempio Piemontefacile.

Dopo l’entusiasmo dimostrato in fase di sottoscrizione dell’accordo, oggi il livello di soddisfazione di Palazzo Rosso nei confronti del suo partner non è certo dei migliori. Lo stesso peraltro sta succedendo a Torino, dove pare che da più parti si stia pensando a un’eventuale “exit strategy” dai rapporti con il consorzio.

I dati parlano di un taglio degli investimenti da parte del Comune per l’ITC (Information and Communication Technology, vale a dire le tecnologie dell’informazione e della comunicazione), che rispetto a qualche anno fa sono stati praticamente dimezzati, grazie a un’opera di razionalizzazione e di riduzione dei costi, imposta dal dissesto, e anche all’attivazione della partnership con lo stesso Csi, che a parte una riduzione dei costi non ha però finora portato i benefici sperati.

Dal 2011 al 2012 gli impegni di spesa di Palazzo Rosso per il suo comparto informatico sono stati di circa 1 milione e 330 mila euro per anno. Nel 2013, anno di entrata in vigore dell’accordo con il Csi, le spese sono state ridotte a 735 mila euro (ma la spesa effettiva è stata di poco superiore agli 800 mila, di cui circa 384 mila versati ad Aspal e quasi 420 mila al Csi). Nel 2014 gli impegni di spesa sono ulteriormente calati, arrivando a 616 mila euro circa (interamente versati al Csi), di cui 585 mila previsti dalla convenzione e il rimanente (31 mila euro circa) fatturato come spese extra, cioè aggiuntive e non incluse nell’accordo del perimetro stipulato fra le parti. E’ bene ricordare come queste cifre però si riferiscano alle sole prestazioni di servizi per far funzionare il sistema e non a investimenti fatti sul lato informatico per dar vita a miglioramenti dei servizi rivolti agli utenti.

Nel 2013, la stipula del contratto con il Csi venne così salutata dall’allora assessore Matteo Ferraris: “Il supporto del CSI sarà per noi fondamentale per determinare una forte evoluzione dei processi guidati da un soggetto di grande esperienza. Il CSI è una realtà strutturata che serve Comuni diversi per entità e sviluppo territoriale. Il sostegno operativo che possono fornirci ci consentirà di trasformarci in una ‘metropoli informatica’, con servizi all’avanguardia come quelli di città come Torino per esempio, senza essere una metropoli come estensione geografica. CSI sarà, inoltre, partner tecnologico del gruppo di lavoro degli ‘Open Data’ che, proprio in questi giorni, sta mettendo a punto importanti collaborazioni con noti centri di innovazione in Italia. La sinergia fra i soggetti consentirà, dunque, un’accelerazione delle procedure verso l’innovazione e la trasparenza della PA”.

Ad oggi, però, di questa innovazione e dei “servizi all’avanguardia” non c’è sostanzialmente traccia. Qualche settimana fa l’assessore Falleti, a nostre precise domande su eventuali innovazioni portate dal Csi, e sul tanto promesso “effetto volano” per il nostro comune, aveva preferito glissare, scegliendo di non rispondere (e tirando un lungo sospiro ndr), mentre aveva colto l’occasione per sottolineare l’importanza del personale tecnico interno formatosi in Comune e rimasto a disposizione dell’Ente.

Lo stesso ex assessore Ferraris, interrogato oggi su quell’accordo, pare pronto a rivedere almeno in parte le proprie affermazioni entusiastiche di allora: “al tempo dell’accordo con il Csi il Comune si trovava in pieno dissesto – racconta – senza risorse economiche a disposizione e con la necessità di avere garantiti una serie di servizi fondamentali. Penso ai tanti server presenti nell’Ente (circa 80) da mettere in sicurezza e ad alcune necessità specifiche ma di altissima priorità, per esempio quelle legate all’anagrafe. C’erano software con la licenza in scadenza e nessun fondo per rinnovarle.
Trovare un accordo con il Csi in quella fase storica è stata la soluzione ideale perché l’unica in grado consentire un affidamento dei servizi senza procedere a una gara e senza dover investire soldi che non si avevano. E’ chiaro che la negoziazione in sede di trattativa non sia stata per nulla facile, specialmente per la volontà da parte del Csi di non voler acquisire il personale in esubero dopo il ridimensionamento del servizio informatico interno. Circa i servizi cosiddetti “fuori perimetro” sono conseguenza, da un lato, di attivitá di upgrading conseguenza di una necessaria modernizzazione nell’erogazione dei servizi, dall’altro, di atteggiamenti anacronistici: è chiaro che non può essere chiesto a un outsourcer di cambiare la cartuccia della stampante, pratica che precedentemente era normale. Si deve introdurre un cambiamento strutturale per passare da centinaia di stampanti ad una stampante di rete, ad esempio. Dopodichè l’informatica è strumento che serve per raggiungere uno scopo. L’ICT, nel pubblico come nel privato, supporta una “vision”: conoscere dove si vuole andare e perché, quali innovazioni organizzative per quali scopi istituzionali avrebbe dovuto essere il dibattito parallelo alle attività riorganizzative dell’Ente che non ho vissuto a seguito del termine della mia attività amministrativa. A me non stupisce che anche Torino ora pare voglia affrancarsi dal Csi – spiega Ferraris – : le polemiche su questa realtà non sono mai mancate, perché fa parte del grande meccanismo politico. Il punto è capire se esistono il margine e le capacità per costruire un sistema in grado di fare efficienza migliore di quello attuale. Oggi pensare all’efficienza è un prerequisito indispensabile per discutere di diritti, dei diritti dei cittadini, che spesso si vedono erogare servizi non all’altezza. L’informatica è uno strumento ed è il capitolo che, anche in futuro, costituirà una spesa in crescita per il sempre maggiore orientamento al digitale,  segno dei tempi. Se una pratica si può gestire tramite un’app perché si deve andare apposta in un ufficio? Non è detto che Csi sia il miglior soggetto per svolgere queste attività ed è bene metterlo in concorrenza. La loro dimensione, però, dovrebbe consentire economie di scala tali da renderlo comunque un interlocutore prioritario se non proprio privilegiato”.

Mauro Cattaneo, l’attuale assessore con la delega a smart city e innovazione tecnologica, gli fa eco, sottolineando non poche criticità allo stato attuale del rapporto: “La partnership con CSI ha preso via in una fase particolarmente drammatica della vita del Comune di Alessandria sia dal punto di vista economico-finanziario che da quello della tenuta della struttura tecnico-informatica. Il rapporto si è quindi rivelato essenziale nel garantire la continuità funzionale dei servizi e nell’introdurre alcune innovazioni. Nostra intenzione oggi è che il Comune passi a un ruolo maggiormente attivo e propositivo. Per un verso valorizzando una rete di competenze interne all’apparato del Comune che siano in grado di proporre un miglior utilizzo e una valorizzazione del ruolo e delle opportunità che CSI già fornisce, per un altro verso selezionando strumenti e servizi che CSI è già in grado di offrire e già fornisce in altre realtà territoriali per le nostre attività. Il rapporto con CSI può e deve passare dalla fase di emergenza a cui mi riferivo all’inizio a quella di una fattiva collaborazione che si basi sulla reciproca volontà di individuare scelte e soluzioni volte a migliorare i servizi della nostra comunità locale. Questo dipenderà sia dalla nostra capacità di analizzare e stimolare le attuali funzioni di CSI, sia dalla capacità di CSI di dimostrarsi soggetto in grado di proporre autentica innovazione sul nostro territorio”.

L’efficienza parte dalle persone, non dagli strumenti
Quel che è certo è che finora i tanto attesi servizi online direttamente a disposizione dei cittadini, come avviene in altri comuni, sostanzialmente non si sono visti. D’altronde, a un’amministrazione che ci ha messo anni a rivedere la propria macro e micro struttura (processo peraltro non ancora completato), chiedere rapidità nell’innovazione sembra essere una sfida fuori portata. Gli impegni della battaglia per sistemare i conti dopo la fase di dissesto sono però da considerare finalmente passati e gli alibi accettabili in passato non lo saranno più in futuro. Arriverà la tanto attesa innovazione nei servizi informatici a disposizione di imprese e cittadini? Si cominceranno a liberare davvero gli “open data”? La formazione dei dipendenti di Palazzo Rosso su questo fronte è appena iniziata. Vedremo quali risultati concreti saranno conseguiti da qui alla fine del mandato.
 
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