Esplosione Arkema: “il piano di sicurezza scaduto da 10 anni”
Cosa non ha funzionato durante e dopo l'incidente al serbatoio Arkema, nel polo chimico di Spinetta Marengo: ritardi e scarsa comunicazione all'esterno. L'azienda non sa ancora spiegare come sia potuto avvenire lo scoppio. I dati Arpa non rilevano valori particolari fuori norma, ma saranno fatti ulteriori accertamenti
Cosa non ha funzionato durante e dopo l'incidente al serbatoio Arkema, nel polo chimico di Spinetta Marengo: ritardi e scarsa comunicazione all'esterno. L'azienda non sa ancora spiegare come sia potuto avvenire lo scoppio. I dati Arpa non rilevano valori particolari fuori norma, ma saranno fatti ulteriori accertamenti
ALESSANDRIA – Quel che è accaduto la mattina di lunedì 30 marzo, all’interno del Polo Chimico di Spinetta Marengo, è ormai chiaro. Ma l’azienda Arkema non sa ancora spiegarsi come sia potuto accadere. E’ andata bene, tutto sommato. Poteva sicuramente andare peggio. Magra consolazione quando si scopre, come è accaduto ieri durante la seduta della commissione Ambiente del comune di Alessandria, che il piano di emergenza esterna è “scaduto” da circa dieci anni.
A provocare lo scoppio, ha riferito l’assessore Claudio Lombardi (i rappresentanti di Arkema non erano presenti alla riunione in commissione) sarebbe stato un “attrito meccanico” all’interno del serbatoio di dosaggio che contiene circa 90 chilogrammi di “dicumine in polvere” un “prodotto non tossico composta da carbonio, idrogeno ed ossigeno”. Il serbatoio sarebbe una sorta di “bunker”, è stato spiegato, chiuso su tre lati e “monitorato da remoto”, ossia senza presenza di personale. Resta da chiarire cosa abbia provocato l’attrito.
I vigili del fuoco di Alessandria, avvisati, ci hanno impiegato 30 minuti circa a raggiungere il Polo Chimico. “Il tempo previsto in caso di presenza di impianti ad alto rischio – fa presente però Franco Armosino della Cgil (presenti anche Bricola per la Uil e Marengo per la Cisl) – è di 20 minuti”.
Non è certo colpa o negligenza dei vigili, sottorganico e dislocati in un punto della città che deve fare i conti con la strozzatura dell’unico ponte sul fiume Bormida.
“C’è stata una finestra grigia, di circa mezz’ora, in cui i cittadini di Spinetta vedevano il fumo spigionarsi dallo stabilimento e non sapevano cosa fare, di cosa si trattasse. Occorre eliminare quella finestra”, ha detto Lombardi. Solo più tardi i vigili sono passati con gli altoparlanti a Castelceriolo, dove si è diretto il fumo, per avvertire la popolazione di “chiudere le finestre”. E se il fumo avesse contenuto sostanze tossiche cosa sarebbe accaduto?
Chi ha deciso che non andava attuato il piano di emergenza esterno e, anche qualora il piano fosse scattato, questo risulta scaduto dal 2005. Lo rileva in aula il consigliere del Movimento 5 Stelle Domenico Di Filippo, ma ne sono ben consapevoli l’amministrazione e i sindacati.
“E’ la Prefettura che si deve attivare”, dice Lombardi. Perchè non lo fa? 
“Diciamo che la fortuna ha voluto che non ci fossero almeno due morti, ossia gli addetti al controllo del serbatoio che, sebbene venga monitorato da remoto, viene controllato visivamente anche da lavoratori in carne ed ossa”, dice ancora Armosino. E sempre la fortuna ha evitato che il peggio si propagasse all’esterno dello stabilimento.
“E’ preoccupante la mancanza di comunicazione all’esterno del Polo. Non sono inoltre mai state fatte esercitazioni che coinvolgano la popolazione”, nota anche il consigliere di maggioranza Fabio Camillo.
Il consigliere Renzo Penna, e non è il solo, chiede che il consiglio comunale adotti una posizione forte da sottoporre al Prefetto “al quale spetta l’applicazione della legge Seveso”.
Lombardi, non solo come assessore ma anche come abitante di Spinetta, promette di non lasciare cadere la questione, partendo, ad esempio, da una serie di assemblee in Fraschetta per spiegare la situazione. Il nodo, però, resta quel piano di emergenza da rivedere ed aggiornare.
Intanto, i dati Arpa (consultabili qui), non indicano superamenti allarmanti di valori, grazie anche ad un vento forte che ha disperso in poco tempo i fumi. C’è una presenza di rame di poco superiore alla norma, che andrà chiarita. Oggi, venerdì, assicura il dirigente della Protezione Civile Cristina Sinelli, “si riunirà il gruppo di lavoro del Comitato Tecnico Regionale al quale seguiranno sopralluoghi per conto del Comune, al fine di avviare un’istruttoria tecnica”.