Teleriscaldamento? “Basterebbe coibentare i sottotetti”
Il dibattito attorno al progetto di teleriscaldamento che potrebbe interessare il Comune di Alessandria acquisisce nuovi elementi. L'ing. Paolo Tkalez, durante l'incontro organizzato venerdì 27 marzo dal Movimento 5 Stelle, ha illustrato i limiti della legge e delle politiche italiane in materia di servizi energetici, i criteri per la valutazione di efficienza, un caso di riqualificazione energica...
Il dibattito attorno al progetto di teleriscaldamento che potrebbe interessare il Comune di Alessandria acquisisce nuovi elementi. L'ing. Paolo Tkalez, durante l'incontro organizzato venerdì 27 marzo dal Movimento 5 Stelle, ha illustrato i limiti della legge e delle politiche italiane in materia di servizi energetici, i criteri per la valutazione di efficienza, un caso di riqualificazione energica...
ALESSANDRIA – “Non siamo contro il teleriscaldamento, ma riteniamo indispensabile che i cittadini abbiano le informazioni necessarie per poter decidere cosa fare”, questa la premessa degli esponenti del Movimento 5 Stelle che hanno organizzato l’incontro di venerdì 27 marzo. Un momento dedicato, dunque, ad aggiungere nuovi elementi al dibattito sul progetto di teleriscaldamento che potrebbe interessare il Comune di Alessandria e rispetto al quale l’opposizione aveva già esplicitato dubbi e “sospetti” nel corso della commissione consigliare di martedì 24 marzo.
Protagoniste le parole dell’ing. Paolo Tkalez, energetico, termotecnico e progettista, oltre che rappresentante di circoscrizione a Torino per il M5S.
Per le tutele per gli utenti c’è ancora da aspettare
L’aveva già anticipato Marcella Pavan, Dirigente Dipartimento per la Regolazione di Aeegsi, nel corso del convegno di sabato 21 marzo, e Paolo Tkalez lo ha ribadito: “Nel nostro Paese, l’assenza di una regolamentazione del settore non consente la dovuta protezione e informazione degli utenti, incoraggiando comportamenti opportunistici da parte dei fornitori del servizio”. Proprio per questo l’Agenzia Garante della concorrenza e del mercato aveva avviato, nel 2011, un’indagine conoscitiva sul settore teleriscaldamento (i cui risultati sono stati pubblicati il 7 marzo dello scorso anno e sono visualizzabili qui).
“L’esistenza di un significativo investimento infrastrutturale può, infatti, rendere la rete di teleriscaldamento che serve una certa area un monopolio naturale ed è quindi opportuno che si dibatta della necessità di regolare il settore considerando sia le attività di produzione, che di trasmissione, che di distribuzione e consumo, per tutelare l’utente finale”.
Ed è proprio per questo che il decreto legislativo 102/2014, all’articolo 10 comma 17, stabilisce che entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore dello stesso “l’Autorità per l’energia alettrica, il gas e il sistema idrico, (…) definisce gli standard di continuità, qualità e sicurezza (…) e i relativi sistemi di contabilizzazione (…), stabilisce i criteri per la determinazione delle tariffe (…) e le modalità per l’esercizio del diritto di scollegamento”. Sancendo, secondo Tkalez, un periodo di incertezza normativa ancora abbastanza lungo.

“Si tratta di due tubi di ferro in cui scorre acqua calda protetti da poliuretano – ha spiegato l’ingegnere – che necessitano anche di un certo tipo di manutenzione. Sarà necessario predisporre il sondino per trovare le perdite, occorreranno tutte le protezioni catodiche per ovviare i problemi legati a possibili correnti parassite. Senza contare che si tratta di ferro, non è un materiale che può stare sottoterra per 150 anni… dopo 30 o 40 anni inizierà il suo naturale deterioramento. Tutto questo costerà manutenzione, dopo trent’anni, dunque, sarà di nuovo necessario bucare le strade… Altro che “tecnologia all’avanguardia”!”.
L’incongruenza dei dati
Secondo Tkalez sono diversi i dati, evidenziati dall’amministrazione comunale all’atto dell’illustrazione del progetto preliminare per il teleriscaldamento, che “non tornano”.
“Il progetto preliminare è per un impianto con una potenzialità termica di circa 137 MW di cui 105 con caldaie e circa 33 in assetto cogenerato. Ma perchè 105 MW di caldaie? E poi qual è il costo del mantenimento in funzione della centrale? Chi paga questo costo? Dall’energia che viene prodotta, quanta viene realmente ceduta agli utenti al netto delle dispersioni di rete?”
Senza contare l’aspetto delle emissioni in atmosfera: “per effettuare lo studio sulle emissioni, in primo luogo, sono state prese a riferimento le emissioni delle vecchie caldaie presenti nei condomini invece che quelle di più innovative, in secondo luogo non sono stati resi noti dei dati attendibili. Ad esempio vengono dichiarate emissioni per le turbine di 19mg/Nm(3), per i motori di 45 mg/Nm(3), per le caldaie 80 mg/Nm(3) quando l’unità di misura dei fattori di emissione è g/GJ oppure g/kWh”.
Come inquinare meno e risparmiare? Ecco un esempio…
Con queste premesse, che fare dunque? La proposta dell’ingegnere – che ha portato l’esempio, con dati alla mano di un edificio costituito da 84 abitazioni civili a Torino – è quella di dedicarsi alla riqualificazione energetica. 
Alcuni interrogativi restano ancora in sospeso…
Perchè costruire la centrale in una zona agricola (cementificando, dunque, ex-novo), invece che adeguare uno spazio industriale?
Il numero delle nuove possibiltà di lavoro (“172 persone impegnate nei cantieri per circa 7 anni, a cui si uniranno 25 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato per la manutenzione degli impianti” aveva detto Marco Neri”) è calcolato al netto di coloro che perderanno o diminuiranno la loro possibilità di lavorare nell’installazione e manutenzione delle 700 centrali che saranno disattivate?
E mentre restiamo in attesa di conoscere quali saranne le prossime date di dibattito sul tema, gli esponenti alessandrini del Movimento 5 Stelle ricordano la loro disponibilità a portare nella prossima commissione o in consiglio comunale, le domande dei cittadini in merio al teleriscaldamento…




