Conflitto e violenza; cosa può bloccare quel braccio alzato?
Home
Alessandro Francini  
17 Marzo 2015
ore
00:00 Logo Newsguard

Conflitto e violenza; cosa può bloccare quel braccio alzato?

Con il criminologo Duccio Scatolero a "Cultura e Sviluppo" si è discusso delle conseguenze del conflitto e delle cause del gesto violento, manifesto di un malessere interiore covato per troppo tempo. Secondo Scatolero "il freno può arrivare dal nostro bagaglio di sentimenti, passioni ed emozioni"

Con il criminologo Duccio Scatolero a "Cultura e Sviluppo" si è discusso delle conseguenze del conflitto e delle cause del gesto violento, manifesto di un malessere interiore covato per troppo tempo. Secondo Scatolero "il freno può arrivare dal nostro bagaglio di sentimenti, passioni ed emozioni"

ALESSANDRIA – La cultura e la cura delle relazioni umane possono fermare un braccio alzato pronto a colpire, inceppare l’arma che può dare drammatico sfogo alle frustrazioni represse di ognuno di noi. Secondo il professor Duccio Scatolero, criminologo e Docente di Criminologia all’Università degli Studi di Torino ed autore del libro “Il braccio alzato – La violenza dell’uomo comune”, la maggior parte dei conflitti tra individui hanno origine da sorprendenti banalità e gli episodi di violenza sono il risultato di un profondo disagio interiore frutto di un prolungato isolamento emotivo e sociale.

Venerdì 13 marzo il prof. Scatolero è stato invitato in qualità di relatore per il quinto appuntamento del Progetto Genitori, organizzato dal Csva di Alessandria in collaborazione con l’associazione Cultura e Sviluppo. Il libro di Scatolero è un’opera “che attinge alle nostre esperienze quoridiane – sostiene Rosmina Raiteri dell’Istituto per la Cooperazione e lo Sviluppo di Alessandria, moderatrice dell’incontro – e che contiene una riserva preziosa di indicazioni concrete”.
L’inaudita violenza improvvisa, gli inattesi fenomeni distruttivi e delittuosi commessi dall’uomo comune; spesso tutto si liquida con la parola pazzia. “La maggior parte degli autori degli episodi di violenza non sono pazzi nel senso classico del termine – spiega il criminologo – ma persone comuni che ad un certo punto della loro esistenza si sono trovate a dover gestire un opprimente malessere, una situazione più grande di loro senza avere i mezzi necessari per contenerla ed evitare di venirne travolti”.

La mancanza di relazioni umane è l’humus che può dare vita alle azioni dell’uomo violento; ci sono individui che faticano ad accettare questa precaria condizione, come spiega Scatolero “ci sono uomini che non riescono a reggere l’impatto con questo tipo di distacco perché privi degli strumenti necessari; alla fine danno sfogo alle loro frustrazioni con atti di violenza”. Cosa succede nel momento in cui l’azione violenta viene portata a compimento? Quando il braccio sollevato si scaglia conto l’interlocutore causando conseguenze a volte irreparabili? Succede che gli occhi dell’altro non hanno più un senso e l’essere umano che abbiamo di fronte diventa un semplice oggetto indesiderato. “Per fare violenza a qualcuno – afferma l’autore – bisogna prima interiorizzare un processo di deumanizzazione dell’altro. Se non si materializza questo processo l’uomo non è in grado di fare del male, perché non è vero che la violenza è connaturata all’uomo”. Le persone deumanizzano in continuazione: l’impiegato allo sportello pubblico, il lavavetri al semaforo, il rom che chiede l’elemosina, spesso le persone si arrabbiamo ed assumono comportamenti aggressivi che sconfinano dalla normalità. Sempre meno presenze si incontrano nel quotidiano, perché la realtà virtuale e l’eccessiava automtizzazione stanno prendendo il sopravvento. “Nelle personalità più deboli alla lunga ciò produce esiti poco conosciuti – aggiunge Scatolero – Chi si trova immerso in condizioni complicate esaspera questo processo di depersonalizzazione del proprio interlocutore, spesso facendogli del male”. 

Tra le situazioni difficili che viviamo c’è il conflitto. Nelle situazioni relazionali abbiamo due persone che si trovano in un determinato ambiente e devono interpretarlo facendo i conti con il loro rapporto. “Le due percezioni – afferma il crimonologo – non sono necessariamente uguali e perciò tra i due soggetti deve generarsi uno scambio. Nel conflitto succede che lo scambio non va a buon fine, facendo perciò nascere lo scontro”. Scontri che possono insorgere da vere e proprie banalità. Quasi sempre, inoltre, chi è coinvolto in un conflitto ne viene assorbito completamente; in questo turbinìo di rancore rimangono travolti affetti ed amicizie e i momenti finali di queste guerre private in alcuni casi lasciano sul campo feriti o nei casi peggiori morti.
Una figura terza, neutrale alle controparti, e in grado di poter aiutare a i confliggenti a risolvere il litigio può essere una valida soluzione. “Purtroppo nella società odierna la figura del “terzo” è nel tempo scomparsa; se una volta nelle comunità contadine e rurali il “terzo” era quella il parroco, il medico o il farmacista, ora l’unica figura terza che abbiamo è il giudice, sovraccaricato però di responsabilità”.

Cosa può fermare, quindi, quel braccio pronto a colpire? Secondo Duccio Scatolero il freno può arrivare dal nostro bagaglio culturale di sensazioni, sentimenti, passioni ed emozioni; un bagaglio che nel momento dell’atto violento ridà un senso agli occhi dell’altro e ci fa capire che di fronte abbiamo una persona e non un oggetto. Anche la cultura, però, può rivestire un ruolo fondamentale; “se vogliamo meno violenza intorno a noi dobbiamo investire di più sulla cultura e sul nostro patrimonio culturale. Dobbiamo inoltre imparare a trovare le parole per parlare di violenza e di conflitto. Non bisogna fare cultura soltanto a scuola – conclude l’esperto – ma occorre farla penetrare nelle nostre vite di tutti i giorni; bisogna mettere nei luoghi di consumo quotidiano stimoli culturali e artistici più frequenti. La cultura “che ferma il braccio” la dobbiamo trovare per strada, per permetterle di riempire il nostro bagaglio culturale”.

 

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione