“Quando rispondono al telefono chiedono ancora se sono la segretaria”
Michela Nurisso, 27 anni, laureata con lode e master in azienda in scienze dei materiali: Eravamo due donne su trenta al corso. Sono stata fortunata, ma bisogna credere nel futuro, anche senza le certezze del posto fisso e del lavoro sotto casa. E ancora oggi quando rispondo al telefono credono che sia la segretaria...
Michela Nurisso, 27 anni, laureata con lode e master in azienda in scienze dei materiali: Eravamo due donne su trenta al corso. Sono stata fortunata, ma bisogna credere nel futuro, anche senza le certezze del posto fisso e del lavoro sotto casa. E ancora oggi quando rispondo al telefono credono che sia la segretaria...
ALESSANDRIA – Fortunata, lo ammette, ma forse soprattutto brava. Michela Nurisso è una giovane laureata di 27 anni, che dopo un master in una azienda alessandrina, la Guala Closure, è entrata nello staff di sviluppo e ricerca, con una assunzione a tempo indeterminato, arrivata nel pieno della crisi. Un esempio? Ognuno fa il suo percorso e, magari, quello di Michela è stato baciato davvero dalla fortuna. Ma se non può essere un esempio, che sia almeno uno spiraglio di speranza per chi, come lei è pronto “a scommettere sul proprio futuro”.“Sono nata in Val di Susa, in un paesino di montagna di 800 anime e ho studiato a Torino Scienze dei Materiali, indirizzo sperimentale in materie plastiche, che poi è stata la mia tesi finale – racconta – Non avevo ancora finito la tesi quando partecipai ad un bando promosso dall’Università di Torino, dalle aziende piemontesi e dalla regione Piemonte per un master post laurea. Inviai il mio curriculum ma non eravamo noi studenti a scegliere l’azienda, erano le aziende che sceglievano i partecipanti al master”.
Così, ancor prima della discussione delle tesi arriva la telefonata dall’azienda alessandrina Guala Closure. “Il 20 aprile mi sono laureata, con la votazione di 110 con lode, il 30 maggio ho iniziato il master in Guala. Il master prevedeva un’assunzione come alto apprendistato per due anni.”
“Sono stata fortunatissima, non lo nego. Università, master e assunzione, in piena crisi. Il master era in materiali per modelli matematici per la progettazione e produzione. Consisteva in lezioni teoriche, in università, affiancate al lavoro in azienda. Alla fine dei due anni di master abbiamo presentato un progetto. Diciamo che, in parte, ho giocato in casa. Ho ritrovato molti dei docenti con il quali avevo già sostenuto degli esami. E’ stato più impattante l’inizio del lavoro vero e proprio e il mio trasferimento da Susa a Torino, dopo il master. Ho escluso, per il momento, un trasferimento ad Alessandria, perchè Torino la conoscevo già”.
Nel maggio del 2014, al termine dei due anni di master, arriva infatti l’assunzione a tempo indeterminato.

“Sicuramente ci vuole grinta e voglia di scommettere sul proprio futuro e sul futuro in generale, senza le certezze che, forse, c’erano prima, il mito del posto fisso, del lavoro sotto casa.
Io mi immaginavo la mia vita non certo a casa, magari a Torino. Lavorare in una multinazionale è diverso, ti può capitare di andare all’estero in qualunque momento. Ed è bello, importante, è tutta esperienza ed arricchimento del proprio bagaglio personale. Un fattore che non deve mancare.
Non sapevo di preciso che lavoro avrei voluto fare all’interno dell’azienda e non lo so ancora di preciso, se ricoprire un ruolo tecnico, o gestionale. Lo scoprirò facendo, appunto, esperienza”.
Come ha maturato l’idea di frequentare un corso universitario in Scienze dei Materiali?
In effetti c’è forse poco interesse tra le ragazze alle materie scientifiche, come fisica, chimica, matematica. Forse per poca attitudine o per condizionamenti anche inconsapevoli. O perchè considerate troppo “maschili”. Io ero appassionata delle materie scientifiche, ma non avevo idea che scuola avrei scelto, sinceramente. Per me è stato illuminante un programma di Piero Angela sulle materie plastiche in cui svelava i “segreti” di quel che si cela dietro la materia, appunto.
Un fatto è certo, sono ancora pochissime le donne che hanno ruoli tecnici. Nel nostro gruppo di ricerca e sviluppo, formato da una ventina di persone, siamo solo tre donne. A dire il vero, era così anche nel mio corso di studi, in due su trenta.
Come si lavora da “tecnico” donna in un’azienda multinazionale?
Anche nelle aziende italiane c’è ancora la mentalità per cui la scienza e la tecnica siano prerogative maschili. A volte mi capita di rispondere al telefono ed essere scambiata per la segretaria, solo per il fatto di essere donna… Poco alla volta, forse le cose stanno cambiando anche qui. Parlo spesso con aziende estere e, oggettivamente, le donne sono presenti in tutti i settori.
Il nostro valore aggiunto è sicuramente la precisione, la nostra capacità di controllo dei processi è imbattibile. Se una donna riesce ad avere la giusta preparazione tecnica, unita alla volontà di aggiornarsi, e alle caratteristiche di precisione e controllo, non ha rivali.
E’ passata da poco la festa delle donne. Lei ha festeggiato l’8 marzo?
Si, con le amiche di sempre, che non riesco a vedere più così spesso. Ma l’ho festeggiata a mio modo, facendo una sciata in notturna.
L’ultima domanda è “d’obbligo” per quanto banale…Ha mai pensato ai figli e alla famiglia?
Certo, ma in questo momento non è una priorità. Mi alzo alle 5 del mattino e torno alla sera alle 8. Adoro i bambini, mia madre è insegnate, ho due nipoti meravigliosi. Questa estate sono stata a fare volontariato in Senegal in mezzo ai bambini, ma ora non sento la necessità di avere figli miei. Mi voglio giocare le carte che ho in mano ora. E poi, non so dove sarò tra un anno, ho metabolizzato l’idea di essere distante dalla casa d’origine, me ne creerò un’altra, quando sarà il momento.