Quale partner per la Borsalino?
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Quale partner per la Borsalino?

La storica azienda alessandrina vive un momento delicatissimo da un punto di vista finanziario, nonostante la produzione proceda senza sosta e il mercato dimostri di apprezzare ancora il cappello di alta qualità. Dai sindacati una speranza: "speriamo che alla fine venga scelto un partner industriale e non solamente finanziario"

La storica azienda alessandrina vive un momento delicatissimo da un punto di vista finanziario, nonostante la produzione proceda senza sosta e il mercato dimostri di apprezzare ancora il cappello di alta qualità. Dai sindacati una speranza: "speriamo che alla fine venga scelto un partner industriale e non solamente finanziario"

ALESSANDRIA –  Dai sindacati arriva la conferma che l’azienda sia alla ricerca del partner giusto per rialzare la testa nei confronti dei fornitori e preparare un possibile incremento della produzione. L’obiettivo è quello di salvare un’azienda sana dal punto di vista delle commesse, “perfino in aumento negli ultimi anni”, vanto del made in Italy e dell’export di qualità nel mondo, ma coinvolta, suo malgrado, in uno dei più pesanti crack finanziari della storia del nostro Paese. 

Fondata a metà del 1800 la storica azienda è stata oggetto nel tempo da diversi passaggi di proprietà, finendo in ultimo nelle mani di Marco Marenco, astigiano oggi introvabile (si mormora sia nascosto in Svizzera), che avrebbe lasciato un buco di più di 3 miliardi di euro distribuiti fra tutte le società controllate, fra le quali vi è anche la Borsalino

Maria Iennaco, Cgil, racconta: “siamo in contatto costante con l’azienda. Gli attuali amministratori stanno cercando un partner che possa portare in dote la liquidità necessaria per garantire stabilità all’impresa, che è ciò che in questo periodo serve di più. L’azienda non ha ancora presentato la richiesta di concordato preventivo e trovare il giusto socio sarebbe un passo fondamentale per deciderne il futuro. Poiché la Borsalino da un punto di vista industriale resta una realtà sana, con un mercato in espansione e tantissime commesse dall’estero, ci aspettiamo che anche le istituzioni facciano la loro parte dimostrando attenzione per questo patrimonio italiano e, ovviamente, per i suoi lavoratori. La nostra priorità oggi è che l’azienda non venga cannibalizzata e non finisca in mano a qualche speculatore finanziario. Ci sono diverse cordate che si stanno interessando alla Borsalino, sia italiane che straniere: le visite in azienda per osservare come avviene la produzione da parte di potenziali soci interessati non mancano, speriamo venga scelto alla fine un socio industriale che dia maggiore solidità al gruppo”. 

Sui possibili compratori gli amministratori per ora mantengono il massimo riserbo e le trattative procedono a fari spenti. 

Intanto l’azienda fa sapere che le questioni societarie non bloccheranno il trasferimento del Museo del Cappello al piano terra di Palazzo Borsalino (ormai a Expo concluso), in spazi migliori rispetto a quelli occupati attualmente al primo piano e in grado di offrire una vetrina di pregio per la mostra della storia del cappello più famoso al mondo. 

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