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Ultimo giorno a Palazzo del Monferrato per La comunità spaesata. Quattordio: la parabola di un paese industriale. A Palazzo Cuttica Per ardite luci, alla Biblioteca Civica La Grande Guerra. Immagini e pubblicazioni dalle collezioni civiche
Ultimo giorno a Palazzo del Monferrato per ?La comunità spaesata. Quattordio: la parabola di un paese industriale?. A Palazzo Cuttica ?Per ardite luci?, alla Biblioteca Civica ? La Grande Guerra. Immagini e pubblicazioni dalle collezioni civiche?
ALESSANDRIA – Domenica 15 marzo è l’ultimo giorno per visitare a Palazzo del Monferrato (via San Lorenzo 21) La comunità spaesata. Quattordio: la parabola di un paese industriale, 73 ritratti fotografici di Guido Borelli a cura di Francesca Liotta. Borelli, dopo dodici anni di insegnamento all’Università del Piemonte Orientale, è diventato professore associato di sociologia dell’ambiente e del territorio al Dipartimento di Pianificazione e Progettazione in Ambienti Complessi dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Da alcuni anni utilizza la pratica fotografica come complemento della ricerca sociale, in particolare attraverso i ritratti dei soggetti con i quali interagisce nel corso dei suoi lavori. La ricerca ruota intorno al paese di Quattordio, per gli addetti ai lavori capitale italiana del coating, uno dei luoghi più importanti nella produzione di prodotti per il rivestimento (vernici, cavi isolati, isolanti e molto altro). A Quattordio sono prodotte le vernici delle automobili della Fiat, così come il celebre ‘rosso Ferrari’ e le scie tricolori della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori. La storia industriale di questo paese inizia alla fine degli anni Venti, quando due geniali ingegneri nativi di quelle terre, Giuseppe Fracchia e Cesare Pettazzi, fondarono dal nulla quattro imprese che arrivarono a dare lavoro a circa tremila dipendenti. Oggi quell’epoca è definitivamente tramontata e il paese ha subito profondi cambiamenti, con ripercussioni economiche e sociali sulla comunità locale.
Con l’occhio attento del sociologo e la sensibilità del fotografo, Borelli ha realizzato 73 ritratti in bianco e nero di cittadini di Quattordio. Ci sono il vigile urbano, la maestra, i farmacisti, i bambini della scuola elementare del paese, il medico condotto, le sorelle del Bar Sport, il parroco e poi gli imprenditori e anche qualche cittadino illustre. Volti e storie che raccontano tutta la straordinarietà di ciò che comunemente chiamiamo “quotidianità”. Gli scatti sono stati realizzati dopo l’intervista in profondità ad alcuni dei soggetti fotografati e sono in mostra al Palazzo del Monferrato con ingresso libero (dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19).


I soggetti rientrano in quella produzione che cercava di ricondurre elementi della vita quotidiana, all’esperienza della guerra: la vita in trincea, i baraccamenti, i prigionieri, il trasporto dei feriti e delle artiglierie senza soffermarsi sugli aspetti più crudi per ovvi motivi di censura. In Italia il progetto di Marzocchi non ebbe la fortuna auspicata. Il fotografo-imprenditore per giustificare la propria impresa sostenne che era “per dare ai combattenti che ritornavano a casa e alle loro famiglie un ricordo vivo dei luoghi, delle scene e degli episodi di guerra”. Il governo Nitti lo scoraggiò sostenendo che “di guerra e di ricordi non si doveva più parlare”.