Ivaldi: “Alessandria? Allo sbando e indifferente. Serve un nuovo progetto”
Lex assessore della Giunta Rossa, Gianni Ivaldi, rilancia con la propria associazione un incontro pubblico il 30 marzo sugli spazi da valorizzare in città e coglie loccasione per fare il punto sui tanti problemi di Alessandria
L?ex assessore della Giunta Rossa, Gianni Ivaldi, rilancia con la propria associazione un incontro pubblico il 30 marzo sugli spazi da valorizzare in città e coglie l?occasione per fare il punto ?sui tanti problemi di Alessandria?
ALESSANDRIA – Da quando ha lasciato Palazzo Rosso, il 14 ottobre 2013, l’ex assessore Gianni Ivaldi non ha mai smesso di fare politica, tornando ad occuparsi di partecipazione dal punto di vista della società civile. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata, in vista del prossimo appuntamento organizzato dalla sua associazione Led, “laboratorio di energie per il domani”, programmato per il 30 marzo, sullo stato di salute della città, dal titolo: “gli spazi del benessere, idee per muoversi”.
Ivaldi, partiamo da questo ultimo anno e mezzo: oltre a tornare a lavorare (attualmente è direttore di un ufficio postale a Spinetta Marengo ndr) non ha smesso di fare politica, tramite la sua associazione Led…
Certo che no. Ho continuato a darmi da fare per la mia città, che amo: non serve essere a Palazzo Rosso per poter organizzare iniziative di sensibilizzazione sullo stato di salute di Alessandria, che a me sinceramente preoccupa molto.
Che cosa la preoccupa, in particolare?
Mi pare evidente che oggi più che mai manchino idee e pensieri ad ampio raggio sulle scelte strategiche che riguardano tutti noi: in una parola, manca un vero progetto di città. Quello che serve assolutamente, e che è compito di tutti i cittadini, non solo degli amministratori, è la necessità di alzare il livello complessivo del dibattito e delle riflessioni su Alessandria, fino a ripensare la nostra comunità. L’abbandono e il degrado nel quale versa il capoluogo è sotto lo sguardo di tutti: basta partire dalla stazione e andare verso il centro per incontrare il disastro che ci circonda. E certamente in periferia la situazione non è migliore.
Cosa andrebbe fatto?
Ci sono tante piccole azioni che si potrebbero mettere in atto da subito, che hanno sempre ispirato il mio approccio ai problemi anche quando ero assessore, e in molti casi non costerebbero neppure molto. Penso che l’unico modo efficace per combattere questa situazione diffusa sia quello di tornare a vivere la città, i suoi spazi, i luoghi d’incontro, il patrimonio pubblico. Bisogna puntare sulla cura del verde se si vuole ottenere sicurezza, perché dove ci sono le famiglie non ci saranno gli spacciatori. E non bisogna cedere al procedimento inverso: oggi ci sono luoghi malfamati nei quali le famiglie non si avventurano, e questo è insopportabile.

Assolutamente sì. In quell’occasione parleremo in particolare degli spazi pubblici dedicati allo sport e al movimento, perché anche questa è un’attenzione che in una città sana non può mancare. Penso ancora una volta ai giardini, che se gestiti diversamente potrebbero essere un ottimo posto dove fare footing, ma anche al campo scuola, al palazzetto dello sport, agli argini, al rapporto fra la città e i suoi fiumi. Intorno a noi ci sono tantissime realtà che hanno inventato percorsi specifici per animare spazi e attrarre turisti, proponendo magari percorsi cicloturistici e mettendo in rete tutte le risorse che un territorio può offrire. Sono solo alcuni esempi però, anche perché l’obiettivo degli incontri, e questo non è il primo che realizziamo, è prima di tutto quello di far discutere la cittadinanza e di raccogliere idee, non di proporre soluzioni preconfezionate. Io qualche idee ce l’ho, ma sono anche molto interessato ad ascoltare le diverse associazioni che prenderanno parte all’assemblea e anche i singoli cittadini. Gli incontri promossi da Led funzionano così: tutti possono dire la propria opinione offrendo il proprio pensiero, con 5 minuti a testa a disposizione. Un grazie speciale mi sento di farlo all’associazione fotografica “Passo dopo passo” che ci segue e aiuta a documentare con materiale fotografico quanto c’è oggi, facendo un’attività di documentazione storica.
Se questi interventi si possono realizzare in buona parte a costo zero, ed è soprattutto un problema di trovare le idee, perché tante soluzioni non sono state applicate già quando lei era assessore?
E’ chiaro che chi fa parte di un’associazione ha il compito di mettere in campo delle idee, mentre sta a chi governa la città dar seguito concreto a un progetto complessivo di città. Io ci ho sempre provato da assessore, dalle raccolte firme per i giardini pubblici al piano di sicurezza urbana, dal rapporto con gli amici della bici al lancio del wi-fi in centro. Penso anche al mio impegno per il canile, al lavoro svolto per rendere Alessandria una Smart City, al progetto che riguardava la polizia municipale. Ho lottato, litigato, dato il 100%. Purtroppo però certi risultati non si ottengono da soli ed è evidente che qualcosa ormai in città si sia rotto e andrà ricostruito partendo da zero.
Cosa?
“Insieme” è un bello slogan da campagna elettorale, ma poi bisogna essere capaci di dare continuità ai propri propositi. Quello che vedo adesso è una comunità che se non ritrova se stessa sarà irrimediabilmente senza futuro. E’ ovvio che se si pensa che il ponte Meier sarà la soluzione della città e la nostra economia verrà risollevata dall’Expò milanese non si possa andare lontano. Quando dico che è necessario alzare il livello e tornare a progettare davvero la città mi riferisco proprio a questo: mancano idee e capacità di coinvolgere tutti i soggetti per realizzarle.

Intanto per me adesso è importante sollecitare un dibattito autentico fra i cittadini e le associazioni che compongono la società di Alessandria, perché la città siamo tutti noi, e aggregare idee non è un processo banale. Io faccio politica vivendola dall’interno dai tempi del sindaco Francesca Calvo. Da allora c’è stata Mara Scagni, e poi Piercarlo Fabbio. In quegli anni i dibattiti in città erano caratterizzati da partigianeria: oggi invece avverto solo tanta indifferenza, e questo è ancor più grave. Far tornare ad appassionare le persone non è semplice ma è essenziale per portare avanti un’idea partecipata, solidale e sicura di città. Solamente se si vive davvero Alessandria come “cosa pubblica” e si accetta di partire dalle piccole cose si può sperare in risultati duraturi. Se a livello amministrativo c’è poi ora chi non è in grado di raccogliere questo sforzo della società civile, è un problema suo, non nostro.
Di recente è nato un nuovo gruppo, anche se formato da personaggi della vita politica alessandrina non proprio di primo pelo: “partecipazione democratica”. Potrebbe essere il soggetto giusto con il quale collaborare in vista delle prossime elezioni?
Sono stato al loro incontro sul Teleriscaldamento, più che altro con spirito curioso. Trovo positivo che si cerchi di smuovere un po’ le acque e di suscitare un dibattito su temi centrali in città. Se non si conoscono i problemi, se non si studiano e si approfondiscono, è impossibile poi essere in grado di deliberare in maniera coscienziosa. Cosa farò domani, in vista delle prossime elezioni, è ancora presto per dirlo. Certamente ho intenzione di continuare a occuparmi della mia città, e di farlo ripartendo dal basso e dalla partecipazione reale delle persone, che vanno coinvolte e ascoltate. Gli incontri con Led sono appuntamenti al servizio della città e spero siano il più partecipati possibile. Aspetto tutti lunedì 30 marzo, dalle ore 21, presso la circoscrizione Europista in via Wagner 38 (l’ex taglieria del pelo). Il resto, come detto, si vedrà.