Alessandria città universitaria? L’Avogadro c’è, basta crederci
Dalla possibilità di un nuovo corso di Letteratura all'ampliamento della sede con lo spostamento del museo Borsalino. A breve firmeremo la convenzione con il Comune e le Fondazioni Cassa di Risparmio di Alessandria e Torino. Il dialogo con le istituzioni non è mai mancato. Quel che frenano sono "inerzie e fraintendimenti"
Dalla possibilità di un nuovo corso di Letteratura all'ampliamento della sede con lo spostamento del museo Borsalino. ?A breve firmeremo la convenzione con il Comune e le Fondazioni Cassa di Risparmio di Alessandria e Torino. Il dialogo con le istituzioni non è mai mancato. Quel che frenano sono "inerzie e fraintendimenti"
ALESSANDRIA – La notizia dell’attivazione del corso di Lettere all’Amedeo Avogadro di Alessandria è stata la vera sorpresa dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Amedeo Avogadro. Anche se, al momento, è ancora un’ipotesi. “E’ una possibilità – dice il Rettore Cesare Emmanuel (nella foto)– Dobbiamo presentare entro marzo l’offerta formativa al Ministero e sarà poi il Consiglio di Amministrazione a dover approvare l’attivazione. Stiamo effettuando una valutazione dell’analisi dei costi. Io auspico che il corso possa essere attivato ma, al momento, non ho certezze”.
Lo “sdoppiamento” dei corsi nelle tre sedi dell’Università del Piemonte Orientale (Alessandria, Novara, Vercelli) resta, in ogni caso, “la nostra politica di sviluppo”.
“Come abbiamo fatto con il corso di biologia a Vercelli e chimica a Novara, ora ci sarebbe la possibilità che Lettere possa essere duplicata. In questo senso abbiamo raccolto la disponibilità dei docenti. E’ la nostra strategia per crescere sul territorio che ha bacini di domanda differenti”.
GLI SPAZI E LO SPOSTAMENTO DEL MUSEO
Si ripropone però la problematica degli spazi, storicamente carenti ad Alessandria? Secondo il Rettore, la problematica, al momento, è superata grazie all’accordo con il Comune, l’azienda Borsalino e le Fondazioni Cassa di Risparmio di Alessandria e Torino.
“Con la convenzione che andremo a firmare a breve – conferma Emmanuel – per lo spostamento a piano terreno del museo Borsalino la carenza di spazi dovrebbe essere superata”.
Il progetto è stato redatto da un gruppo di architetti scelti dall’azienda Borsalino. Il museo occuperà il piano terreno, con un ingresso indipendente e separato dall’Università. “Ci sarà anche uno spazio bar che potrà essere funzionale agli studenti. Credo che Alessandria avrà un museo di livello europeo”. L’Università ha “fatto la sua parte”, investendo circa 700 mila euro. Il resto lo hanno messo le Fondazioni.
“Ritengo che gli spazi diventano un problema quando ce ne è carenza. E, in questo momento, la soluzione individuata è funzionale alle nostre esigenze – puntualizza ancora il Rettore – Se, in futuro, si riveleranno insufficienti, occorrerà trovare altre soluzioni, questo è certo. Il problema, piuttosto, è quello di trovare soluzioni in tempi celeri e di adottare decisioni in tal senso. Ma, se c’è la buona volontà da parte di tutti, sono certo che una soluzione si riuscirà a trovare. Di immobili, anche nelle immediate vicinanze delle sede universitaria, ce ne sono. Piuttosto sono da evitare inerzie e fraintendimenti”.

“Non c’è mai stato uno stop nei rapporti con il comune su questo fronte. Il dialogo è sempre stato aperto così come la ricerca di possibilità – precisa il Rettore – C’è stato, piuttosto, il fatto che il Comune aveva previsto investimenti poi venuti meno. Non è un problema solo di Alessandria quello della carenza di fondi degli Enti locali. Certo, in Provincia la situazione si è aggravata a causa dello stato di dissesto. Ma le Fondazioni bancarie e la Borsalino hanno fatto la loro parte, e anche noi”.
Nella partita inizialmente c’era anche la Provincia. Ma la legge di riordino che le ha trasformate in enti di secondo grado, sottraendo loro fondi e competenze, ha messo in difficoltà anche le Università?
“La Provincia di Alessandria si è sfilata. Palazzo Ghilini, come le altre province, sono sempre stati tra i nostri referenti istituzionali. In questo momento la loro latitanza è innegabile. Ma forse è un fatto positivo che abbiano preso più spazio i comuni di maggiori dimensioni”.

Ad Alessandria si ha la sensazione che la città, in realtà, non riesca a credere fino in fondo al ruolo dell’università come motore di sviluppo. Avete anche voi questa percezione, Rettore?
“Francamente non ho mai capito se è davvero un fatto condiviso o meno. Io, in realtà, ho sempre trovato grande disponibilità nelle istituzioni con le quali ci siamo interfacciati. La Fondazione Cassa di Risparmio, solo per fare un esempio, è una delle più disponibili e generose nei nostri confronti. Quindi, non colgo quella demotivazione di cui, in effetti, sento parlare. C’è stato addirittura un momento in cui si era diffusa la convinzione che l’università del Piemonte Orientale potesse abbandonare la città. Così non è, e non è mai stato. Lo sviluppo sulle tre città è parte del nostro programma, ciascuna con le proprie caratteristiche e specialità. Credo che in questi anni sia stato ampiamente dimostrato l’interesse e l’impegno dell’Ateneo per la città di Alessandria ed anche l’impegno delle istituzioni alessandrine nei nostri confronti. Forse, sarebbe arrivato il momento di fugare una volta per tutte questi timori.
Fino a che le istituzioni crederanno nel ruolo dell’università sarà un vantaggio collettivo per tutti. Noi abbiamo bisogno di mantenere e di accrescere la nostra presenza nel territorio e, ripeto, Alessandria come le altre due città, sono un bacino importante e funzionale ad progetto complessivo”.
Il “sogno” di una cittadella universitaria, un campus, resterà tale?
In questo campo l’università non ha potere d’azione, non rientra nei suoi compiti. E’ la regione, attraverso l’Edisu, ente di diritto allo studio, a dover intervenire. Rilevo, però, che Alessandria ha una mensa universitaria. Quanto utilizzata non saprei. A Novara e Vercelli, per contro, ci sono residenze per studenti ma non una mensa.
I problemi sono i costi di locazione. Fino a quando i canoni saranno rapportati a quelli della città di Torino è evidente che le residenze per studenti non possono essere attrattive su altre città il cui costi sono mediamente inferiori. E’ un nodo che abbiamo già fatto presente e su cui stiamo lavorando per trovare soluzioni.
Ritengo, tuttavia, che le residenze per studenti in questo momento non sia una priorità. Se diventerà un problema, lo risolveremo.
Si era fatta strada l’idea di sviluppare corsi di formazione in amministrazione per i dipendenti pubblici, tenuti da docenti universitari. A che punto è il progetto?
Fa parte della cosiddetta alta formazione che resta uno dei nostri propositi. Se ci saranno le richieste da parte delle amministrazioni, siamo pronti a tenerli, come è stato fatto in passato ad esempio per le tematiche relative alle grandi opere e per lo sportello amianto. Oltre tutto il dipartimento di scienze è dotato di infrastrutture telematiche per lezioni in streaming. Noi siamo aperti ad ogni richiesta.