Rosa in testa: quando il manager è donna
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Rosa in testa: quando il manager è donna

Venerdì sera Cultura e Sviluppo ha ospitato il convegno "Rosa in testa, donne dirigenti che raccontano l’etica, gli equilibrismi e la speranza al femminile". Ospiti in sala quattro donne manager, che hanno raccontato la propria esperienza e acceso una speranza per il futuro. E alle nuove generazioni dicono "vietato aver paura di far fatica"

Venerdì sera Cultura e Sviluppo ha ospitato il convegno "Rosa in testa, donne dirigenti che raccontano l?etica, gli equilibrismi e la speranza al femminile". Ospiti in sala quattro donne manager, che hanno raccontato la propria esperienza e acceso una speranza per il futuro. E alle nuove generazioni dicono "vietato aver paura di far fatica"

SOCIETA’ – Essere donna, diceva la giornalista Oriana Fallaci, è “così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai“. Se questo è vero nella vita di tutti i giorni, quando le difficoltà quotidiane mettono alla prova ognuna, diventa ancora più evidente quando, per lavoro, si è donne in un mondo di uomini e si ricoprono incarichi dirigenziali, di prestigio e responsabilità: il coraggio, la tenacia, la preparazione e la passione sembrano essere, in questo caso, gli ingredienti fondamentali per saper resistere, per riuscire a farcela. 

Di donne, di equilibrismi e di speranze si è parlato lo scorso venerdì a Cultura e Sviluppo, nel corso del convegno “Rosa in Testa”, organizzato da Federmanager e da Minerva, realtà nata all’interno del gruppo per rappresentare e valorizzare le eccellenze femminili che ricoprono ruoli dirigenziali. Ospiti della serata, animata e condotta dalla storyteller Simonetta Pozzi, quattro donne ‘al top’, diverse per esperienze lavorative, unite nel riconoscere che, per farcela, bisogna aver tanto coraggio quanta passione. Debora Paglieri, presidente e amministratore di Paglieri Spa, Adele Rimoldi, ricercatrice al Cern di Ginevra e docente dell’Università di Pavia, Alice Pedrazzi, direttore dell’Ascom Alessandria e Anna Zattoni, direttore generale di Valore D, si sono così lasciate guidare in un percorso che ha attraversato il difficile campo dei codici etici per soffermarsi sugli equilibrismi quotidiani e per concludersi, ovviamente, con una speranza per il futuro.
 

A parlare, prima ancora delle ospiti, sono stati i numeri, presentati dalla rappresentante alessandrina di Minerva, Fulvia Bergamaschi: in Italia c’è una donna dirigente ogni sette uomini. Cifre che fanno pensare e che, nonostante si sia registrata negli ultimi anni una lieve crescita a favore del gentil sesso, soprattutto nella fase under 34, fanno capire quanto, oggi più che mai, sia importante parlare di mondo del lavoro al femminile. “I codici etici – spiega Anna Zattoni – sono spesso un’abitudine burocratica, che lascia il tempo che trova quando non è supportata da quell’approccio culturale e umano che fa la differenza”. “Gli esempio poco edificanti che si vedono quotidianamente – le fa eco Debora Paglieri – rendono l’etica nel business sempre meno comune. Forse le donne manager, da questo punto di vista, sono più attente degli uomini, avendo sperimentato sulla propria pelle il prezzo della discriminazione“. “Il mondo da cui vengo – ricorda Alice Pedrazzi – è quello dello sport. I valori, lì, sono a sè stanti e il codice etico dovrebbe essere, almeno negli ideali, qualcosa di scontato al pari dello spirito di squadra o della sana competizione. Peccato che però, sul campo, la parità di trattamento scompaia: una donna sportiva è una dilettante, un uomo è un professionista. Una donna non ha contributi, un uomo sì. Una donna affronta da sola, ad esempio, una maternità, e le difficoltà per ritornar sul campo dopo. Dalla mancanza di etica, però, può nascere una grande forza umana e personale”. 

Donne, manager, certo, ma anche mamme. Il prezzo lo si paga, hanno ricordato le ospiti, in equilibrismi e funambolismi, in automobili che diventano armadi, in mappe mentali di quel che c’è nel frigorifero e in sensi di colpa per aver fatto fatica, a volte, ad assolvere all’etica di madre. “Siamo multitasking e perfezioniste – commenta sorridendo Anna Zattoni – e spesso ci rifiutiamo di chiedere aiuto: saper delegare e decidere del proprio tempo è un’arte che si impara con gli anni, quando si capisce che non esserci, a volte, non rende meno professionali“. 

La speranza, per il futuro, è anche questa. “Mi auguro – racconta Adele Rimoldi – che la donna di domani non debba giustificarsi di nulla, che ami se stessa al punto di non usare il proprio aspetto come scorciatoia, che sappia tener fuori il rapporto con l’altro sesso dal mondo del lavoro”. “Ma che sia consapevole – continua Debora Paglieri – dell’importanza del sacrificio, dello studio, della passione e, perché no, del divertimento: sono sicura che le nostre speranze saranno realtà nei prossimi decenni, ma le nuove generazioni non devono dimenticare quali sono gli ingredienti per riuscire a farcela“. Alice Pedrazzi ricorda anche l’autoesclusione, che spesso porta le donne a diventare le peggiori nemiche di sé stesse: “non bisogna aver paura di far fatica, di affrontare sacrifici e di farsi male: è inevitabile ferirsi, nel tentativo di rompere quel soffitto di vetro che divide le donne manager dai colleghi uomini. I tagli si rimarginano, i successi arrivano. Del resto, il vero coraggio è fare le cose quando si ha paura”. 

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