Alessandria d’oro
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Alessandria d’oro

Nel 2013 più di un italiano su 4 ha portato qualcosa a vendere da un "compro oro", e Alessandria non fa eccezione. Noi li abbiamo testati in incognito fingendo di voler vendere alcuni oggetti. Fra irregolarità e differenze di prezzo anche molto importanti, ecco cosa abbiamo scoperto...

Nel 2013 più di un italiano su 4 ha portato qualcosa a vendere da un "compro oro", e Alessandria non fa eccezione. Noi li abbiamo testati in incognito fingendo di voler vendere alcuni oggetti. Fra irregolarità e differenze di prezzo anche molto importanti, ecco cosa abbiamo scoperto...

ALESSANDRIA – Secondo il Sole 24 Ore nel 2013 più di italiano su 4 si è rivolto ai “compro oro”, i negozi specializzati nell’acquisto dei beni usati degli italiano per fonderli o rivenderli. Un boom sorprendente che non può lasciare indifferenti, specialmente chi, come noi, si trova a un passo da Valenza, che resta una delle capitali mondiali del metallo prezioso, per quanto in crisi. 
Dalla seconda metà del 2013 però, complice un calo della quotazione dell’oro, il mercato si è contratto, “bruciando” il 40% del fatturato e facendo registrare numerose chiusure della attività, alla stessa velocità con cui erano state aperte. Chi è rimasto è sempre più invogliato a tentare acquisti per poter resistere, a volte ricorrendo a procedure non proprio corrette. 

Il settore dei “compro oro” è delicatissimo e rappresenta sicuramente un punto di osservazione interessante, spesso al centro di fatti di cronaca, sia per l’accusa di non fare le cose in regola, dando una mano a chi vive di furti e ricettazione, sia per essere esso stesso vittima di attività illegali, dai tentativi di frode alle vere e proprie rapine a mano armata.

AlessandriaNews.it ha condotto un’indagine per scoprire qual è la situazione in città. Chi vende ancora oro a questi negozi? Perché? Quali procedure sono corrette per eseguire la vendita in maniera onesta? Che prezzo viene offerto? Scopriamo insieme com’è andata… 

QUANTI SONO?
I compro oro in città restano almeno una ventina, nonostante nell’ultimo anno alcuni abbiamo chiuso i battenti, un po’ per la crisi della quotazione e un po’ perché gli alessandrini che avevano oro o argento da vendere ormai lo hanno in buona parte fatto. Quelli ancora aperti continuano a raccogliere e fondere beni e ricordi di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese o vuole mantenere un certo status di vita nonostante la crisi. 
A complicarne il monitoraggio, va sottolineato che attualmente non esiste un codice Ateco unico per questo genere di attività (le sigle che definiscono in categorie specifiche tutte le tipologie di imprese commerciali). 

 
CHI SI RIVOLGE A LORO
Tanti, alessandrini e stranieri, giovani e anziani. Escludendo chi tenta di piazzare lì oggetti ottenuti illegamente (da tempo si sta lavorando alla proposta di legge per un unico registro elettronico degli acquisti, direttamente consultabile dalle Forze dell’Ordine ndr), fenomeno che comunque esiste ma è marginale, l’oro viene venduto sia da chi non riesce ad arrivare alla fine del mese (denti compresi, purtroppo), sia da chi non vuole rinunciare alle solite vacanze in località esclusive o allo shopping di grido ma, colpito comunque dalla crisi, decide di eliminare le scorte di metallo prezioso per continuare a vivere seguendo il proprio tenore di vita. La terza categoria più frequente invece, trasversale alle condizioni economiche di partenza, riguarda chi si vuole disfare di un ricordo, perché finisce una storia, si interrompe un legame sentimentale, si vuole dimenticare di qualcuno. 

LA NOSTRA PROVA
Noi ne abbiamo visitati 6 (un campione più che rappresentativo), tutti la stessa mattina, per raccogliere dati il più possibile omogenei. Abbiamo portato loro alcuni gioielli d’oro, quelli tipici che si ricevono per i battesimi o che i nonni più fortunati ancora conservano in casa. Abbiamo proposto a tutti il medesimo insieme di bracciali e collane. La cifra più bassa che ci é stata offerta é stata di 929 euro, la più alta di 1360.


Il primo aspetto che colpisce é la grande differenza di prezzo, una variazione compresa fra un quarto e un terzo non é giustificabile, soprattutto se si considera che il prezzo dell’oro é fissato in maniera standard e a fare la differenza é solamente il margine di profitto che l’acquirente vuole realizzare. Insomma, qualcuno probabilmente ha provato a fregarci offrendoci un prezzo davvero troppo basso.

A supporto della nostra tesi si schiera anche il direttore nazionale di Federarofi, Stefano De Pascale, al quale abbiamo chiesto un parere come esperto del settore: “pare evidente che qualcuno abbia esagerato – commenta – anche se non bisogna sottovalutare l’impreparazione di alcuni neo commercianti. Con il boom del mercato qualche anno fa c’è chi ha aperto l’attività in fretta e furia, senza la dovuta conoscenza ed esperienza. Qualcuno farà il furbo, qualcun altro davvero non sarà stato in grado di capire il potenziale di alcuni oggetti. Fondere l’oro é solo una delle possibilità: un’altra é sistemarlo e rivenderlo alla gioiellerie perché lo possano offrire ai loro clienti come oro usato. In alcuni casi il guadagno può essere maggiore e giustificherebbe la differenza di prezzo”.
Un solo negoziante dei sei sondati ci ha in effetti prospettato la possibilità di rivendere l’oro alle gioiellerie, giustificando così un rilancio dell’offerta.

Quella dei rilanci rispetto al primo prezzo proposto é però stata (purtroppo) una costante riscontrata nella nostra inchiesta. Tranne un caso (nel quale il commerciante ci ha fatto un prezzo e da lì non si è spostato) negli altri negozi “compro oro” fra la prima e l’ultima offerta del compratore lo scarto é stato spesso di un paio di centinaia di euro (in qualche caso anche maggiore). 

“Anche di questo siamo purtroppo già al corrente – conferma il direttore De Pascale – e stiamo lavorando da tempo a una proposta di legge che regolamenti meglio il settore, rendendo obbligatori gli accorgimenti che oggi prendono solamente i più seri fra i venditori. Per ora il consiglio migliore che possiamo dare è quello di girare più di un negozio e di non fermarsi necessariamente alla prima offerta che vi viene rivolta”. 


Il risultato della pesatura del metallo prezioso che abbiamo portato ci è stato comunicato da 4 posti su 6, ma solamente in 2 la collocazione del monitor ci ha concesso di verificare chiaramente il risultato. Non abbiamo riscontrato grandi variazioni nei risultati ottenuti alla prova della bilancia, ma, altra nota dolente, in quasi nessun negozio era esposta chiaramente la quotazione dell’oro aggiornata a quel giorno. Ecco quale dovrebbe essere la procedura di una vendita realizzata a regola d’arte, verificata insieme al direttore De Pascale. 

1. Non andate in un solo posto. Girate più venditori, provate a trattare sul prezzo
2. Scegliete un negozio che mostri con chiarezza la quotazione dell’oro aggiornata
3. Ricordatevi che per pagamenti superiori ai 1000 euro non potrete essere pagati in contanti. Se il commerciante lo propone, sta violando la legge
4. Scegliete un venditore che pesi l’oro davanti a voi o comunque che vi fornisca un certificato con ciò che avete venduto, quale peso avesse e a quale quotazione è stato valutato

CURIOSITA’ E MITI DA SFATARE
Durante la nostra prova fra le promozioni che abbiamo incontrato c’è anche chi ci ha proposto il regalo di uno smartphone se avessimo concluso la trattativa, considerato che l’importo offerto per quasi tutti i negozianti superava i 1000 euro (cifra non casuale, se consideriamo che oltre i 999 euro il pagamento in contanti non può essere proposto). Quello del pagamento in contanti é un problema per il settore: se da un lato risponde a criteri di sicurezza per rendere più difficile la ricettazione e il pagamento in nero, dall’altro crea diffidenza soprattutto in stranieri e anziani, più abituati ad avere a che fare con denaro contante. Le problematiche legate ai pagamenti ci sono state sottolineate sia dal direttore De Pascale che dai commercianti stessi. 

Successivamente alla nostra prova siamo tornati in alcuni dei compro oro per fare alcune domande. Secondo l’esperienza di chi è presente in città ormai da molti anni, non è assolutamente vero che gli stranieri siano meno corretti degli italiani, anzi, parebbe semmai vero il contrario: chi è straniero ha meno problemi a mostrare i documenti quando richiesti e a fornire specifiche indicazioni sulla provenienza degli oggetti che desidera vendere. I più restii a lasciare i documenti sarebbero proprio gli alessandrini più anziani, preoccupati che dietro tutte queste richieste burocratiche si celi una qualche fregatura
 

Le nostre prove non finiscono ovviamente qui
Anzi, questo è solamente l’inizio. Quale sarà il prossimo settore ad essere testato in città? Continuate a leggerci e lo scoprirete presto…
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