Sono cattolico ma non sono mafioso
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Sono cattolico ma non sono mafioso

Dopo i drammatici eventi che hanno scolvolto la Francia abbiamo incontrato i Giovani Musulmani di Alessandria per raccontare l'assurda situazione di chi si vede costretto a prendere continuamente le distanze da episodi di violenza che nulla hanno a che vede con l'Islam, che è e resta una religione che professa la pace, come dimostrato dalla quasi totalità del miliardo e mezzo di credenti nel mondo

Dopo i drammatici eventi che hanno scolvolto la Francia abbiamo incontrato i Giovani Musulmani di Alessandria per raccontare l'assurda situazione di chi si vede costretto a prendere continuamente le distanze da episodi di violenza che nulla hanno a che vede con l'Islam, che è e resta una religione che professa la pace, come dimostrato dalla quasi totalità del miliardo e mezzo di credenti nel mondo

ALESSANDRIA – La radice della parola Islam è “Salām”, che vuol dire pace.

Eppure c’è chi utilizza in maniera strumentale la religione musulmana per giustificare le proprie azioni militari, omicidi che nulla hanno a che vedere con una dottrina religiosa ma perseguono finalità politiche e interessi economici, facendo leva sulla disperazione e l’ignoranza di chi non ha nulla da perdere e trova nel fondamentalismo una ragione di vita. I musulmani nel mondo sono almeno un miliardo e mezzo di persone e attendersi che prendano le distanze continuamente da gesti di violenza sarebbe un po’ come pretendere che ogni cattolico prenda le distanze dalle azioni di quei mafiosi che si professano ossessivamente religiosi e ritengono di compiere le proprie atrocità nel rispetto degli insegnamenti cristiani, riempiendo le proprie ville di immagini della Madonna e non saltando mai una messa (o come se ogni tifoso di una squadra di calcio si sentisse in dovere di dissociarsi pubblicamente dagli episodi di violenza ogni volta che qualche teppista utilizza lo stadio per sfogare le proprie frustrazioni o coltivare i propri interessi criminali).

Nonostante questa doverosa premessa, i Giovani Musulmani di Alessandria, sentono il dovere di ribadire l’assoluto travisamento del messaggio che rischia di passare su alcuni media, ad opera di giornalisti o “sedicenti esperti” che distorcono completamente il messaggio del Corano, “dimostrando di non conoscerlo o limitandosi a citarne alcuni versetti estraniandoli completamente dal loro contesto”.

“Abbiamo scelto di prendere la parola – ci spiega Hajar, portavoce del gruppo – perché molti in questi giorni ci hanno chiesto di far sentire la nostra voce, e rimanere in silenzio potrebbe essere interpretato da qualcuno come un tacito assenso per quanto capitato, ma così assolutamente non è”.

Cosa è successo il giorno degli attentati nella vostra comunità? Temete che il clima in città possa peggiorare nei vostri confronti?
E’ stata la prima volta in tanti anni che ho visto piangere mia madre – racconta Hajar – ed è stato un trauma per tutti. Ritengo che le vignette pubblicate siano realmente offensive per la nostra religione, ma a una vignetta si risponde con una presa di posizione pubblica e non certo con l’utilizzo delle armi. Da allora ovviamente non abbiamo fatto altro che cercare di spiegare quali siano in realtà i valori dell’Islam e quanto questa sia una religione basata sulla pace e sull’amore.
Nei prossimi giorni i nostri professori ci hanno chiesto di prendere parte ad alcuni dibattiti a scuola per spiegare la situazione ai nostri compagni. Chi non conosce direttamente persone musulmane capisco possa avere paura di un velo, perché ciò che è diverso sveglia in noi sempre insicurezze e pregiudizi, ma la nostra speranza è che ci sia lo spazio in città per spiegare come stanno realmente le cose, organizzando presto un incontro pubblico nel quale si possa raccontare con precisione quale sia il reale messaggio del Corano e quanto sia distante da ogni forma di violenza. E’ importante in momenti come questi non solo parlare di persone musulmane ma farlo con persone musulmane, conoscendole.
Più che per chi vive qui siamo preoccupati per chi si trova in Francia: abbiamo amiche che in questi giorni hanno paura di uscire di casa, solamente perché desiderano indossare il velo.

Il termine Jihad come esempio di ignoranza
La stessa parola Jihad, che viene utilizzata ormai come sinonimo di guerra santa – ci racconta Iman, sempre del Gruppo dei Giovani Musulmani – è in realtà un’espressione che significa prima di tutto “sforzo interiore”, da intendersi come lotta personale contro le proprie pulsioni negative e la tentazione di commettere un peccato. La Jihad viene indicata dagli studiosi in ambito militare come lotta difensiva contro un aggressore, che nulla ha di offensivo e che al giorno d’oggi non avrebbe ragioni per essere applicata. Il travisamento del vero significato del termine è così radicale che ormai in televisione non si parla d’altro che di Jihad, ma la Jihad la compie chiunque al mattino decida, per esempio, di recarsi al lavoro e di impegnarsi al massimo per svolgere al meglio il proprio impiego invece di rimanere a casa a poltrire sotto le coperte.

Qual è il limite alla satira?
In questi giorni, stimolati anche da molti dibattiti nati in rete, ci siamo interrogati se ci sia un limite da imporre alla satira, e quale eventualmente sia. Posto che nessuna vignetta possa mai giustificare azioni violente, ci sembra interessante proporre la distinzione fra ciò che si è e le opinioni che si hanno. Non può essere oggetto di satira ciò che siamo e che non scegliamo, come per esempio il colore della nostra pelle o il nostro orientamento sessuale, perché si tratterebbe di una critica rivolta direttamente alla persona in quanto tale. Al contrario, ciò che riguarda quello che una persona pensa, per quanto intimo sia, dalla propria fede religiosa a quella calcistica, dalle preferenze politiche a quelle musicali, può essere oggetto di critica e di satira, a patto che questa sia davvero satira e non sfoci in forme gratuite di offesa. Spesso si utilizza il termine satira in maniera impropria, piegando uno strumento nobile (nato per colpire i potenti) ai più beceri fini.
 
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