A “Cultura e Sviluppo” un dibattito su origini e contraddizioni del fondamentalismo religioso
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Alessandro Francini  
12 Gennaio 2015
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A “Cultura e Sviluppo” un dibattito su origini e contraddizioni del fondamentalismo religioso

Presso la sede dell'associazione culturale alessandrina Lucio Caracciolo, direttore della rivista "Limes", e il professor Alessandro Barbero hanno parlato delle origini del fondamentalismo relgioso. "Per capire qualcosa sul terrorismo islamico occorre tenere presente che i conflitti di potere contano più della religione" ha dichiarato Caracciolo.

Presso la sede dell'associazione culturale alessandrina Lucio Caracciolo, direttore della rivista "Limes", e il professor Alessandro Barbero hanno parlato delle origini del fondamentalismo relgioso. "Per capire qualcosa sul terrorismo islamico occorre tenere presente che i conflitti di potere contano più della religione" ha dichiarato Caracciolo.

ALESSANDRIA – Jihad, Charlie Hebdo, Allah Akbar, Je suis Charlie, Guerra santa, Stato islamico. Nomi ed espressioni che risuonano continuamente in questi giorni. In momenti così drammatici e complessi l’unico modo per evitare di cadere in conclusioni quantomeno grossolane o addirittura qualunquiste è quello di fermarsi un attimo e documentarsi. Cercare di capire qualcosa in più rispetto ai contorni storico-religiosi e geopolitici dei drammatici fatti di Parigi. Per farlo nella maniera più costruttiva è necessario partire dalle origini, da quando tutto è cominciato. Questo per tentare di comprendere le dinamiche, non solo religiose, che alimentano questo clima di tensione e terrore che si sta diffondendo in tutta Europa.

Il caso ha voluto che la serata sul fondamentalismo islamico organizzata dall’associazione Cultura e Sviluppo dal titolo “Tra guerra santa e Jihad – Il fondamentalismo religioso tra storia e attualità” abbia avuto luogo giovedì 8, il giorno successivo la strage alla redazone del “Charlie Hebdo”. Alessandro Barbero, storico e professore ordinario di Storia Medioevale presso l’Università del Piemonte Orientale e Lucio Caracciolo, giornalista, professore e direttore della rivista di geopolitica “Limes” hanno trattato alcuni temi legati alle origini dell’Islam, della Jihad e dello Stato Islamico.
 

Il professor Barbero (foto a destra) parte da una verità forse poco conosciuta o volutamente trascurata nel corso dei secoli, cioè lo stretto legame embrionale che esiste tra islamismo e cristianesimo. “I punti in comune tra cristianesimo e islamismo sono da ricercarsi nell’ebraismo e nella Bibbia. Maometto” afferma lo storico “riceve infatti una rivelazione da un Dio che, attraverso l’Arcangelo Gabriele, gli spiega di essere la stessa divinità che si è prima rivelata ad Abramo, a Mosè e a Gesù Cristo”. La religione creata poi dal “Messaggero di Dio” – Allah – si materializza nel Corano, testo sacro in cui sono presenti elementi che derivano direttamente dalla tradizione ebraica.

 

È inoltre da ricercarsi nell’Antico Testamento l’origine della guerra santa musulmana. “Nell’Antico Testamento” spiega Barbero “la guerra religiosa è spesso guerra di sterminio. I cristiani inizialmente prendono le distanze dai risvolti bellicosi delle sacre scritture, ma non appena l’imperatore Costantino si converte al cristianesimo vi è un chiaro cambio di tendenza”. Lo stesso S. Agostino, d’altronde, dimostrò un progressivo differente approccio nei confronti delle guerre di religione, arrivando persino a giustificarle. Alla fine dell’undicesimo secolo prendono poi il via le crociate in Terra Santa, motivate da appaerenti fini religiosi (spazzare via gli infedeli dalla terra del Santo Sepolcro) ma in realtà legate a meri interessi territoriali. Dopodiché nascerà il primo ordine religioso militare, quello dei templari, monaci guerrieri a tutti gli effetti. La “guerra santa”, insomma, è stata in realtà prerogativa cristiana.
Nel Corano, dichiara Barbero, “il tema della Jihad è relativamente poco presente. Nel mondo islamico, d’altronde, esiste una maggiore libertà d’interpretazione delle sacre scritture”.
Vi sono, ad ogni modo, diversi passi (Sure) in cui si parla della Jihad (che, letteralmente, significa “sforzo”, “darsi da fare”). In alcuni di questi passi “si legittima la reazione, anche violenta, ad un’eventuale limitazione del diritto di professare la religione islamica. Nella Sura 2 è presente un riferimento storico che giustifica le necessità della guerra perché questa è già stata accettata dalla Bibbia nell’Antico Testamento”.

Lucio Caracciolo (foto a sinistra) spiega poi che per capire qualcosa del terrorismo islamico “occorre tenere presente che la religione certamente ha un peso significativo, ma ancora di più pesano i conflitti di potere”. Quando parliamo di jihaidismo parliamo in realtà di una guerra civile in ambito musulmano in cui quasi tutti i combattenti sono musulmani. Questi conflitti di potere si svolgono in terra di crociate e nelle ex colonie francesi, inglesi e italiane. “Noi siamo parte di questo conflitto sia per motivi coloniali, sia per le conseguenze dell’atteggiamento tenuto dagli Stati Uniti e dai Paesi occidentali dopo l’11 settembre 2001″ aggiunge il direttore di “Limes”. Queste guerre contro gli “infedeli” si svolgono anche in Europa perchè ci sono musulmani europei che decidono di parteciparvi. Le ragioni geopolitiche della Jihad sono da ricercarsi nel territori del Golfo Persico, dove due grandi attori, Iran e Arabia Saudita, si contendono il primato. “I jihaidisti, oltre ad essere strumenti di terrore, sono politici con potere da difendere, legittimare ed amministrare” dichiara Caracciolo. Lo Stato islamico ha attualmente grande risonanza soprattutto tra i più giovani, anche europei. Questo soprattutto grazie al web. Giovani che molto spesso crescono in famiglie laiche, dove l’elemento religioso è poco o per nulla presente. “Gran parte dei gruppi di jihaidisti di oggi afferma l’esperto “sono composti da ragazzi che si sono avvicinati perché irretiti dalla propaganda, che gli ha fatto credere che il mondo è governato da società segrete giudaico-massoniche che minacciano la religione islamica”.
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