A “Cultura e Sviluppo” un dibattito su origini e contraddizioni del fondamentalismo religioso
Presso la sede dell'associazione culturale alessandrina Lucio Caracciolo, direttore della rivista "Limes", e il professor Alessandro Barbero hanno parlato delle origini del fondamentalismo relgioso. "Per capire qualcosa sul terrorismo islamico occorre tenere presente che i conflitti di potere contano più della religione" ha dichiarato Caracciolo.
Presso la sede dell'associazione culturale alessandrina Lucio Caracciolo, direttore della rivista "Limes", e il professor Alessandro Barbero hanno parlato delle origini del fondamentalismo relgioso. "Per capire qualcosa sul terrorismo islamico occorre tenere presente che i conflitti di potere contano più della religione" ha dichiarato Caracciolo.

Il caso ha voluto che la serata sul fondamentalismo islamico organizzata dall’associazione Cultura e Sviluppo dal titolo “Tra guerra santa e Jihad – Il fondamentalismo religioso tra storia e attualità” abbia avuto luogo giovedì 8, il giorno successivo la strage alla redazone del “Charlie Hebdo”. Alessandro Barbero, storico e professore ordinario di Storia Medioevale presso l’Università del Piemonte Orientale e Lucio Caracciolo, giornalista, professore e direttore della rivista di geopolitica “Limes” hanno trattato alcuni temi legati alle origini dell’Islam, della Jihad e dello Stato Islamico.

Nel Corano, dichiara Barbero, “il tema della Jihad è relativamente poco presente. Nel mondo islamico, d’altronde, esiste una maggiore libertà d’interpretazione delle sacre scritture”.
Vi sono, ad ogni modo, diversi passi (Sure) in cui si parla della Jihad (che, letteralmente, significa “sforzo”, “darsi da fare”). In alcuni di questi passi “si legittima la reazione, anche violenta, ad un’eventuale limitazione del diritto di professare la religione islamica. Nella Sura 2 è presente un riferimento storico che giustifica le necessità della guerra perché questa è già stata accettata dalla Bibbia nell’Antico Testamento”.
Lucio Caracciolo (foto a sinistra) spiega poi che per capire qualcosa del terrorismo islamico “occorre tenere presente che la religione certamente ha un peso significativo, ma ancora di più pesano i conflitti di potere”. Quando parliamo di jihaidismo parliamo in realtà di una guerra civile in ambito musulmano in cui quasi tutti i combattenti sono musulmani. Questi conflitti di potere si svolgono in terra di crociate e nelle ex colonie francesi, inglesi e italiane. “Noi siamo parte di questo conflitto sia per motivi coloniali, sia per le conseguenze dell’atteggiamento tenuto dagli Stati Uniti e dai Paesi occidentali dopo l’11 settembre 2001″ aggiunge il direttore di “Limes”. Queste guerre contro gli “infedeli” si svolgono anche in Europa perchè ci sono musulmani europei che decidono di parteciparvi. Le ragioni geopolitiche della Jihad sono da ricercarsi nel territori del Golfo Persico, dove due grandi attori, Iran e Arabia Saudita, si contendono il primato. “I jihaidisti, oltre ad essere strumenti di terrore, sono politici con potere da difendere, legittimare ed amministrare” dichiara Caracciolo. Lo Stato islamico ha attualmente grande risonanza soprattutto tra i più giovani, anche europei. Questo soprattutto grazie al web. Giovani che molto spesso crescono in famiglie laiche, dove l’elemento religioso è poco o per nulla presente. “Gran parte dei gruppi di jihaidisti di oggi afferma l’esperto “sono composti da ragazzi che si sono avvicinati perché irretiti dalla propaganda, che gli ha fatto credere che il mondo è governato da società segrete giudaico-massoniche che minacciano la religione islamica”.