Incontro con Di Masi, il tifoso-presidente “campione d’inverno”
In meno di due anni con Luca Di Mas l'Alessandria ha ottenuto il salto di categoria e il titolo di campione d'inverno del campionato in corso. Abbiamo intervistato il presidente grigio per parlare della bella cavalcata di quest'anno, del mercato e degli obiettivi per il 2015
In meno di due anni con Luca Di Mas l'Alessandria ha ottenuto il salto di categoria e il titolo di campione d'inverno del campionato in corso. Abbiamo intervistato il presidente grigio per parlare della bella cavalcata di quest'anno, del mercato e degli obiettivi per il 2015
ALESSANDRIA – Un presidente giovane, classe ’76, tra i più giovani delle 102 società professionistiche. Un “tifoso-presidente”. Sin dal giorno del suo insediamento nel febbraio 2013, Luca Di Masi si definisce prima di tutto un tifoso dell’Alessandria. La fede per l’orso è di vecchia data; molto prima, però, è arrivata quella per il Toro, la leggendaria squadra della sua città. Poi la curiosità verso il calcio cosiddetto “minore” lo ha spinto un giorno, quasi per caso, sugli spalti del “Moccagatta”, ed è scattato il classico, quanto in questo caso particolare, colpo di fulmine. Luca Di Masi è poi diventato l’imprenditore di successo che ha risollevato dalle ceneri una società da troppo tempo impantanata in ambigue controversie societarie che ne stavano decretando la rovina. Ora l’Alessandria è prima in classifica in Lega Pro, campione d’inverno in coabitazione con il Bassano Virtus; soltanto pensare a quello che potrebbe essere da qui a maggio mette i brividi.
Presidente, una prima metà di campionato a dir poco esaltante; forse ad agosto solo il più ottimista tra i tifosi avrebbe potuto immaginare l’Alessandria campione d’inverno. Lei come sta vivendo questo momento e fino a che punto la sorprende questo primato?
La posizione di classifica non mi stupisce più di tanto perché la squadra è stata costruita per vincere e per giocarsela alla pari con tutti. Io continuo a rimanere con i piedi ben saldi a terra, è però normale e giusto che il tifoso si esalti. L’accoglienza ricevuta al rientro da Venezia mi ha fatto molto piacere perché la considero un attestato di stima nei riguardi del lavoro che è stato fatto durante l’estate e nei mesi a seguire. Devo dire che c’è stata un’ottima amalgama tra i vecchi e i nuovi giocatori. Con il ds Magalini abbiamo avuto la fortuna, oltre che la bravura, di trovare dei profili umani e professionali molto validi. Certamente in estate era comunque difficile pensare ad un’Alessandria campione d’inverno.

L’obiettivo non è cambiato, andiamo avanti di giornata in giornata. Non lo dico come frase fatta ma perché è effettivamente così. La partita con il Mantova sarà un ulteriore prova di maturità, che bisognerà interpretare nel migliore dei modi. Siamo a +4 dalla quinta, dobbiamo necessariamente continuare con questa serietà e questo equilibrio, che stanno portando ottimi risultati. Abbiamo a disposizione un gruppo di uomini che lavora bene insieme e che dimostra di saper portare a casa punti importanti.
Per quel che riguarda il mercato di gennaio sui social e su alcuni quotidiani locali si stanno facendo nomi di giocatori che sarebbero molto vicini all’Alessandria, su tutti quello di Mazzeo. Per il ds Magalini sarà certamente un periodo denso d’impegni…
La cosa fondamentale è mantenere l’equilibrio conseguito in questi mesi. Sicuramente non abbiamo esigenza di cedere nessuno, a meno che non arrivino esplicite richieste da parte di qualche giocatore, cosa che mi sento di escludere. Abbiamo 21 elementi, quindi ampliare la rosa di una o due unità sarebbe normale. I giocatori che eventualmente arriveranno dovranno avere caratteristiche differenti da quelle che già abbiamo, aggiungere doppioni non avrebbe senso. Ha ragione il direttore Magalini quando dice che il mercato si fa in estate e gennaio è un rischio per gli equilibri già raggiunti. È chiaro che non ci precludiamo nessuna possibilità di rendere la squadra ancor più competitiva. Il nome di Mazzeo si è fatto, è vero, ma penso che il Benevento non voglia privarsene.

Devo dire che dalla scorsa stagione molto è cambiato, non solo negli interpreti. Quest’anno siamo migliorati nella determinazione, nel cercare di vincere tutte le partite anche negli ultimi minuti. Penso ad esempio a Monza, dove dopo aver recuperato due goal un pareggio poteva anche andar bene. Invece i ragazzi ci hanno creduto fino alla fine ed hanno conquistato tre punti importantissimi. Ecco, questa è una caratteristica fondamentale che bisogna avere, la grinta e la cattiveria ti consentono di portare a casa il risultato anche nei momenti difficili. Noi non ci accontentiamo mai, e credo che questo il tifoso lo noti chiaramente. A differenza del campionato scorso quest’anno, a mio modo di vedere, non ci sono squadre materasso; sono tutte partite impegnative. Con il Pordenone, ad esempio, prima di riuscire a sbloccare il risultato abbiamo faticato non poco.
La “macchina” Alessandria targata D’Angelo è certamente competitiva, e lo sta ampiamente confermando, ma probabilmente non è ancora perfetta (se pure nel calcio la perfezione sia piuttosto relativa). In cosa si potrebbe migliorare secondo lei?
Il fatto di aver in parte rivoluzionato la rosa ha inevitabilmente prodotto qualche contrattempo nelle prime giornate, soprattutto dal punto di vista delle prestazioni più che dei risultati. Dovevamo trovare sul campo soluzioni ed equilibri; sovente è stata cambiata formazione, abbiamo avuto qualche naturale rotazione nei ruoli. Ora abbiamo una fisionomia di gioco ben definita. Determinante è stata anche la crescita dell’allenatore che, comunque sia, dopo Rimini era alla prima esperienza lontano da “casa”. D’Angelo, in un certo senso, è cresciuto con la squadra e gli automastimi tattici si stanno oliando per bene direi. Certamente si può ancora migliorare; devo dire che in questo momento, dopo 9 partite consecutive senza sconfitte, siamo effettivamente sulla buona strada. Tutto ciò stando però sempre molto attenti, perché la prossima partita è sempre la più difficile. La prossima è Mantova e sarà molto complicata. In questo campionato così competitivo dobbiamo rimanere sempre concentrati.

Beh, parlando di numeri gli abbonamenti sono quasi raddoppiati. Lo zoccolo duro delle circa 1200 presenze della scorsa stagione è stato ampiamente abbattuto; ora superiamo stabilmente quota 2000. È vero, in trasferta siamo sempre in tanti e molto calorosi, in casa forse si può fare meglio. Nelle ultime partite al “Moccagatta” non abbiamo avuto numeri esaltanti; penso che con il primo posto in classifica e con un girone di ritorno in cui su 19 partite ne giocheremo 10 in casa si debba sperare in qualcosa di meglio. Con un po’ più di partecipazione da parte dei tifosi meno accaniti si potrebbe tranquillamente raggiungere quota 3000. Mi dicono che in città c’è molto entusiasmo, speriamo che si riversi anche sugli spalti del “Moccagatta”.
Cosa vorrebbe dal 2015 per il movimento di Lega Pro e cosa augura ai tifosi grigi?
Ai tifosi auguro di mantenere questo entusiasmo, ovviamente alimentato dalle buone prestazioni della squadra. In questo momento di crisi generale i successi dei grigi possono dare qualche gioia in più a coloro che stanno faticando dal punto di vista lavorativo. Premesso che mi occupo poco della parte “politica”, per ciò che riguarda la Lega Pro sarebbe utile un po’ di innovazione. Come la Serie B ha fatto passi da gigante negli ultimi tempi spero che anche i vertici di lega portino qualche nuova idea. In Lega Pro ci sono 60 squadre, alcune delle quali rappresentano città importantissime che meritano un trattamento di prim’ordine. Tra le novità positive, ad esempio, potrei citare “Sportube”, secondo me un progetto molto interessante che non penso abbia tolto qualcosa alle presenze negli stadi, così come mi sembra si sia rivelata vincente la formula della suddivisione dei turni in due/tre giorni, anche se certi orari andrebbero rivisti.