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Processo Michelin: fumo e ammine, cause e concause della malattia
Al processo contro di ex dirigenti Michelin per omicidio colposo e lesioni personali parla il consulente del pubblico ministero che ha valutato la storia clinica di 46 dipendenti. Possibile stabilire una causa tra lavorazioni in essere tra gli anni '80 e '90 e l'insorgenza di malattie tumorali?
Al processo contro di ex dirigenti Michelin per omicidio colposo e lesioni personali parla il consulente del pubblico ministero che ha valutato la storia clinica di 46 dipendenti. Possibile stabilire una causa tra lavorazioni in essere tra gli anni '80 e '90 e l'insorgenza di malattie tumorali?
ALESSANDRIA – Fumare e respirare ammine o altre sostanze di lavorazione nell’industria della gomma: impossibile dire in che percentuale possono incidere sull’incidenza di neoplasie tumorali. O, per lo meno, non lo ha fatto il medico legale che ieri ha testimoniato davanti al tribunale di Alessandria, nel corso del processo contro cinque ex dirigenti e direttori dello stabilimento Michelin di Spinetta Marengo. “Esulava dal mio mandato”, ha detto il medico. Ma, mandato a parte, la letteratura scientifica non aiuta molto. Un dato, però se ne trae: la combinazione dei due fattori, fumo e inalazione di sostanze usate nella lavorazione, accelerano ed aumentano il rischio di ammalarsi. Maggiore l’esposizione, maggiore è il rischio.
La difesa ha però gioco facile ad insinuarsi nelle maglie lasciate larghe da un’inchiesta partita dal procuratore capo Di Lecce ed ereditata dal pubblico ministero Marcella Bosco: come affermare che l’insorgenza dl cancro possa essere stata determinata dalle sostanze inalate invece che dal fumo di sigaretta?
Nel 2010, su incarico di Di Lecce, il medico legale Chiara Mininni ha condotto uno studio sulla storia clinica di 46 dipendenti, alcune delle quali sono parti lese all’interno del processo, altri esclusi in sede di udienza preliminare.
Ne ha esaminato le cartelle cliniche e la documentazione prodotta e li ha raggruppati in tre categorie: un piccolo gruppo per i quali l’insorgenza di tumori è “verosimilmente” attribuibile all’attività lavorativa; un secondo gruppo per le quali potrebbe esistere una concausa tra fumo di sigaretta e attività lavorativa; un terzo gruppo per i quali sarebbe necessario un maggior approfondimento.
E’ lo stesso giudice Milena Catalano a porre domande: nello studio condotto dal medico si è tenuto conto della specifica attività lavorativa? In quali reparti i dipendenti avevano lavorato? Come era emerso durante il dibattimento, infatti, non in tutti i reparti si faceva uso di sostanze potenzialmente pericolose.
Ascoltano allibiti gli ex dipendenti seduti tra il pubblico: “io non ho mai fumato, eppure il cancro mi è venuto”. Si torna in aula a gennaio.