Adolescenti, e un corpo “nuovo” con il quale combattere
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Alessandro Francini  
16 Dicembre 2014
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Adolescenti, e un corpo “nuovo” con il quale combattere

Nella seconda serata del "Progetto Genitori" dell'associazione Cultura e Sviluppo con il professore Gustavo Pietropolli Charmet, psicoanalista ed esperto dei problemi dell'adolescenza, si è discusso delle difficoltà che alcuni adolescenti incontrano nel percorso della maturazione fisica e sessuale

Nella seconda serata del "Progetto Genitori" dell'associazione Cultura e Sviluppo con il professore Gustavo Pietropolli Charmet, psicoanalista ed esperto dei problemi dell'adolescenza, si è discusso delle difficoltà che alcuni adolescenti incontrano nel percorso della maturazione fisica e sessuale

ALESSANDRIA – Nel periodo dell’adolescenza l’accettazione della propria corporeità può trasformarsi in una difficile lotta interiore che lascia ferite poi difficili da rimarginare. Nel giro di pochi mesi ciò che fino a quel momento è stato un corpo silenzioso inizia improvvisamente a parlare, costringendo la mente a prendere importanti decisioni.
Il professor Gustavo Pietropolli Charmet, psicanalista e psichiatra esperto di disturbi del comportamento nell’adolescente, è stato invitato dall’associazione Cultura e Sviluppo in qualità di relatore per il convegno “Adolescenti e corpo: l’imperativo della bellezza”, seconda serata del ciclo di appuntamenti del “Progetto Genitori”.

Quando l’adolescente non riesce a conciliarsi con il “nuovo” corpo il disagio emotivo può sfociare in reazioni estreme, che con il tempo possono anche diventare patologiche. “In questi anni ho dedicato particolare attenzione ad una specifica tipologia di adolescenti” spiega Pietropolli Charmet, “quelli che attaccano violentemente il proprio corpo attraverso dimagrimenti eccessivi, tagli o ferite. Inizialmente pensavo che questi atteggiamenti avessero matrici differenti, invece, col tempo, mi sono reso conto che erano accomunati da un’unica origine: l’incapacità di accettare il nuovo corpo puberale”. Se le ragazze orientano il loro malessere nel rapporto malsano con il cibo, i ragazzi tendono a ritirarsi dalla società costruendosi un’identità virtuale che può fare a meno del corpo e con la quale riescono, attraverso la rete e impegnando la gran parte del loro tempo in videogiochi di ruolo, a relazionarsi ad altri adolescenti.

Quali sono i motivi per i quali diversi ragazzi giunti nell’età adolescenziale non riescono ad integrarsi con il nuovo corpo? Una delle ragioni è da ricercarsi nelle grandissime aspettative che certi ragazzi e ragazze ripongono nei riguardi dell’immagine della propria fisicità, “un’idealizzazione accompagnata però da una autostima molto fragile; grandi ambizioni accompagnate da una grande permalosità”. Nel momento in cui queste aspettative vengono considerate disattese prorompe un grande dolore interiore. “Nell’età adolescenziale” dichiara l’esperto “ciò che decide del proprio vissuto è l’impressione che il corpo suscita nel prossimo e nei gruppi sociali con cui ci si rapporta quotidianamente”. Per evitare che questo tipo di approccio provochi dei traumi è necessario che gli adolescenti comprendano la funzione naturale e biologica del “nuovo” corpo per essere in grado di rivendicarne l’utilità attraverso il confronto con i coetanei. Se nelle generazioni passate la scoperta della propria sessualità accompagnata dal desiderio sessuale doveva superare un forte sentimento di colpa alimentato da modelli educativi sessuofobici, oggi questo tipo di problema, con l’avvento dei nuovi modelli, non tormenta più gli adolescenti.

Secondo il professror Charmet vi sono alcuni temi fondamentali che possono spiegare la dimensione della mancata integrazione tra l’adolescente e il proprio corpo; il primo è da riferirsi all’incapacità di certi soggetti ad elaborare il “lutto” di una separazione forzata dai legami famigliari. “Il fatto di essere diventato un soggetto sessuato può indurre a pensare che non è più consentito alcun tipo di affettività nei confronti dei propri genitori. Il proprio corpo” sostiene Charmet “in qualche modo chiede un distacco forzato dall’intimità famigliare. Alcuni ragazzi e ragazze, però, fanno fatica a liberarsi del bisogno di dipendenza dai genitori”.

Un altro aspetto potenzialmente traumatico è la presa di coscienza dell’adolescente della fine dell’autosufficienza del proprio corpo, che inizia inconsciamente a mettersi alla ricerca del corpo complementare con il quale accoppiarsi. Per i soggetti più fragili questo significa dover imparare tecniche di corteggiamento, “un’offesa al narcisismo latente di certi adolescenti che hanno difficoltà a cambiare approccio con l’altro sesso”.

Il processo di acquisizione mentale del proprio corpo comporta, però, l’accettazione del suo destino, “ed è in questo caso che il ragazzino scopre la sua mortalità. Alcuni ragazzi, scoperta la morte, s’innamorano di questa prospettiva attribuendole un certo fascino” afferma lo psicanalista “certi adolescenti adottano delle condotte al limite proprio per dimostrare che possono avere la meglio sulla morte”.
Queste tre caratteristiche espongono al rischio di non riuscire ad appopriarsi del proprio aspetto e a considerarlo inutile, quindi brutto. Anche il tema della bruttezza immaginaria risulta ai primi posti della classifica delle problematiche adolescenziali. “La società di oggi è la società del narcisismo. Essere pre adolescenti significa uscire dai modelli preposti dalla famiglia per finire in modo autonomo a cercare nella sottocultura dei mass media modelli e racconti di bellezza che chiariscano il percorso da intraprendere per raggungere successo e bellezza”. Se una volta il problema dei ragazzi era quello di liberarsi dal senso di “colpa” riferito alla propria neonata sessualità ora il problema è quello di liberarsi dalla paura di essere brutti. “Nella nostra società ci siamo dimenticati che l’elemento di competizione presente nelle scuole medie e superiori è relativo alla bellezza. Una parola in più sull’argomento” conclude il professor Pietropolli Charmet “da parte della famiglia e della scuola può essere di sostegno per i ragazzini più fragili, occorre far capire loro che l’avvenenza del proprio corpo è solo un aspetto parziale della loro esistenza”.

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