Processo polo chimico. Solvay accusa: “bugie e falsità”
Ultime arringhe dei difensori di parte Solvay. Dopo il pubblico ministero l'attacco è rivolto al direttore di Arpa Maffiotti: ha detto il falso. E poi: l'acqua potabile non è mai stata avvelenata. Chiesta l'assoluzione per gli imputati Joris, Canti e Guarracino
Ultime arringhe dei difensori di parte Solvay. Dopo il pubblico ministero l'attacco è rivolto al direttore di Arpa Maffiotti: ?ha detto il falso?. E poi: ?l'acqua potabile non è mai stata avvelenata?. Chiesta l'assoluzione per gli imputati Joris, Canti e Guarracino
ALESSANDRIA – Se la miglior difesa è l’attacco, i difensori Solvay applicano la regola in pieno. Dopo gli strali contro il pubblico ministero Riccardo Ghio, l’attacco questa volta si concentra su uno dei testi chiave, il direttore di Arpa Alessandria Alberto Maffiotti, che viene accusato davanti alla Corte d’Assise, dove si sta celebrando il processo per avvelenamento delle acque e omessa bonifica contro otto dirigenti Ausimont e Solvay, di aver sostenuto “il falso”. “Incompetenza” o “superficialità”, se non, addirittura, un disegno preordinato per mettere alla gogna Solvay. Falsa – secondo l’avvocato Massimo Dinoia, difensore dell’imputato Pierre Joris (ammisnitratore delegato Solvay), la data del primo rapporto, dal quale è scaturita l’intera inchiesta. La comunicazione di notifica del reato (cnr), atto trasmesso alla magistratura ogni qualvolta l’ente di controllo ambientale ravvisa un reato, è del 20 maggio 2008, alla quale Maffiotti avrebbe allegato anche una risposta rivolta al Comune di Alessandria che sollecitava una serie di controlli nell’area dell’ex Zuccherificio.
Secondo la ricostruzione resa in aula da Dinoia, a seguito della Cnr Comune e Provincia chiedono nuovi campionamenti. Il 25 maggio Maffiotti si sarebbe presentato (“per la prima volta”, dice l’avvocato) in Conferenza dei Servizi “accusando a gran voce, perchè aveva la coda di paglia – è sempre la ricostruzione di Dinoia – Solvay di non aver presentato dal 2002 dati sul livello di falda e sulle concentrazioni di inquinanti”.
Maffiotti, cioè, accuserebbe per non essere accusato di mancato controllo? “Le dichiarazioni del direttore Arpa – sostiene l’avvocato – vanno prese non con una ma con ben tre pinze. Dice bugie”. La “bugia” starebbe nel fatto che Solvay avrebbe presentato, senza mai nascondere, i dati. Quindi – sembrerebbe la logica conseguenza che lascia intendere il difensore di Joris – i dati sull’inquinamento Arpa se li sarebbe persi, se non nascosti in qualche cassetto. A seguito della Cnr, il pubblico ministero che aveva aperto il fascicolo, il dottor Puppo, avrebbe liquidato la vicenda infliggendo una sanzione. Ma il fascicolo passa nelle mani di Riccardo Ghio e dell’allora procuratore capo Michele Di Lecce.
Il 27 maggio Ghio procede ad allungare la lista degli iscritti nel registro degli indagati ed ottiene di effettuare intercettazioni telefoniche (“unico caso per un reato che al momento prevedeva una sanzione”). Sul registro e sotto intercettazione, dice Dinoia, ci finiranno anche altri dipendenti Solvay, come il capo del personale, per il quale non ci sarà poi un seguito giudiziario. Lo stesso giorno, il 27, Maffotti presenterebbe un rapporto preliminare in cui “falsifica una data” (indicando prelievi che saranno eseguiti il giorno dopo). Mette enfasi, Dinoia, nel voler dimostrare come Arpa sapesse ma abbia taciuto fino a quando non fu più possibile “nascondere” e regala anche battute (“Ghio, è stato forse influenzato dal messaggio pubblicitario di George Clooney “immagina, puoi”. Ma Ghio non è Clooney”…)
Di parentesi in parentesi, l’avvocato di Joris torna alla domanda iniziale posta alla corte:
“è proprio vero che le acque bevute della popolazione locale negli ultimi venti anni (il periodo in contestazione) fossero avvelenate?”
Ovvia la sua risposta: “Dopo anni di preoccupazione collettiva, risalente all’epoca dello scoppio della cosiddetta ‘emergenza cromo’, finalmente il processo ha dato il suo verdetto, indubitabile e definitivo: quelle acque sono sempre state sicure e nessuno ha mai corso pericoli”.
Dal punto di vista giuridico, arriva ad accusare il pubblico ministero di “aver proposto un’inammissibile ed incostituzionale interpretazione dell’articolo 439 del codice penale” (sull’inquinamento delle acque). “Incostituzionale” anche l’accusa di omessa bonifica e l’omessa comunicazione agli enti.
Quindi chiede l’assoluzione per il suo difeso Pierre Joris.

“Il processo istruito dal Pubblico Ministero si fonda su argomenti non condivisibili sul piano logico-giuridico e sforniti di fondamento sul piano probatorio”, esordisce.
Canti, secondo l’avvocato, aveva un ruolo “impegatizio”, almeno fino al 2003 e il suo nome “non compare in alcun documento, se non in un fax inviato dal direttore di stabilimento dell’epoca (poi deceduto, ndr) in cui Canti era messo in copia”.
Premette di non dirlo per non giocare sul fattore emotivo – ma intanto lo dice – “Canti risiede con la famiglia, la moglie e tre figli, a Spinetta dal 1985, nei pressi della fabbrica. E secondo la Corte potrebbe aver agito con una volontà delittuosa?”.
E ancora, il pubblico ministero Ghio avrebbe confuso contaminazione con avvelenamento, acque potabili con acque potenzialmente utilizzabili come potabili… “Quella in cui è incorso il pubblico ministero è un’impropria commistione, palese fin dalla lettura del capo di imputazione, tra concetti profondamente differenti, commistione che ha contribuito a delineare un’ipotesi d’accusa palesemente infondata, tanto che si pretende di affermare la sussistenza del delitto di avvelenamento di acque destinate all’alimentazione pur in presenza di acque tutte pacificamente rispettose dei parametri della potabilità”. E anche per Canti si chiede l’assoluzione.
Conclude la serie di arringhe della difesa l’avvocato Leonardo Cammarata per l’imputato Luigi Guarracino, direttore di stabilimento prima dell’attuale. L’avvocato si focalizza sugli interventi di manutenzione fatti durante la sua attività (nessuna omessa bonifica, quindi, secondo l’avvocato) . Ma anche sulla responsabilità di direttore che, nelle funzioni, non prevedeva di tenere rapporti con gli enti. E, in ogni caso, non vi fu alcuna violazione contestata invece dal pubblico ministero. Cammarata ne chiede, quindi l’assoluzione. La prossima udienza è fissata per il 15 dicembre con le arringhe dei responsabili civili. A gennaio la replica del pubblico ministero.