#Iononcisto: gli studenti scendono in piazza
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Stefania Cava - stefania.cava@alessandrianews.it  
14 Novembre 2014
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#Iononcisto: gli studenti scendono in piazza

Il tam tam mediatico è iniziato da un hashtag, #iononcisto, e da una serie di video realizzati per spiegare, in una manciata di secondi, che scuola vorrebbero i ragazzi: libri e trasporti meno cari, senza razzismo e con una possibilità di futuro

Il tam tam mediatico è iniziato da un hashtag, #iononcisto, e da una serie di video realizzati per spiegare, in una manciata di secondi, che scuola vorrebbero i ragazzi: libri e trasporti meno cari, senza razzismo e con una possibilità di futuro

ALESSANDRIA – I giovani alessandrini non approvano le riforme scolastiche, e oggi, 14 novembre, scendono in piazza. Ad unire le idee di studenti di diversi istituti è un hashtag, #iononcisto, che ha accompagnato nei giorni scorsi numerosi video, nei quali i ragazzi hanno spiegato cosa proprio non funzioni nel “sistema scuola”. 

“Non vogliamo una scuola azienda”, spiega uno. “Dovrò frequentare l’università all’estero, perché quella italiana non è all’altezza“, racconta un altro. Le idee sono tante, diverse: c’è l’indignazione per una formazione che non garantisce un futuro, c’è il desiderio di una scuola lontana dal razzismo e vicina alle esigenze di una società che cambia e non può, spesso, affrontare il caro libri. 

I volti che, in pochi secondi, compaiono nei video che spiegano tutti i motivi dell’indignazione, sono tanti e differenti: ci sono quelli di chi è appena arrivato alle superiori, quelli di chi sta affrontando l’ultimo anno e quelli di chi, neodiplomato o giovane precario, sceglie di unirsi alla protesta per ricordare che “la scuola italiana non fornisce ai giovani gli strumenti necessari per ambientarsi nel mondo del lavoro“.

A non funzionare, in realtà, sono molte cose, non solo dal punto di vista formativo. I libri troppo cari, sempre più cari, il trasporto che contribuisce ad aggravare la situazione per chi arriva da fuori città, pesando non poco sui portafogli delle famiglie. E ancora il razzismo, che serpeggia tra i banchi esattamente come nella società. Oggi, a chiedere una scuola più equa, sotto tutti i punti di vista, è chi sarà grande domani. 

Le richieste del domani
Ognuno di loro chiede cose ben precise: alcune – libri e trasporti meno cari – sembrano facilmente raggiungibili, altre – il razzismo fuori dalle aule – sono chiaramente indispensabili, altre ancora – una scuola che dia un lavoro – si scontrano brutalmente con problemi più grandi, che vanno oltre le mura di un istituto scolastico. A parlare, però, è il futuro: non varrebbe la pena, quantomeno, di ascoltarlo?
 
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