Alessandria d’azzardo: il male incurabile
Anno dopo anno il gioco d'azzardo patologico cresce senza controllo. In città siamo ormai alla soglia di una slot ogni 100 abitanti e gli osservatori stimano una spesa pro capite di circa 1500 euro all'anno, senza contare il gioco online. AlessandriaNews.it vi propone un viaggio nel gioco d'azzardo in città: chi lo vive ogni giorno, chi lo ha raccontato in un libro, chi lo combatte escludendolo dal proprio locale
Anno dopo anno il gioco d'azzardo patologico cresce senza controllo. In città siamo ormai alla soglia di una slot ogni 100 abitanti e gli osservatori stimano una spesa pro capite di circa 1500 euro all'anno, senza contare il gioco online. AlessandriaNews.it vi propone un viaggio nel gioco d'azzardo in città: chi lo vive ogni giorno, chi lo ha raccontato in un libro, chi lo combatte escludendolo dal proprio locale
SOCIETA’ – Alla faccia del dissesto e di tutte le emergenze (o forse proprio per questo), il gioco d’azzardo in città continua a crescere e i dati già drammatici del 2013 hanno continuato a gonfiarsi inesorabilmente anche nel 2014. Proviamo a fare il punto della situazione su una piaga che sembra destinata a mietere sempre più vittime fra gli alessandrini.
Il fenomeno in città e in provincia
L’anno scorso, a giugno, si potevano contare girando per le nostre strade, dal centro alla periferia, più di 200 locali autorizzati a ospitare slot machines e new slots (soprattutto bar, ma anche tabaccai e perfino calzolai), e videolottery, queste ultime in ampi spazi un tempo occupati da aziende e attività produttive. L’ultimo rilievo ufficiale parlava di almeno una slot ogni 150 abitanti, ma nell’ultimo semestre i centri da gioco in città sono ulteriormente aumentati (fino a un rapporto fra apparecchi e abitanti che alcune stime presentate in dossier nazionali portano ormai sotto la soglia di 1 apparecchio ogni 100 persone). Con una media di circa 1500 euro spesi all’anno per abitante in provincia (fra slot, videolottery e gratta e vinci, ma senza contare il traffico da gioco online) stiamo parlando di cifre da autentico capogiro (secondo le ultime stime superiori ai 700 milioni di euro all’anno in provincia, gran parte dei quali spesi nel capoluogo, mentre erano poco meno di 300 milioni nel 2010 stando alle cifre del dossier “Il gioco d’azzardo fra legale e illegale” prodotto dall’osservatorio regionale sul fenomeno dell’usura). (Qui invece i dati de “Il Sole 24 Ore relativi al 2011).

La nostra Costituzione lo impedirebbe, “ma è grazie a un continuo lavoro sulla terminologia che lo Stato avalla e propone ogni sorta di gioco basato sulle scommesse, (peraltro finendo per incassare appena il 10-12% di quanto ricavato: su 100 euro giocati in una slot infatti, circa 65 vengono resi in vincite e il resto divisi fra Stato, concessionari e altri componenti della filiera ndr), a beneficio soprattutto delle grandi lobbies del settore che finanziano i partiti durante la campagna elettorale e poi operano nell’ombra per ottenere risultati come quello relativo alla legge Balduzzi, falcidiata dagli emendamenti e resa di fatto inoffensiva” racconta Augusta Cavigliasso, del presidio provinciale di Libera.
“L’obiettivo di molte di queste società senza scrupoli, spesso usate dalla malavita per pulire denaro sporco, sono ormai i bambini, visti come i giocatori del futuro: nei loro videogiochi si introduco slot machines nelle quali è possibile vincere di continuo, con percentuali che nulla hanno a che fare con quelle che poi si ottengono sugli apparecchi a pagamento, e sempre più si diffondo altri dispositivi di intrattenimento pericolosi, come i “totem” o i giochi basati sul sistema del ticket redemption, grazie ai quali si 
Nei prossimi giorni a parlare del tema del gioco d’azzardo saranno presenti sul nostro territorio Daniele Poto, autore di “Azzardopoli” per conto di Libera – Associazioni, Nomi e Numero Contro le Mafie che sarà ad Acqui Terme il 7 novembre e Luigi Ciotti che sabato 8 novembre alle 11 incontrerà i ragazzi delle scuole alessandrine alla Cittadella.
Il fenomeno in città è monitorato da SerT (qui un’intervista sul tema), Caritas (qui la testimonianza degli operatori), Cissaca, e da tutte le realtà sociali chiamate a porre un freno a questa enorme corsa collettiva verso il gioco d’azzardo patologico: ma contro uno Stato che mira a rendere i giochi sempre più invasivi, subdoli e capaci di creare dipendenza c’è poco da fare. Ultimo caso, che ha creato non poche polemiche, il gioco che consente di vincere un’abitazione a chi non la possiede: uno schiaffo a tutti gli operatori che ogni giorno con risorse sempre più scarse si impegnano per combattere questa piaga sociale, capace di risucchiare nella disperazione e nelle spire della malavita e degli usurai non solamente il giocatore patologico ma anche l’intero suo nucleo familiare.

Trovare chi ha voglia di parlarne in città non è semplice: “è più facile che accetti di raccontare la propria storia chi è tossicodipendente piuttosto che chi ha problemi con il gioco”, ci raccontano gli operatori, ma grazie alla Caritas incontriamo Pietro (nome di fantasia), alessandrino di adozione, una vita passata fra ippodromi a Torino e Milano e sale scommesse qui in città, che ci aiuta a fotografare tutta la pericolosità del fenomeno che sta montando: “ricordo le sale da gioco di un tempo – ci racconta – nelle quali fra nuvole di fumo spuntavano immancabili i giornali specialistici. Scommettere sulle corse dei cavalli era un’arte, un rito, anche se si finiva con la perdita del denaro scommesso, anche molto. Diversi di noi si sono rovinati giocando, hanno dilapidato tutto. Il peggior nemico, allora come oggi, è la voglia di rifarsi di quanto si è perso con la prima giocata. E’ a quel punto che si rischia davvero di perdere il controllo, di spingersi verso scommesse sempre più azzardate e ad accettare di compiere perfino furti o piccole truffe per procurarsi i soldi per giocare ancora. Ma se un tempo c’era almeno l’illusione che studiando si potessero ottenere risultati migliori con le scommesse, oggi non è più così: nelle nuove sale da gioco tutto è virtuale e velocissimo. Ci sono corse di cavalli e partite di calcio simulate: durano 4 azioni, generate in maniera casuale dal sistema. In 4 minuti dal momento della scommessa si sa già se si sono vinti o persi (nella stragrande maggioranza dei casi) i propri soldi. E’ un meccanismo diabolico e impietoso. Un tempo l’ippodromo chiudeva a una certa ora, e tutto ciò che si poteva fare era tornare a casa e mettersi a studiare le corse del giorno dopo. I luoghi delle corse erano spazi frequentati unicamente da uomini, un po’ di tutte le età. Poi i grandi proprietari capirono che il vero guadagno si sarebbe potuto fare con le famiglie, e con i servizi accessori: negli ippodromi arrivarono i parchi giochi per bambini, i bar e i ristoranti dove poter mangiare a poco prezzo tutti insieme. A Milano per le corse più seguite potevano recarsi all’ippodromo anche 15 mila persone, c’erano campioni come Varenne e si respirava autentica passione. Poi anche le corse dei cavalli hanno cominciato a declinare (insieme alla vecchia schedina del Totocalcio), sotto i colpi dei nuovi meccanismi di scommesse. Adesso cercare di non giocare per chi ha il vizio è quasi impossibile: i gratta e vinci sono al supermercato o dal tabaccaio, così come il lotto con estrazioni ogni 10 minuti, e i casinò e le slot machine sul computer di casa e sul telefonino. Chiunque si può rovinare dalla propria camera senza bisogno che nessuno lo sappia fino a quando non è davvero troppo tardi”.
Basta guardare la televisione per capire quanto forte sia la spinta verso certi modelli: si è passati dallo storico “Rischiattutto”, con concorrenti mostruosamente preparati sul proprio argomento, al gioco dei “pacchi”, dove non è richiesta alcuna abilità al concorrente e si praticano scelte completamente alla cieca con buona pace di qualsiasi meritocrazia.
Pierluigi Straneo, scrittore alessandrino con alle spalle alcune esperienze come responsabile di sale da gioco e videolottery in città e provincia, il tema ha deciso di affrontarlo anche in un libro, “Lo scommettitore”, nel quale racconta con dovizia di particolari la vita di alcune delle sale da gioco della nostra zona, le categorie di frequentatori, lo squallore legato agli ambienti di gioco, tante vite spente miseramente di fronte alle slot machines. Lui ha scelto la via dell’ironia amara e nel libro non mancano passaggi nei quali si racconta di come i responsabili delle sale da gioco deridano i giocatori, affibbiando loro i soprannomi più fantasiosi e umilianti, a seconda delle loro abitudini.

Poco, pochissimo, praticamente nulla può essere fatto dal Comune sul piano normativo. I tentativi di altre amministrazioni, compreso quello recente di Milano, l’hanno dimostrato: tentare con provvedimenti locali di porre vincoli a quanto deciso (o non deciso) sul piano nazionale non solo è inutile, ma perfino dannoso. Quelle realtà che hanno provato a limitare la collocazione delle sale da gioco in città o a ridurne gli orari sono state condannate dai Tribunali amministrativi regionali a pagare le spese processuali dopo aver visto le loro deliberazioni annullate. Oltre al danno la beffa.
Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino sul tema ha fatto sapere che sono allo studio sgravi fiscali per gli esercenti che rinunceranno alle slot machines, ma si tratta comunque di un risarcimento molto marginale rispetto ai ricavi che è possibile ottenere per chi le ospita.
Mauro Cattaneo, assessore competente in materia per Alessandria racconta: “stiamo lavorando a due distinti progetti per incidere soprattutto sulla prevenzione, l’arma più efficace che ci è rimasta da giocare. Uno è in attesa di approvazione del finanziamento, e ne potremo parlare se lo otterrà, ma l’altro sarà avviato proprio nei prossimi mesi: in collaborazione con il politecnico di Milano e il progetto “Bet on math”, insieme al SerT e agli insegnanti di matematica degli istituti superiori lavoreremo per creare specifiche attività con i ragazzi che insegnino loro, attraverso appositi giochi ed esercizi, quanto siano in realtà scarse le possibilità di vincita. Il progetto è interamente gratuito per le scuole grazie alla sponsorizzazione della ditta Garlando, che produce i famosi calciobalilla, un modo sano di divertirsi giocando insieme senza buttare via soldi in scommesse perdenti. Ai ragazzi verrà anche chiesto di partecipare a un concorso di idee nel quale potranno realizzare un logo, uno video o un tweet particolarmente efficaci sul tema #giocopulito, affrontando in maniera positiva la lotta al gioco d’azzardo. (Un comitato in città era già nato, ma finora non ha avuto grande possibilità di incidere).
Roberto Massaro, presidente della Commissione legalità in Consiglio comunale, aggiunge: “più o meno un anno fa era stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale una mozione che impegnava la Giunta ad adottare una serie di provvedimenti per migliorare la lotta al gioco d’azzardo. La settimana scorsa la Giunta ha finalmente approvato l’elenco degli impegni e ora la palla tornerà al Consiglio per dar seguito alle iniziative. E’ un primo, ma importante, passo nella direzione del contrasto all’ulteriore diffusione del gioco d’azzardo patologico nel nostro comune.

Se c’è chi si rovina con il gioco d’azzardo, c’è anche chi, in tutta legalità visto che è lo Stato a permetterlo, ci guadagna. E’ difficile ormai trovare un bar che sia privo di slot machine in città. Le sale da gioco più grandi sono spesso oggetto di controlli e le chiusure disposte dalla Questura per inadempimenti alla legge sono già state diverse.
Sul sito senzaslot.it sono registrati alcuni dei locali che in città hanno scelto di non ospitare macchine da gioco: fra loro c’è chi preferisce non rispondere alle nostre domande, e si limita a dire: “non ho le macchine solo perché non voglio avere nel bar la gente che di solito ci gioca, e che è meglio perderla che trovarla”, chi non ha slot ma espone nel locale poi una lunga serie di gratta e vinci e altre tipologie di lotterie, e chi, come i proprietari del bar “Taddeus”, in via Pistoia 10, sono ben felici di raccontarci la loro scelta: “abbiamo avuto slots nel precedente bar per 5 anni – spiegano – e non è stato semplice decidere di rinunciarci”. Ogni macchina da gioco ti consente di guadagnare in media 500-600 euro al mese e “questo vuol dire per un commerciante, con due o tre macchinette nel locale, ripagarsi solo con quelle l’affitto o il mutuo del locale. Noi però è ormai 13 anni che abbiamo scelto di non tenerle più. E’ vero: sappiamo a cosa abbiamo rinunciato ma anche cosa abbiamo guadagnato. In passato abbiamo avuto molte discussioni con chi veniva a giocare e regolarmente perdeva, finendo poi con il minacciarci. In più, non ce l’abbiamo proprio fatta a continuare a vedere le persone rovinarsi sotto i nostri occhi: guadagnare alle spalle di persone che distruggono le loro vite non era sopportabile. Ricordiamo chi arrivava al mattino con 50 euro, prendeva un caffè in tutto il giorno e finiva per rinunciare a pranzare pur di poter avere qualche spiccio in più da giocare”.
Ecco, se volete prendere un caffè non solo buono ma anche etico, questo potrebbe essere un buon bar dove andare.
La sfida a questo male che sembra incurabile è ancora aperta, ma i margini per opporsi sono sempre più risicati.
Per approfondire:
– Azzardopoli
– Ad Alessandria l’associazione giocatori anonimi
– Le linee guida dell’Asl AL e le indicazioni per chi vuole richiedere aiuto, con uno strumento di autodiagnosi per capire se si può già essere classificati come giocatori d’azzardo patologici
– Alcuni ulteriori dati sul gioco d’azzardo patologico, offerti dalla consulta nazionale antiusura