Riscaldamento globale e mutamenti climatici; Luca Mercalli a “Cultura e Sviluppo”
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Alessandro Francini  
2 Novembre 2014
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Riscaldamento globale e mutamenti climatici; Luca Mercalli a “Cultura e Sviluppo”

Il meteorologo, ospite dell'associazione culturale alessandrina, lancia l'allarme:"se noi genere umano non cambiamo atteggiamento riguardo ai cambiamenti climatici non riusciremo mai ad affrontare i problemi climatici a lungo terminie. Nel giro di un centinaio di anni la situazione potrebbe diventare catastrofica"

Il meteorologo, ospite dell'associazione culturale alessandrina, lancia l'allarme:"se noi genere umano non cambiamo atteggiamento riguardo ai cambiamenti climatici non riusciremo mai ad affrontare i problemi climatici a lungo terminie. Nel giro di un centinaio di anni la situazione potrebbe diventare catastrofica"

ALESSANDRIA – Mettiamola così: cogliere in tempo i segnali che preannunciano situazioni di grave emergenza non è decisamente nelle corde del genere umano. Per ciò che riguarda le cause ambientali dello sviluppo industriale sfrenato e senza limiti Aurelio  Peccei, ex manager della FIAT e fondatore dell’associazione non governativa “Il Club di Roma”, provò più di quarant’anni fa ad avvisarci del serio pericolo verso il quale stavamo (e stiamo) correndo con grande foga. Lo fece commissionando al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston la realizzazione di un rapporto, da noi conosciuto con il titolo “I limiti dello sviluppo”, che accertasse le condizioni ambientali del pianeta a circa due secoli dalla nascita dell’era industriale.

Nella sede dell’associazione Cultura e Sviluppo giovedì 30, dopo la visione del documentario “Ultima chiamata” dedicato proprio a Peccei, il meteorologo e climatologo Luca Mercalli, insieme alla professoressa Paola Rivaro, oceanografa chimica dell’Università di Genova, e a Bruno Soro, professore associato di Economia presso la stessa Università, ha parlato dei cambiamenti climatici e del conseguente riscaldamento terrestre illustrando un quadro decisamente inquietante.
Negli ultimi 150 anni abbiamo avuto un aumento di anidride carbonica mai visto in un milione di anni; è evidente, quindi, che i veri problemi per il nostro pianeta sono iniziati con la rivoluzione industriale. Sulle reali possibilità di porre un freno a questo lento ma potenzialmente inesorabile disastro Mercalli è laconico; “purtroppo siamo prigionieri di una gabbia culturale; se non cambiamo modo di pensare prendendo sul serio gli allarmi che climatologi e studiosi delle diverse scienze naturali lanciano da decenni non riusciremo mai ad affrontare i problemi climatici a lungo terminie”.

Uno degli aspetti più preoccupanti ed urgenti è l’aumento di anidride carbonica fossile derivata dal carbone e dal petrolio che l’uomo ha estratto negli ultimi secoli e che ha iniziato a bruciare ad una velocità impressionante; “stiamo di fatto cambiando la composizione chimica dell’atmosfera terrestre” ha dichiarato il meteorologo. Quando Luca Mercalli, autore del libro “Clima bene comune” edito da Mondadori nel 2013, fa poi riferimento alle conclusioni di un articolo apparso sulla rivista “Nature” nel 2009 non rimane più alcun dubbio che l’unica via d’uscita per il genere umano sia inevitabilmente legata alla definitiva presa di coscienza delle proprie responsabilità. “Per ciò che riguarda l’eccessiva presenza di anidride carbonica nell’atmosfera siamo già in una fase irreversibile” ha precisato Mercalli “da qui alla fine del secolo possiamo solo scegliere se far salire le temperature medie di altri 2 C° oppure di altri 5. Se l’umanità non prenderà alcun provvedimento fra un centinaio di anni la situazione sarà catastrofica”.

I segnali positivi ci sono, ma sono comunque ancora insufficienti ed occasionali. Uno di questi è riferito al buco dell’ozono, uno degli argomenti legati ai problemi del globo terrestre da anni di dominio pubblico; “se si continuerà a rispettare il protocollo di Montreal del 1988 che proibisce l’uso di gas CFC (clorofluorocarburi)” spiega Mercalli “è molto probabile che nel giro di 50/60 anni il buco dell’ozono si chiuderà”. Ciò è solo un piccolissimo passo se si prende in esame la situazione globale; “esiste uno squilibrio del ciclo dell’azoto che compromette la biosfera ed anche quello del fosforo ristagna in una situazione precaria per colpa dei fertilizzanti e dei detergenti. Abbiamo poi un eccessivo utilizzo dell’acqua dolce” aggiunge il meteorologo “che sulla Terra è presente in modica quantità; negli Stati Uniti, per esempio, la situazione è già drammatica. Non si può non menzionare, inoltre, il problema del cambiamento dell’uso del suolo, che si declina in due modi: nei Paesei tropicali con la deforestazione, mentre nei Paesi occidentali con l’eccessiva cementificazione”. Come se non bastasse sono a forte rischio le biodiversità; molte nicchie ecologiche stanno subendo uno sterminio ad un tasso mai visto per colpa del rapido stravolgimento degli ambienti terrestri.

 

Le “gabbie culturali da cui l’essere umano deve liberarsi” accennate da Mercalli sono ben descritte in una frase del professor Bruno Soro, il quale afferma che “nella percezione del rischio delle conseguenze del riscaldamento globale e dei mutamenti climatici esiste una sensibilià minore rispetto a quei pericoli considerati più vicini, come ad esempio il terrorismo internazionale islamico o la diffusione del virus Ebola”. Dalla politica, come purtroppo spesso accade, praticamente nessun segnale; “la situazione è a dir poco critica” conclude Mercalli “ma nonostante i continui appelli e i documenti sempre più rigorosi e di qualità la politica nazionale in tutto questo non ha alcun peso, il dibattito è pressoché inesistente”.

 

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