“Culture alla sbarra”; i limiti nella riflessione e il rispetto reciproco
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Alessandro Francini  
19 Ottobre 2014
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“Culture alla sbarra”; i limiti nella riflessione e il rispetto reciproco

Quali sono i principi che un buon giudice dovrebbe adottare in una società sempre più multietnica nei casi di crimini orientati dai retaggi culturali? Gli avvocati Fulvio Gianaria e Alberto Mittone, ospiti dell'associazione Cultura e Sviluppo, hanno trattato l'argomento nel libro "Culture alla sbarra"

Quali sono i principi che un buon giudice dovrebbe adottare in una società sempre più multietnica nei casi di crimini orientati dai retaggi culturali? Gli avvocati Fulvio Gianaria e Alberto Mittone, ospiti dell'associazione Cultura e Sviluppo, hanno trattato l'argomento nel libro "Culture alla sbarra"

ALESSANDRIA – In una società sempre più multietnica gli incontri e gli scontri tra tradizioni e culture diverse fanno parte del vivere quotidiano. Se il diritto è un insieme di regole necessarie a custodia della convivenza all’interno di una comunità, come si garantisce al migrante la propria identità culturale fatta di valori diversi dai nostri? E come ci garantiamo noi quando quel migrante compie reati in qualche modo collegati al bagaglio culturale che porta con sé? Sono questi gli interrogativi che ci pone il libro “Culture alla sbarra”, scritto dagli avvocati penalisti torinesi Fulvio Gianaria e Alberto Mittone.
L’associazione Cultura e Sviluppo, giovedì 16, ha invitato i due autori per stimolare qualche riflessione a riguardo anche qui ad Alessandria, città che come tante altre vive ordinariamente il confronto tra culture differenti.

Ad introdurre i due ospiti Piero Monti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Alessandria, da sempre sensibile a questioni di diritto socio-culturali. L’avvocato Monti spiega che “nel libro si parla di “crimini orientati dalla cultura”, ma questi crimini che tipo di risposta possono avere dallo Stato nel quale vengono introdotti i valori delle diverse etnie? Dobbiamo adottare un principio di laicità massimo, che non riconosce nessuno di questi valori, oppure perseguire un eccessivo rispetto della multiculturalità, per cui, nella sostanza, ognuno può fare quello che ritiene giusto? Certamente un limite può e deve esserci, un limite però che, come scrivono Gianaria e Mittone alla fine del libro, deve essere trovato più con la riflessione che con le certezze”.

Secondo Fulvio Gianaria (in foto), per comprendere meglio l’argomento, è possibile paragonare il bagaglio culturale di ognuno di noi ad una sorta di zaino, che con il passare del tempo riempiamo di elementi nuovi che andranno poi a condizionare il nostro modo di pensare e il nostro comportamento. “Quando arriviamo poi in un Paese diverso è facile che da questo zaino vengano fuori abitudini che possono non essere comprese dagli abitanti dello Stato in questione o che addirittura costituiscano reato in base alle leggi vigenti. Ė questo il vero punto di crisi” dichiara Gianaria.
L’avvocato fa una necessaria distinzione tra i reati orientati dalla cultura e i reati “per convinzione”. Se nei primi, infatti, non vi è l’intenzione da parte del soggetto di violare di proposito le norme giuridiche del Paese ospitante, i secondi sono contraddistinti dalla volontà di sopraffare le sue regole culturali e giuridiche. Questi fenomeni sociali non devono essere ricondotti soltanto a culture molto lontane da noi, ma spesso sono asimmetrie che si possono riscontrare anche all’interno di una comunità solo apparentemente omogenea. “Nel nostro libro spieghiamo che il rispetto per le differenti culture deve essere totale, fino a quando però determinati comportamenti non vanno a ledere quei valori che la nostra cultura ritiene assolutamente fondamentali”.

“Fulvio Gianaria ed io abbiamo cominciato a pensare che in casi simili accontentarsi della risposta del giudici non è sufficiente” spiega l’avvocato Alberto Mittone (in foto), “è necessario affrontare quelle questioni che ci riguardano prima di tutto come membri di una comunità sempre più globale, dove però vi è allo stesso tempo un generale atteggiamento sempre più radicato in cui le persone cercano di recuperare la propria identità e le proprie tradizioni”.
La realtà che ci circonda cambia continuamente e ci si trova ciclicamente di fronte a fatti nuovi con i quali è difficile confrontarsi. “Le leggi arrivano sempre con l’affanno, sono in corsa con i tempi ma arrivano sempre ultime e, anche se il giudice ci può assicurare una regola di buon senso, lasciare tutto nelle sue mani comporta dei rischi. Nel libro spieghiamo, infatti, che un buon giudice, di questi tempi, deve essere accostato da esperti che lo aiutino a cogliere con più facilità le differenze culturali che entrano in ballo in determinati procedimenti. Nella realtà dei fatti, comunque” conclude Mittone “riteniamo che una della nozioni più importanti e decisive, aldilà della fondamentatlità dei valori, sia il rispetto reciproco dell’uno verso l’altro”.
 

 

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