Mobilità sostenibile: “partiamo dall’abc della ciclabilità”
Per gliamicidellabici di Alessandria serve una strategia globale, integrata e coordinata e la consapevolezza che lattuale sistema basato sulla motorizzazione privata è insostenibile. Quali sono le strategie da mettere in atto ad Alessandria?
Per gliamicidellabici di Alessandria serve una strategia globale, integrata e coordinata e la consapevolezza che l?attuale sistema basato sulla motorizzazione privata è insostenibile. Quali sono le strategie da mettere in atto ad Alessandria?
ALESSANDRIA – Con un’intervista a Claudio Pasero dell’associazione gliamicidellebici Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) inizia un appuntamento settimanale per analizzare i problemi e le possibili soluzioni ai punti critici del traffico di Alessandria e sobborghi, facendo un confronto con quanto realizzato in altre città.
Per un nuovo modello di mobilità sostenibile sono necessarie sia scelte politiche sia soluzioni tecniche. Quali sono i principi a cui si deve ispirare una piano per la mobilità a livello generale?
Promuovere la mobilità sostenibile è un’operazione complessa. Serve una strategia globale, integrata e coordinata. Innanzitutto è indispensabile avere la consapevolezza che l’attuale sistema trasportistico basato sulla motorizzazione privata è insostenibile per la salute, l’ambiente e la qualità della vita. Incidenti stradali, malattie dell’apparato respiratorio, situazioni di stress e solitudine, malattie legate alla sedentarietà, occupazione di suolo pubblico sono alcuni dei gravi problemi che il dominio culturale dell’auto privata ha determinato: compito della politica è di averne piena consapevolezza, per far maturare anche nell’opinione pubblica la convinzione che sia necessario invertire la rotta, promuovendo stili di vita più umani e “sostenibili”.
Quali sono secondo la Fiab le scelte necessarie per incentivare la ciclabilità?
È necessario avere ben presente che non ci si rivolge solo a coloro che “normalmente” usano la bici per spostarsi in città, ma principalmente a coloro che potrebbero passare alle due ruote se le condizioni diventassero più favorevoli. E allora, per pensare a un sistema di mobilità in cui la bicicletta come mezzo di trasporto urbano inizi ad avere piena dignità, sono necessarie precise e coraggiose scelte politiche e capacità tecnico-operative utili a pianificare, progettare e realizzare interventi di qualità a livello infrastrutturale, organizzativo e di comunicazione.

Il primo passo dovrebbe consistere nella redazione di un “abaco” della ciclabilità, una sorta di vademecum delle possibili soluzioni tecniche adottabili nei vari contesti della viabilità cittadina; in pratica uno strumento di lavoro destinato alla crescita della cultura tecnica degli operatori pubblici in materia di mobilità ciclistica, che permetta di programmare e progettare gli interventi specifici con una visione unitaria e coerente. Quindi la stesura del Biciplan, ovvero il piano specifico che, nell’ambito del Piano Urbano del Traffico, pianifichi la realizzazione a medio termine della rete ciclabile individuandone i principali percorsi, le tipologie, le gerarchie, le connessioni. Per poter passare quindi alla realizzazione di percorsi continui, confortevoli e sicuri che dai sobborghi e dai quartieri periferici conducano in centro, connettendo quelli già esistenti e mettendone in sicurezza i punti più critici. Dare l’opportunità ai cittadini di pedalare su percorsi continui e sicuri è la premessa necessaria per lo sviluppo della mobilità ciclistica. Ma non sufficiente: per ottenere dei risultati è necessario che l’offerta sia accompagnata da azioni finalizzate a sollecitarne la domanda, a modificare le abitudini consolidate, mediante campagne di comunicazione intense e permanenti, a spiegare gli obiettivi dei nuovi interventi, illustrandone la convenienza per il cittadino e per l’ambiente, a rafforzare, attraverso processi di progettazione partecipata, nei cittadini la motivazione ad intraprendere comportamenti virtuosi.
Un settore fondamentale di intervento è la scuola: incentivando ad esempio la messa in sicurezza di percorsi casa-scuola, per cominciare con gli studenti a scoprire che un’altra mobilità è possibile. Ogni caso è a sé, ma ci sono ormai anche in Italia, oltre che in Europa, realtà che hanno sviluppato buone pratiche di mobilità sostenibile, da cui trarre insegnamento. L’obiettivo, ambizioso, che deve essere però chiaro, è quello di sconfiggere il predominio culturale dell’auto privata sul bisogno di mobilità.
[continua]