Pattumiera dell’atomo, il Piemonte spinge per costruirla
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
7 Ottobre 2014
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Pattumiera dell’atomo, il Piemonte spinge per costruirla

La nostra regione detiene la maggior parte delle scorie nucleari d'Italia, divise tra Trino, Saluggia e Bosco Marengo. Con il deposito nazionale ce ne potremmo liberare. Ma l'iter per la costruzione è pieno di difficoltà. E intanto i siti di stoccaggio provvisori...

La nostra regione detiene la maggior parte delle scorie nucleari d'Italia, divise tra Trino, Saluggia e Bosco Marengo. Con il deposito nazionale ce ne potremmo liberare. Ma l'iter per la costruzione è pieno di difficoltà. E intanto i siti di stoccaggio provvisori...

BOSCO MARENGO – Per il nucleare italiano il tempo stringe. “Cancellato” con il referendum del 1987, a distanza di quasi trent’anni il nostro Paese non è ancora riuscito a liberarsi della pesante eredità, che prende il nome di scorie nucleari.
E il tempo stringe. Un paio di settimane fa 17 consiglieri regionali di centrosinistra hanno firmato la mozione presentata da Marco Grimaldi (Sel) chiedendo a Sergio Chiamparino di fare pressione sul governo affinché velocizzi l’iter per l’individuazione del deposito nazionale unico: la pattumiera che dovrà contenere tutte i rifiuti atomici prodotti nel nostro Paese. Al Piemonte conviene che si faccia: almeno potrà liberarsi delle scorie attualmente depositate a Trino, Saluggia e Bosco Marengo.

L’iter è partito, ma con un ritardo che ha fatto irritare la Francia, destinataria delle scorie nucleari che, dal Piemonte, vengono inviate a La Hague per il riprocessamento, vale a dire per ridurne il potenziale radioattivo. Dalla Francia, dovrebbero tornare in Italia una volta che il sito nazionale sarà pronto (cioè intorno al 2020-2025). Ma Oltralpe diffidano della nostra puntualità, e secondo fonti di stampa la Francia avrebbe sospeso il ricevimento dei rifiuti atomici in attesa di maggiori certezze.

Legambiente è contraria alla realizzazione dei depositi temporanei (ha firmato con Medicina Democratica e Pro Natura il ricorso a Tar e Consiglio di Stato contro quello di Bosco Marengo) e punta il dito contro lo sperpero di risorse. “È assurdo che a pochi mesi dalla definizione del sito di stoccaggio nazionale si continuino a sprecare soldi per la costruzione di nuovi depositi nucleari temporanei, peraltro in siti totalmente inidonei”, hanno detto Stefano Ciafani e Fabio Dovana, rispettivamente vicepresidente nazionale e presidente regionale di Legambiente.

La tabella di marcia prevede che entro la metà dell’anno prossimo si sappia qualcosa di più preciso sul deposito unico nazionale. Il 4 giugno scorso l’Ispra – l’Istituto superiore per la protezione ambientale – ha stabilito i criteri per il deposito nazionale unico. Unico davvero, perché dovrà possedere caratteristiche particolarissime: isolamento totale dall’acqua, fuori da zone vulcaniche o sismiche, esondabili o soggette a frane; lontano da parchi, luoghi di interesse naturalistico, dai centri abitati, e ad almeno un chilometro da autostrade, statali e ferrovie. Nelle vicinanze non ci dovranno essere attività industriali, dighe, aeroporti, poligoni o miniere.

Entro il 4 gennaio 2015 Sogin consegnerà all’Ispra e ai ministeri competenti la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Serviranno tre mesi di verifiche per autorizzare la pubblicazione della mappa, prevista per i primi di aprile. E poi inizierà la battaglia. Perché questo benedetto deposito nazionale nessuno lo vorrà. E nel frattempo le scorie di Bosco Marengo rimarranno dove sono.

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