Pattumiera dell’atomo, il Piemonte spinge per costruirla
La nostra regione detiene la maggior parte delle scorie nucleari d'Italia, divise tra Trino, Saluggia e Bosco Marengo. Con il deposito nazionale ce ne potremmo liberare. Ma l'iter per la costruzione è pieno di difficoltà. E intanto i siti di stoccaggio provvisori...
La nostra regione detiene la maggior parte delle scorie nucleari d'Italia, divise tra Trino, Saluggia e Bosco Marengo. Con il deposito nazionale ce ne potremmo liberare. Ma l'iter per la costruzione è pieno di difficoltà. E intanto i siti di stoccaggio provvisori...
BOSCO MARENGO – Per il nucleare italiano il tempo stringe. “Cancellato” con il referendum del 1987, a distanza di quasi trent’anni il nostro Paese non è ancora riuscito a liberarsi della pesante eredità, che prende il nome di scorie nucleari.E il tempo stringe. Un paio di settimane fa 17 consiglieri regionali di centrosinistra hanno firmato la mozione presentata da Marco Grimaldi (Sel) chiedendo a Sergio Chiamparino di fare pressione sul governo affinché velocizzi l’iter per l’individuazione del deposito nazionale unico: la pattumiera che dovrà contenere tutte i rifiuti atomici prodotti nel nostro Paese. Al Piemonte conviene che si faccia: almeno potrà liberarsi delle scorie attualmente depositate a Trino, Saluggia e Bosco Marengo.
L’iter è partito, ma con un ritardo che ha fatto irritare la Francia, destinataria delle scorie nucleari che, dal Piemonte, vengono inviate a La Hague per il riprocessamento, vale a dire per ridurne il potenziale radioattivo. Dalla Francia, dovrebbero tornare in Italia una volta che il sito nazionale sarà pronto (cioè intorno al 2020-2025). Ma Oltralpe diffidano della nostra puntualità, e secondo fonti di stampa la Francia avrebbe sospeso il ricevimento dei rifiuti atomici in attesa di maggiori certezze.
Legambiente è contraria alla realizzazione dei depositi temporanei (ha firmato con Medicina Democratica e Pro Natura il ricorso a Tar e Consiglio di Stato contro quello di Bosco Marengo) e punta il dito contro lo sperpero di risorse. “È assurdo che a pochi mesi dalla definizione del sito di stoccaggio nazionale si continuino a sprecare soldi per la costruzione di nuovi depositi nucleari temporanei, peraltro in siti totalmente inidonei”, hanno detto Stefano Ciafani e Fabio Dovana, rispettivamente vicepresidente nazionale e presidente regionale di Legambiente.
La tabella di marcia prevede che entro la metà dell’anno prossimo si sappia qualcosa di più preciso sul deposito unico nazionale. Il 4 giugno scorso l’Ispra – l’Istituto superiore per la protezione ambientale – ha stabilito i criteri per il deposito nazionale unico. Unico davvero, perché dovrà possedere caratteristiche particolarissime: isolamento totale dall’acqua, fuori da zone vulcaniche o sismiche, esondabili o soggette a frane; lontano da parchi, luoghi di interesse naturalistico, dai centri abitati, e ad almeno un chilometro da autostrade, statali e ferrovie. Nelle vicinanze non ci dovranno essere attività industriali, dighe, aeroporti, poligoni o miniere.
Entro il 4 gennaio 2015 Sogin consegnerà all’Ispra e ai ministeri competenti la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Serviranno tre mesi di verifiche per autorizzare la pubblicazione della mappa, prevista per i primi di aprile. E poi inizierà la battaglia. Perché questo benedetto deposito nazionale nessuno lo vorrà. E nel frattempo le scorie di Bosco Marengo rimarranno dove sono.