Porno Alessandria
Nellera di internet chi frequenta ancora i sexy shops cittadini? I dvd e le riviste in edicola restano invenduti? Con laiuto di negozianti e clienti facciamo il punto sui capricci hard e i gusti inconfessabili degli alessandrini
Nellera di internet chi frequenta ancora i sexy shops cittadini? I dvd e le riviste in edicola restano invenduti? Con laiuto di negozianti e clienti facciamo il punto sui capricci hard e i gusti inconfessabili degli alessandrini
ALESSANDRIA – Agosto, si sa, è uno dei periodi più “pigri” dell’anno: tutto rallenta, la città si svuota e c’è più tempo per guardarsi intorno e lasciare spazio a qualche curiosità. Oggi ci occupiamo del legame fra alessandrini e pornografia, e per farlo ci facciamo aiutare da chi in città di questa attività ci vive o, almeno, ci prova. Per iniziare siamo entrati in uno dei (pochi) sexy shops “storici” che ancora resistono in città e lì abbiamo trovato una piccola sorpresa: ad accoglierci c’è una giovane ragazza e non il commesso anzianotto e “un po’ maiale” che, carichi di pregiudizi e steoritipi, ci saremmo aspettati di trovare.
“Per me è come fare la commessa da qualsiasi altra parte, non ci sono poi tutte queste differenze” – ci racconta con un sorriso per nulla imbarazzato. “Certo, c’è da studiare un po’ per capire come funzionano i diversi oggetti: falli con ventosa o senza, anatomici, che vibrano o no, del tipo ‘rabbit’ per stimolazione multipla, doppi, anali… l’elenco è lungo, ma dopo un po’ si impara a gestire le diverse richieste dei clienti”.
Ma agli alessandrini il porno piace? Come si vince la concorrenza spietata di internet e la promessa di completo anonimato che la rete offre? “Da noi vengono almeno 6-7 clienti al giorno ma non tutti sono alessandrini. La paura di essere riconosciuti entrando o uscendo dal locale per molti c’è, e per questo esiste un vero e proprio traffico pendolare: c’è chi dalla città preferisce spostarsi altrove e chi invece dalle città limitrofe viene a fare qui i propri acquisti. Alessandrini nostri clienti ce ne sono, ma a questi si aggiungono persone di Voghera, Tortona e altre città nel raggio di qualche decina di chilometri da qui”.
Per comprare che cosa? Qual è il rapporto fra gli alessandrini e i gadget erotici? Cosa si vende di più? “Gli oggetti che vanno per la maggiore sono i vibratori e gli ovuli vaginali quando l’alessandrino compra per sé, mentre in tema di regali gli articoli più gettonati restano le bambole gonfiabili. Resistiamo rispetto all’online perché qui i prodotti si possono vedere di persona, mentre comprando su internet non si è mai certi di ciò che poi arriva a casa”.

A ricercare “una spintarella” per ravvivare la vita di coppia o semplicemente per provare cose nuove sono quindi un po’ tutti, e non mancano gli incontri bizzarri: “una volta è entrato un signore sui sessant’anni – ci confessano – che cercava pinze per capezzoli. Non riuscendo a spiegarsi bene ha aperto il vestito per mostrare le sue, che indossava, insieme a una vestaglia da donna. Questo è solo un esempio e di storie bizzarre sugli alessandrini ce ne sarebbe un bel campionario. Comunque il nostro negozio è frequentato quasi esclusivamente da italiani – concludono”.
Chi è meno audace può invece rivolgersi ai negozi completamente automatici e senza personale che da qualche tempo hanno fatto capolino anche da noi: come se si trattasse di un distributore di merendine si infilano i soldi e si vede scendere l’oggetto scelto. Dei bigliettini applicati di fianco alle confezioni spiegano le principali caratteristiche di utilizzo, però così manca l’assistenza al cliente, che in qualche caso può fare la differenza.
E le edicole?
Per chi ha ormai qualche decina d’anni alle spalle hanno rappresentato a lungo in città il modo più semplice per togliersi qualche curiosità. Anche qui però la concorrenza del web si è fatta sentire: “vendiamo ancora dvd e riviste di ogni genere, ma ormai solamente a chi non sa come andare su internet – ci spiega un edicolante – siamo vicini all’università ma nessun ragazzo ormai viene a chiederci certi prodotti (la cantilena sull’età si ripete identica in tutte le edicole consultate ndr)”. “Non ne teniamo – ci raccontano altri, con l’edicola proprio di fronte a una scuola, a due passi dal centro – ma è una scelta: preferiamo non esporre certe immagini dove passano i bambini. Però fino a poco tempo fa ci chiedevano riviste e dvd abbastanza spesso. Ora non più, viviamo di una clientela abituale che ormai ha capito che deve cercare altrove”.

Ammettiamo che non è semplice trovare chi ha il coraggio di raccontare la propria esperienza, anche se i numeri dicono che i frequentatori di sexy shops in città non mancano. “Non c’è assolutamente niente di male – ci racconta una ragazza sotto i 25 anni, cliente abituale e senza reticenze particolari – ma il problema in città è un certo provincialismo. Il “made in Italy” in fatto di oggettistica non è il massimo, e spesso si spacciano per buoni prodotti in realtà molto scadenti. Io preferisco i sexy shops di Milano o Torino non per una questione di privacy – perché penso non ci sia niente per cui imbarazzarsi, anche se a volte sono i commessi ad essere più agitati dei clienti e a mettere a disagio chi vuole informazioni – ma perché c’è molta più scelta di prodotti tedeschi o giapponesi, che, per esempio, per il sadomaso sono diverse spanne avanti. Qui da noi i negozi di oggettistica erotica vengono ancora vissuti come luoghi proibiti e malfrequentati, e un po’ tendono a giocare su questi cliché con luci al neon e prodotti improbabili in vetrina. Nelle grandi città esistono invece negozi dove ai clienti viene offerto perfino il caffé, dove l’atmosfera è rilassata, in vetrina si trovano prodotti di design e le persone non hanno problemi a fermarsi a dare un’occhiata. Sogno un’offerta su Alessandria all’altezza di ciò che si trova altrove, ma forse i tempi non sono ancora maturi”.
Che sia (anche) per questo che in città la popolazione continua a calare e si incontrano così spesso musi lunghi per le strade?