Vivere di musica: la storia di David
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Vivere di musica: la storia di David

Per la rubrica "Cerco lavoro...parto?" abbiamo intervistato David Lombardi, alessandrino che ha deciso di seguire il proprio sogno e vivere di musica. Dal Regno Unito all'Irlanda, dalla Svezia alla Francia, passando per il Nepal: "Un’esperienza all’estero, breve o lunga che sia, ci arricchisce e può farci capire che strada intraprendere nelle nostre vite"

Per la rubrica "Cerco lavoro...parto?" abbiamo intervistato David Lombardi, alessandrino che ha deciso di seguire il proprio sogno e vivere di musica. Dal Regno Unito all'Irlanda, dalla Svezia alla Francia, passando per il Nepal: "Un?esperienza all?estero, breve o lunga che sia, ci arricchisce e può farci capire che strada intraprendere nelle nostre vite"

INTERVISTE – Torna la rubrica “Cerco lavoro…parto?”. Questa volta intervistiamo David Lombardi, giovane alessandrino che ha deciso di seguire la propria passione, la musica, e di trasferirsi all’estero. 

Quando è nata l’idea di partire? Di cosa ti occupi adesso?
Ho deciso di partire nel 2008,  dopo essermi diplomato in violino e viola presso il Conservatorio “A.Vivaldi” di Alessandria. Le ragioni erano molte: volevo provare un’esperienza all’estero ed imparare l’inglese. In quegli anni, poi, avevo iniziato a sviluppare e coltivare un profondo interesse per generi diversi dalla musica classica, come il folk (in particolare quello irlandese, scozzese e di altri paesi del nord Europa ed America), jazz, blues, rock progressivo. Questa passione mi ha portato ad iscrivermi ad un bachelor in musica irlandese presso
l’ “Irish World Academy of Music and Dance” all’ Università di Limerick in Irlanda, dove mi sono laureato dopo quattro anni di studi. Nel 2012 mi sono quindi trasferito in Svezia, dove vivo tuttora, ed ho iniziato ed ultimato un Master in Musiche dal Mondo presso il “Conservatorio Reale di Stoccolma”. Una delle ragioni che mi hanno spinto a partire nel 2008 è stata anche la mancanza di prospettive lavorative nell’ambito artistico e musicale italiano. Purtroppo sempre più orchestre chiudono, il numero di cattedre in scuole e conservatori si riducono e dunque la fila per ottenere un posto di lavoro come insegnante di musica era ed è lunghissima. Anche la scena musicale non “classica” non offriva opportunità di lavoro sufficienti.

Come sono andati, gli ultimi anni?
Ho viaggiato molto, ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo e condiviso con loro esperienze interessantissime e coinvolgenti. Ho studiato ed imparato a suonare generi musicali e tecniche strumentali di cui non avevo nemmeno mai sentito parlare prima, ho iniziato vari progetti con musicisti in diversi paesi e registrato albums in Austria, Irlanda, Scozia, Svezia e Nepal. Ho inoltre imparato l’inglese ed il francese fluentemente e mi sto ora concentrando sullo spagnolo e lo svedese. Dopo tutti questi anni di studi, posso finalmente dedicare il mio tempo, esperienza e passione a diversi progetti musicali, alla composizione e all’insegnamento. Nei prossimi mesi sarò in tour nel Regno Unito e in Svizzera con lo show di musica e danza irlandese “Riverdance” ed andrò a Tokyo per dei concerti con un chitarrista giapponese.

Com’è la vita all’estero? Quali sono le principali differenze rispetto all’Italia?
Penso dipenda molto dal carattere di una persona. Indipendentemente da dove si vada a vivere all’estero, la cosa più importante è essere flessibile, avere la mente aperta, sapersi adattare e mantenere viva la curiosità di scoprire cose nuove, socializzare molto e pensare alle difficoltà come a delle belle sfide da vincere. Se ci si chiude in se stessi o si va in panico per piccoli problemi quotidiani, come la lingua diversa o le differenze culturali è difficile fare un’esperienza positiva.

Ci sono differenze rispetto all’Italia?
Molte, ma dipende dal paese in cui si vive. Per esempio qui in Svezia la gente è molto più riservata e nasconde di più i sentimenti ed emozioni mentre noi Italiani siamo più “calorosi”. Dall’altro lato la vita è decisamente più organizzata che in Italia, tutto funziona molto bene. Per esempio la gente paga le tasse ed è felice di farlo perché questo crea equilibrio e ognuno riceve in cambio servizi, assistenza sanitaria, pensione ecc. Inoltre c’è più aiuto da parte dello stato a tutti i livelli, più meritocrazia in ambito lavorativo, più rispetto delle risorse e della natura, delle diverse culture degli immigrati, di arti, cultura e storia. Ovviamente non tutto è perfetto all’estero, ma in molti paesi ci sono decisamente maggiori possibilità di creare qualcosa nella vita, d’inseguire i propri sogni e di trovare un lavoro connesso a quello per cui si è studiato tanti anni.

Hai girato molto per l’Europa?
Si, sono stato in vari paesi. In alcuni solo per brevi periodi, magari per suonare in festivals e concerti, in altri per alcuni mesi o anni. Come dicevo prima, ho studiato in Irlanda per quattro anni, ma durante il terzo anno di studi sono stato per sei mesi sull’isola francese della Réunion, nell’oceano indiano, e cinque mesi a Stoccolma per l’Erasmus. Ho eseguito concerti in molti paesi europei come Spagna, Francia, Germania, Austria, Polonia, Svezia, Finlandia, Estonia, Inghilterra, Irlanda e Scozia. Ho inoltre vissuto per tre mesi tra India e Nepal dove ho preso lezioni di musica classica indiana e sono entrato in contatto con musicisti locali con i quali ho anche registrato un album a Kathmandu che ha dato vita alla band “Laya Bazaar” con cui suono tuttora.

Qual è l’esperienza più assurda che hai fatto e che, in Italia, pensavi non avresti mai fatto?
E’ difficile rispondere a questa domanda, ne sono successe di cose “assurde” o speciali in questi anni! Le cose più belle sono state certamente gli incontri con persone e musicisti fantastici, imparare altre lingue (non era il mio forte a scuola!), e vedere luoghi splendidi durante i miei viaggi come la catena dell’ “Himalaya”, il “Taj Mahal” in India o l’alba sul “Piton des Neiges” (Isola della Réunion) a 3000 metri d’altezza mentre il vulcano “Piton de la Fournaise” eruttava.


Torneresti a vivere in Italia?
Sfortunatamente no. Non vedo ancora un futuro per me in Italia. I contatti più importanti che ho dal punto di vista lavorativo ed artistico sono all’estero e non credo in un miglioramento veloce della situazione italiana tale da farmi prendere in considerazione un ritorno. Gli Stati Uniti o il Canada sono un’opzione valida, ma penso di restare in Europa ancora per qualche anno. Tornerò però spesso in Italia per trovare la famiglia e gli amici più cari e per eseguire concerti con i progetti musicali che sto portando avanti. Vedo che molti giovani stanno fuggendo dalla realtà italiana per mancanza di prospettive lavorative e le tante incertezze sul futuro e questo mi dispiace molto, ma allo stesso tempo consiglio vivamente a chiunque ne abbia la possibilità di fare un’esperienza all’estero, breve o lunga che sia, in quanto l’incontro con altre culture ci arricchisce e può farci capire che strada intraprendere nelle nostre vite. 
 
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