Sei aree per prevenire l’inquinamento acustico
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Sei aree per prevenire l’inquinamento acustico

Le commissioni Ambiente e Territorio affrontano il tema dell'inquinamento acustico, illustrando le modifiche al regolamento rese necessarie dalle nuove leggi e dalla variante al Piano Regolatore

Le commissioni Ambiente e Territorio affrontano il tema dell'inquinamento acustico, illustrando le modifiche al regolamento rese necessarie dalle nuove leggi e dalla variante al Piano Regolatore

ALESSANDRIA – L’inquinamento ha diverse facce. Una delle più sottovalutate e spesso dimenticate è quella relativa al fattore acustico: rumori, più o meno invadenti, più o meno dannosi, che quotidianamente fanno parte della nostra vita e diventano, a tratti, sopportabili. Le commissioni Ambiente e Territorio hanno deciso di riunirsi, proprio per fare il punto sulla questione ‘inquinamento acustico’, anche in relazione alle nuove leggi emanate in materia e alla recente modifica della variante al Piano Regolatore.
“La classificazione acustica – ha spiegato l’assessore Claudio Lombardi – è un valore fondamentale per preservare alcune zone. Le sei categorie individuate permettono di classificare le aree, seguendo il modello del 2002 ma aggiornandolo anche in rapporto alle modifiche legislative e di piano regolatore. Il piano, così com’è oggi, non ha ricevuto critiche né dagli enti, che per altro hanno collaborato alla stesura tramite discussioni e confronti, né dai cittadini: aspettiamo dunque di portarlo in Consiglio Comunale”. “Due sono gli obiettivi – chiarisce il dirigente Pierfranco Robotti – da un lato la prevenzione del deterioramento delle aree, dall’altro il risanamento delle zone a rischio troppo elevato. Fino a poco tempo fa – prosegue – la considerazione per l’inquinamento acustico era scarsa. Oggi si tratta di un atto tecnico e politico che si collega al piano regolatore e diventa strumento imprescindibile per scelte oculate e responsabili, in unione con il nuovo codice della strada. Di fatto, una classificazione acustica permette di conoscere i valori massimi di rumorosità a cui attenersi, in un’ottica di pianificazione e di eventuali interventi mirati”.

Uno strumento dinamico che deve necessariamente essere modificato con l’avanzare degli anni e delle tecnologie: il piano del 2002, variato, non poteva che tener conto dei cambiamenti degli insediamenti urbanistici ed industriali, oltre che dell’evoluzione in termini di strumenti di tutela e prevenzione dall’inquinamento acustico. Sei le classificazioni, organizzate in modo tale da non avere (salvo eccezioni inevitabili) incongruenze nella tutela delle aree:

  • Area 1 (massimo 50 dB diurni, 40 db notturni): rientrano in questa zona gli ospedali e le strutture di cura con degenze, le scuole, i cimiteri e, più in generale, le zone che richiedono una particolare quiete.
  • Area 2 (massimo 55 dB diurni, 45 dB notturni): per le zone prevalentemente residenziali
  • Area 3 (massimo 60 dB diurni, 50 dB notturni): la zona più ampia, di tipo misto
  • Area 4 (massimo 65 dB diurni, 55 dB notturni): area di intensa attività umana, con insediamenti produttivi artigiani ed esercizi commerciali
  • Area 5 (massimo 70 dB diurni, 60 dB notturni): area prevelentemente industriale
  • Area 6 (massimo 70 dB diurni, 70 dB notturni): area esclusivamente industriale
“La velocità del rumore, in un’ottica di tutela, è quella del vagone più lento – commenta Piercarlo Fabbio (Pdl) – come tuteliamo le aree più complesse, penso ad esempio a quelle centrali in cui accanto ad una scuola si trova, ad esempio, un locale che fa musica? E come ci si rapporta, ad esempio, a realtà come quelle che indubbiamente nel 1995, anno in cui affonda le radici questo regolamento, non c’erano? Penso a zone come alla Clinica Città di Alessandria, che necessita di un evidente silenzio e attorno alla quale sorgono impianti sportivi, residenze, aree commerciali, unite da un solo asse viario, alla base dell’inquinamento acustico. Quando si è pensato di costruire qui la struttura non c’era nulla di tutto ciò: a chi spetta il compito di tutelare queste aree?” “La valutazione dell’area e dell’inquinamento acustico esistente – spiega l’architetto Robotti – spetta a chi decide di costruire in un determinato terreno: di fatto, il clima acustico va considerato prima del trasferimento e, in questo senso, ognuno difende e tutela sé stesso. Anche le aziende, in questo senso, devono considerare la conformità delle proprio emissioni sonore”.

E a proposito di aziende, “come si classifica il polo chimico di Spinetta Marengo, area delicata e, indubbiamente, caratterizzata da una disomogeneità a livello di coesistenza di abitazioni e industria?” chiede Francesco Di Salvo (Pd). “Solvay – chiarisce Robotti – ha una fascia di cuscinetto ma in questo caso, per tutelare il cittadino ed i suoi diritti, si è forzata l’interpretazione normativa, chiedendo di sopportare, per assurdo, rumore, ai fini di non creare danno all’utenza rendendo, di fatto, l’area bloccata”.

“Ci son stati campionamenti, valori fonometrici effettivamente registrati? – domanda Domenico Di Filippo (M5S) – Il mio timore è che i numeri di riferimento del 1995 non valgano più per una realtà attuale, così cambiata”. “I sopralluoghi sono stati fatti – spiegano i tecnici – al tempo della redazione della prima documentazione. Ora si è lavorato per verificare quelle aree più particolari, ma non è stato necessario intervenire oltre, dal momento che si tratta di lavori di revisione. Soltanto i dubbi richiedono una nuova valutazione, per evitare ridondanze”.

“Questo adeguamento – conclude l’assessore Lombardi – è dovuta all’evoluzione della città e mi auguro non condeda più deroghe o discussioni infinite. Esistono provvedimenti di tipo attivo e di tipo passivo atti a prevenire l’inquinamento acustico e, ad essere onesti, il livello di decibel considerato come massimo è molto basso. Una moto smarmittata arriva ai 105/110 dB, una F1 a 125 dB: i 70 dB considerati come tetto elevato sono in realtà volutamente tenuti bassi.”

I privati avranno ora sei mesi, a partire dall’attuazione della normativa, per presentare un piano di risanamento acustico per le situazioni a rischio, mentre gli edifici pubblici potranno contare di un anno di tempo per rientrare nella norma. “A questo proposto – conclude Lombardi – sarebbe bello poter coinvolgere le Ferrovie dello Stato, cui spetta la realizzazione, in molti anni, di fasce di rispetto: il tempo sta per scadere, perché non chiedere a che punto sono i lavori?”

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