Rifiuti abbandonati, di chi è la colpa?
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Rifiuti abbandonati, di chi è la colpa?

La Commissione Sicurezza e Ambiente fa il punto sulle discariche abusive e sui rifiuti abbandonati. Tra proposte di sensibilizzazione e complicati iter burocratici, si avverte la sensazione di dover potenziare i servizi. Ma come?

La Commissione Sicurezza e Ambiente fa il punto sulle discariche abusive e sui rifiuti abbandonati. Tra proposte di sensibilizzazione e complicati iter burocratici, si avverte la sensazione di dover potenziare i servizi. Ma come?

ALESSANDRIA – La domanda sembra retorica: responsabile dei rifiuti abbandonati è chi li abbandona, in aree private o comunali, senza dar troppo peso al danno che apporta in termini di decoro urbano e di inquinamento. La questione delle discariche abusive di inerti o materiali pericolosi, però, è complessa, complicata, ingarbugliata. A rendere ancora più faticosa la zoppicante cultura civica di alcuni alessandrini intervengono anche la crisi, con i suoi tagli, e la burocrazia, che rallenta iter già di per sé macchinosi. Di questo e di molto altro si è discusso nella mattina di lunedì 23 giugno, nel corso della Commissione Sicurezza e Ambiente che ha visto, all’ordine del giorno, il problema dei rifiuti abbandonati in città e nelle zone più periferiche del territorio comunale. “Parliamo di discariche abusive di inerti, rifiuti pericolosi, eternit.– spiega Daniele Coloris, presidente della Commissione – Vogliamo capire le possibilità di intervento sui siti presi in considerazione, quelli di via Giordano Bruno e via Einaudi in particolare, per comprendere da Arpa se (e in quale misura) esista un rischio amianto”. 

“C’è una doverosa premessa da fare – spiega l’architetto Pierfranco Robotti, dell’ufficio Tutela dell’Ambiente – Dal 2012 tutte le attività che non siano la raccolta e la distribuzione dei rifiuti urbani non sono più trattate, a seguito delle decisioni prese dalla giunta. Nel giugno dello scorso anno, poi, Amiu ha annunciato di non potersi più far carico dei rifiuti non conferibili ad Aral e questo, di fatto, ha creato una sorta di impasse: per risolvere la questione dei rifiuti di via Giordano Bruno o via Einaudi, ad esempio, bisogna avviare una triplice pratica, coinvolgendo Amiu, un’azienda che si occupa della rimozione degli inerti ed una che sia specializzata, invece, nel campo dell’amianto. Questo comporta – prosegue – un lavoro complesso, gestito per intero dall’ufficio ambiente, che contatta le ditte, fa i sopralluoghi, richiede il preventivo e sceglie. E trovare chi sia disposto a lavorare per noi non è così facile, considerati i ritardi del pagamento”. Più nel dettaglio, i lavori presi in esame dalla Commissione, quelli di via Giordano Bruno e via Einaudi, verranno risolti in tempi brevi “insieme a quelli di altri quindici siti simili – spiega Robotti – Diversa è la questione dell’amianto, che dal 2009 può essere affrontata con l’aiuto di Arpa Piemonte, che analizza i campioni e valuta la pericolosità dei rifiuti. I tempi, qui, sono più lunghi, ma permettono di risparmiare soldi in opere di bonifica di materiale che sembra amianto ma, alla fine, amianto non è. Nel piazzale Einaudi, ad esempio, contro ogni previsione, non c’è traccia d’amianto, mentre in via Giordano Bruno è presente”.

Importante, quando si ha a che fare con un nemico subdolo come l’amianto, è sapere dove si trovi: per questo motivo l’architetto Robotti auspica “una mappatura, che per altro abbiamo richiesto ad aprile al Corpo di Polizia Municipale. E un impegno per i tre Ispettori Ambientali, che potrebbero accertare la natura dei rifiuti, la paternità del reato – con l’aiuto delle Forze dell’Ordine – e la proprietà del terreno su cui sorge la discarica abusiva. Un ultimo suggerimento potrebbe essere la messa in sicurezza delle aree in cui si trova l’eternit: nulla di complicato, semplicemente un telo di plastica e dei picchetti, che segnalino come la zona è già stata presa in considerazione dall’amministrazione comunale”. “La mappatura – spiega Simone Annaratone IdV – c’è già, realizzata dagli Ispettori Ambientali: in Google Maps si possono vedere le aree a rischio, le coordinate geografiche, gli indirizzi. Quanto alla protezione, a chi spetta la messa in sicurezza? Un normale dipendente può occuparsene? E non è un paradosso che gli Ispettori Ambientali facciano esattamente quello che facevano già da tempo, ma siano stati privati della possibilità di multare i trasgressori?” “Le mappe virtuali – continua Robotti – sono relativamente importanti: ci interessa conoscere i proprietari del terreno e, ancora di più, a chi imputare il gesto” .
 
“La situazione ereditata – spiega l’assessore Claudio Lombardi – ha reso inevitabile l’intervento su Amiu, per evitare che la questione precipitasse ulteriormente. Sapevamo che, riducendo i servizi accessori, si sarebbe ridotta la qualità del servizio, ma si trattava di una condizione grave, che richiedeva decisioni immediate. Ci sarà tempo dopo, a salvataggio concluso, per ampliare e ragionare sui compiti di Amiu. Mi lascia invece più perplesso la decisione di chiudere il laboratorio locale di Arpa, così importante per un’area ad alto inquinamento come la nostra: si parla di riduzione di impiego, di attività, di allungamento dei tempi”. “Casale Monferrato è a poco più di trenta chilometri – aggiunge Renzo Penna (Sel) – ma l’amianto sembra un rischio lontano. Sarebbe utile, importante, sensibilizzare la popolazione sul rischio di queste fibre, magari concentrandosi sull’importanze della creazione di discariche per l’amianto. Il Comune capoluogo dovrà avere un ruolo importante, fondamentale anche in vista della fine delle province. E poi un punto, importantissimo: queste discariche abusive non sono quasi mai opera di privati cittadini: si tratta di aziende, di ditte, di persone che dovrebbero essere identificate e punite”.

“Gli Ispettori Ambientali sono importanti – prosegue Francesco Di Salvo, Pd – perché la prima fase, la ricognizione, non può venire meno: sì ad una valutazione e ad un potenziamento del loro ruolo, insomma, ma anche ad una pressione affinché i risultati delle analisi Arpa arrivino nel minor tempo possibile, se la chiusura del polo di Alessandria è ormai davvero inevitabile”. “Ci sembran rimpalli tecnici – commenta Domenico Di Filippo, M5S – in cui la politici ed i tecnici, entrambi colpevoli, si scambiano le responsabilità, senza che però ci sia un piano preciso per risolvere la questione. Le nostre proposte sono semplici: uno sportello, anche virtuale, cui esporre le denunce, un piano di incremento dei ritiri Amiu, previsti solo al sabato, e un ruolo maggiore alle guardie ecologiche ed ai vigili ambientali. Andiamo sul concreto, insomma. E i dipendenti Amiu potrebbero occuparsi di verde e degli altri servizi”. “Il problema – ribatte Ciro Fiorentino, FdS – è che Amiu è in liquidazione e, dal dicembre del 2013, in fallimento: l’azienda, insomma, fa solo l’ordinaria amministrazione, con un contratto di servizio, per giunta, scaduto. Non c’è dubbio che tutto vada meglio organizzato, con interventi anche sui mezzi. Le idee, però, devono arrivare dalla giunta e dalla maggioranza”.

Le proposte avanzate, insomma, vanno in diverse direzioni: maggior impegno nella fase di monitoraggio, interventi anche da parte della Regione, sensibilizzazione e un potenziamento dell’attività degli uffici. “Ma per far questo – puntualizza Robotti – serve potenziare la struttura”.
 
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