Cittadella della Giustizia, teleriscaldamento per tutti e il nuovo ponte sulla Bormida
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Cittadella della Giustizia, teleriscaldamento per tutti e il nuovo ponte sulla Bormida

L'assessore Ferralasco risponde a tutto campo sul programma di mandato e le intenzioni della Giunta sugli interventi strategici in città dei prossimi mesi e anni: dallo spostamento del Tribunale a un possibile "piano b" per la Cittadella, da un progetto d'avanguardia che fornirà teleriscaldamento all'80% della città fino alla volontà di lavorare a un nuovo Piano Regolatore e alla costruzione di un secondo ponte sulla Bormida

L'assessore Ferralasco risponde a tutto campo sul programma di mandato e le intenzioni della Giunta sugli interventi strategici in città dei prossimi mesi e anni: dallo spostamento del Tribunale a un possibile "piano b" per la Cittadella, da un progetto d'avanguardia che fornirà teleriscaldamento all'80% della città fino alla volontà di lavorare a un nuovo Piano Regolatore e alla costruzione di un secondo ponte sulla Bormida

ALESSANDRIA – Dopo la prima parte dell’intervista all’assessore Marcello Ferralasco sul programma di mandato, con particolare attenzione ai temi della riorganizzazione della mobilità in città, proseguiamo oggi affrontando gli altri ambiti inclusi fra le sue deleghe.

Assessore Ferralasco, riprendiamo il discorso sulla città ragionando più nel complesso di piani urbanistici e riqualificazione degli spazi più degradati. Nel programma di Rita Rossa c’era un richiamo forte a progetti d’integrazione sociale, per esempio sul modello di Habital. Oggi ci troviamo però con spazi occupati (pur non di proprietà comunale) e quelle che lei stesso aveva definito come bombe sociali a rischio di esplodere (per esempio con riferimento al villaggio Norberto Rosa al Cristo). Ci sono piani in merito?
E’ chiaro che il tema è all’attenzione dell’amministrazione ma solo questa può fare ben poco. In generale i comuni hanno poteri di intervento limitati su tematiche che richiedono investimenti per la riqualificazione di ben altra sostanza, così come per affrontare l’emergenza abitativa. Se, grazie all’aiuto di una rete di soggetti del privato sociale e dell’associazionismo, si riescono a fatica a trovare soluzioni tampone per i casi più urgenti, non si è invece in grado di produrre da soli interventi più strutturali. 

Per quel che riguarda invece i grandi interventi di riorganizzazione di attività strategiche in città? Si era parlato di un ripensamento relativo alla ricollocazione del Tribunale (per il quale sono stati fatti investimenti in piazzetta Bini, anche se si guarda decisamente alla Caserme Valfré), della casa circondariale Catiello-Gaeta (ex Don Soria) e dell’Ospedale. A che punto siamo?
Sul carcere e sull’ospedale non ci sono novità. L’ospedale da qui a 10 anni sarà per la città una priorità ma al momento non ci sono i soldi per pensare interventi. Sullo spostamento del Tribunale invece siamo ormai a una svolta speriamo decisiva. Gli investimenti in piazzetta Bini, alcune centinaia di migliaia di euro spese dal Comune, in attesa che lo Stato in futuro ne restituisca il 70%, sono resi necessari dall’impossibilità del Tribunale di assolvere alle sue funzioni negli spazi oggi a disposizione. E’ comunque una soluzione tampone. La vera svolta riguarda la cosiddetta Cittadella della Giustizia che potrebbe sorgere nella caserma Valfré, che potrebbe ospitare anche l’archivio di Stato e forse alcuni servizi dell’Avogadro. Stiamo parlando di un grande intervento per la città, paragonabile negli ultimi decenni forse solo alla riqualificazione dell’ex industria Borsalino con l’insediamento dell’Università. 

Di quali tempistiche stiamo parlando?
Entro settembre si dovrebbe arrivare a un accordo di programma fra i diversi soggetti interessati. Poi ovviamente per realizzare il progetto nel suo insieme serviranno tempi abbastanza lunghi, visto l’importanza delle strutture da spostare. 

E del vecchio Palazzo di Giustizia cosa se ne farà?
E’ del Comune e potrebbe rappresentare un piccolo tesoretto a disposizione dell’Amministrazione sul quale sviluppare delle progettualità. In più il trasferimento vorrebbe dire dismettere alcune affittanze piuttosto onerose che il Comune sta pagando perché le attività legate alla Giustizia non si esauriscono nel solo Tribunale e lo Stato è in ritardo di un paio d’anni nel rimborsare la sua quota al Comune, pari al 70% dei soldi spesi. Con lo spostamento si liberebbero quindi ulteriori risorse.

Il Palazzo del Tribunale potrebbe essere venduto? E’ in una zona di pregio…
Diciamo che è una possibilità.

Sempre relativamente a grandi progetti cittadini citati nel programma elettorale dal Sindaco o balzati all’attenzione della città per fatti di cronaca, ci sono novità sulla possibilità di ottenere dal demanio l’area dell’attuale aereoporto per la realizzazione del più volte invocato parco cittadino intitolato a Gandhi e per lo spostamento della zona di decollo e atterraggio in un luogo più sicuro fuori città?
No, abbiamo più volte sollecitato una risposta da parte dell’Enac e dei soggetti competenti senza però, ad oggi, ottenere attenzione. 

Com’è possibile accumulare un ritardo così grande? Sono state fornire delle giustificazioni?
Solamente in via ufficiosa: internamente all’Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) è in corso una riorganizzazione che ha di fatto eliminato l’ufficio di Torino (cui faceva capo l’aeroporto di Alessandria) e l’ha accorpato con quello di Genova. Questo ha comportato alcuni disagi e il ritardo in numerose risposte a enti territoriali, non solamente a noi. 

Su altri fronti invece i lavori in città stanno per partire. E’ il caso degli interventi di riqualificazione legati al Pisu. A che punto siamo? Non siamo in ritardo rispetto al cronoprogramma originale?
Sì. I lavori sono in fase di affidamento, e non ci sono dubbi sul fatto che partiranno a breve, ma è vero che siamo in ritardo rispetto al programma iniziale. Oggi i cantieri dovrebbero già essere aperti, ma diciamo che la conclusione dei lavori non dovrebbe slittare più di qualche mese: rispetto all’orizzonte del 2014 sforeremo arrivando forse a terminare gli ultimi cantieri verso marzo – aprile 2015. 

E per quel che riguarda il ponte Meier?
Lì invece si è sostanzialmente in pari con il programma e potrebbe pertanto essere terminato nei lavori essenziali entro la fine dell’anno. 

Apriamo ora il capitolo relativo agli aspetti più infrastrutturali della città: come proseguono i lavori di cablaggio relativi alla fibra ottica in centro?
La Telecom sta proseguendo il suo lavoro rispettando gli impegni presi, e, grazie a una variazione concordata ma per nulla scontata in fase iniziale, il piano di cablaggio verrà esteso anche all’area suburbana a nord e a est, comprendendo tutta Spinetta Marengo. E’ un elemento importante perché garantirà una connessione a internet particolarmente veloce sia agli utenti privati che al settore business. 

Nella prima intervista si era parlato poi di un’area destinata alla logistica dietro lo scalo ferroviario. Ci sono novità?
Per ora no, e questo ovviamente non è un buon segnale. Noi abbiamo fatto questo investimento in prospettiva, per dimostrare come il Comune possa avere qualcosa di importante da dire anche in questo settore, ma, visti i travagli che sta subendo il Terzo Valico, si può immaginare che le attività proseguano a rilento. Fra le opere compensative per il Terzo Valico RFI aveva il compito di realizzare uno studio aggiornato sulle possibilità di sviluppo logistico dell’area dell’alessandrino e del tortonese. Lo studio dovrebbe partire a breve e potrebbe preludere all’identificazione di risorse per investimenti. Noi per ora siamo alla finestra e non abbiamo obiettivamente grande potere di indirizzo. 

Sempre in tema di logistica, ci sono novità dal tavolo tecnico istituito con Politecnico e Università sul fronte energetico?
Per dire le cose come stanno, in questa partita le colpe sul ritardo sono da attribuire a me e me ne assumo la totale responsabilità. Non avendo personale a disposizione per lavorarci è un fronte che è rimasto indietro, ma mi punge nel vivo perché è un ambito di lavoro al quale credo tantissimo. Spero presto di potermi riattivare in questa direzione. Però sul piano energetico qualche altra novità significativa per la città c’è. 

Di cosa si tratta?
Dopo un lavoro preparatorio piuttosto lungo è arrivata una proposta ufficiale da parte di un operatore privato per la realizzazione di un piano enorme di teleriscaldamento urbano. Stiamo parlando di una copertura dell’80% dell’area urbana, a fronte di un investimento poderoso in grado in 7-8 anni di cambiare radicalmente l’organizzazione energetica di Alessandria, con lavori importanti a più livelli, compreso il rifacimento di tutte le strade sotto le quali dovrebbero passare i tubi per convogliare il calore. Non sono molte le città della nostra grandezza in Italia ad avere un piano del genere, che ci porrebbe di fatto fra le realtà più all’avanguardia. 

Quali impatti concreti ci sarebbero per la città? Quali risparmi a livello economico e quali migliorie a livello energetico?
Sul piano economico il risparmio medio per i cittadini si assesterebbe fra il 10 e il 15%, ma molto dipende dal livello di coibentazione degli edifici. Il guadagno maggiore sarebbe però di tipo ambientale, in termini di emissioni, perché una sola centrale avrebbe un rendimento estremamente più efficiente rispetto a tante singole realtà oggi presenti sul territorio, alcune delle quali ormai decisamente obsolete e quindi inquinanti. 

Sull’aspetto più complessivo della pianificazione urbana ed extraurbana che ragionamenti avete intenzione di portare avanti? Nella precedente intervista si parlava della necessità di mettere mano al Piano Regolatore, un’altra sfida decisamente grande e costosa…
A maggio è stata approvata una variante parziale del Piano Regolatore, peraltro di portata piuttosto limitata, che ha impegnato gli uffici per ben tre anni. Sono tempi biblici visti dall’esterno, ma dall’interno purtroppo posso confermare che in Italia le tempistiche sono queste. Chiusa questa partita è sicuramente tempo di ragionare di un Piano Regolatore nuovo, considerando il fatto che in termini di progettazione della città siamo fermi più o meno ai ragionamenti fatti 50 anni fa. E’ necessario fermarsi a ragionare di dove vogliamo andare perché solamente così si sarà in grado di attrarre finanziamenti privati e di pianificare strategie di sviluppo coerenti e non improvvisate. Andrà fatto costi quel che costi (non meno di 500 mila euro ndr). 

Con quali direttrici programmatiche? L’obiettivo è il “consumo zero” del territorio?
Il primo cardine sarà quello di riorientare le azioni e gli investimenti sul territorio verso la riqualificazione di quello che c’è già nelle aree urbanizzate, senza estenderle ulteriormente. Si tratta di una lavoro di progettazione molto ampio che non potrà essere concluso nel mandato della Giunta ma è fondamentale che venga avviato.

Con quali risorse è possibile realizzarlo?
Per fare la revisione del piano regolatore di solito i comuni grandi cercano il nome di richiamo, il grande urbanista da sfoggiare, anche se non sempre poi questo equivale alla certezza di una data qualità del prodotto finale. Io penso invece a un bando per raccogliere 8-10 giovani professionisti del territorio, possibilmente sotto i 35 anni, con nel curriculum esperienze analoghe per altri comuni e, se possibile, anche esperienze all’estero. L’obiettivo sarebbe quello di affidarsi a un team di giovani professionisti da pagare sicuramente meno del grande nome ma capaci di ragionare in maniera approfondita dello sviluppo della città. Se da questo lavoro gemmassero poi collaborazioni serie con dei privati il loro lavoro potrebbe essere ripagato con progetti da realizzare in partnership, a patto che rappresentino reali opportunità per la città e gli alessandrini. Se otterrò il via libera il bando potrebbe partire da settembre o ottobre.

Nei ragionamenti sullo sviluppo e la sicurezza della città ci sarà anche un nuovo ponte sulla Bormida?
Il nuovo ponte sulla Bormida è difficilmente rimandabile. Non si può mantenere un capoluogo di provincia in questa situazione ancora a lungo. Il ponte attuale, che pure verrà ampliato con una seconda struttura in affiancamento, non può strutturalmente bastare, anche tenuto conto dei suoi limiti. E’ un ponte che va bene per il traffico ordinario, ma non può reggere eventi straordinari. In caso di forte piena va chiuso, come già avvenuto in passato, creando gravi problemi a tutta l’area di Spinetta, che resta di fatto quasi isolata dalla città. In più ci sono anche ragioni di sicurezza legata alla presenza a Spinetta di impianti a rischio rilevante di incidenti. Non ci si può trovare con i mezzi di soccorso e l’ospedale al di là di un ponte che potrebbe essere momentaneamente chiuso. Per questo, sì, andrà pensato un altro ponte, che potrebbe collegare lo svincolo della tangenziale che passa vicino al centro commerciale “Panorama” direttamente con il piazzale dell’azienda Solvay. E’ ovvio che stiamo parlando di un investimento che non può essere compiuto dal solo Comune, ma ci sono ragioni di sicurezza che riguardano la Protezione Civile e altri soggetti con i quali bisognerà riflettere in maniera approfondita.

Quali sono le altre priorità?
Una è senz’altro il miglioramento significativo del collegamento ferroviario su Milano. Anche questo ovviamente è un intervento che trascende le possibilità decisionali del solo Comune, ma è assolutamente strategico ottenere un collegamento veloce, di un’ora al massimo, simile cioè a quanto avviene per Genova e Torino. Il beneficio non sarebbe solo per i pendolari, ma anche per gli investitori privati, perché le distanze in treno sono uno dei fattori che vengono presi in considerazione. In più il prossimo anno ci sarà l’Expo 2015 e il nostro territorio, visto anche il grande riconoscimento attributo a Monferrato Langhe e Roero, potrebbe essere una zona allettante nella quale soggiornare considerato il fatto che l’area milanese non potrà accogliere tutti i turisti che arriveranno.

Chiudiamo con la Cittadella: a che punto siamo? Ci sono stati contatti con soggetti privati interessati a partecipare al bando?
Il bando scadrà il 9 di settembre. Ad oggi un soggetto si è fatto avanti in maniera più esplicita e un altro ha chiesto informazioni. Diciamo che il mese di luglio sarà decisivo per chiarirsi le idee sulle reali intenzioni delle realtà interessate e del rapporto che potrebbero instaurare con la città. 

Cosa succederà se il bando dovesse andare deserto? Il Comune potrebbe rientrare in campo, visto che il capitolo dissesto è ormai chiuso e la Regione ha un colore politico ora vicino all’amministrazione? Se sì, con che ruolo?
E’ un bando molto impegnativo e se andasse deserto ci rimboccheremo le maniche. Non credo si possano attendere risorse dalla Regione. Si potrebbe però avviare un ragionamento più autarchico che coinvolga pubblico e privati, in questo caso più d’uno, con diversi soggetti ai quali affidare porzioni della Cittadella da gestire secondo un piano complessivo comune. La buona notizia è che la Cittadella è stata inserita fra i 7 monumenti da salvare secondo la classifica di “Europa Nostra” e questo comporterà che una commissione in rappresentanza della Banca Europea degli Investimenti produrrà una consulenza gratuita su possibili interventi di riqualificazione. Questo percorso non porterà direttamente soldi ma nel “piano b”, se il bando attuale dovesse andare deserto, potrebbe aprire una serie di relazioni e ragionamenti importanti in prospettiva. La visita della commissione è prevista per settembre e noi ovviamente l’aspetteremo con il vestito della festa.

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