Buona domenica a tutti: o no?
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Buona domenica a tutti: o no?

Dal gruppo “Domenica No Grazie Alessandria” un nuovo appello contro l’apertura dei negozi e in particolare dei grandi centri commerciali la domenica: “non è vero che aumentano le vendite, vengono solo spalmate su più giorni, ma così facendo si obbligano i dipendenti a turni massacranti e si fa concorrenza sleale a piccola distribuzione. Lasciate perdere i casermoni dello shopping e godetevi la vita”

Dal gruppo ?Domenica No Grazie Alessandria? un nuovo appello contro l?apertura dei negozi e in particolare dei grandi centri commerciali la domenica: ?non è vero che aumentano le vendite, vengono solo spalmate su più giorni, ma così facendo si obbligano i dipendenti a turni massacranti e si fa concorrenza sleale a piccola distribuzione. Lasciate perdere i casermoni dello shopping e godetevi la vita?

ALESSANDRIA – “Buongiorno, chi scrive oggi al vostro giornale non è un imprenditore, rovinato e deluso dallo Stato assente, ma un dipendente della Grande Distribuzione Organizzata, l’altra faccia della medaglia”. Comincia così l’appello giunto in redazione e che pubblichiamo per mantenere vivo un dibattito in realtà mai sopito: c’è davvero bisogno delle aperture dei centri commerciali la domenica? Siamo tutti consapevoli di cosa questo voglia dire per i dipendenti? D’altro canto, è giusto in periodo di crisi economica limitare la possibilità dei negozi di stare aperti quanto più preferiscono? 

Se queste domande possono mettere in difficoltà molti, il comitato spontaneo “Domenica No Grazie Alessandria” che si rifà e si coordina a un gruppo nazionale, pare avere le idee in realtà molto chiare:

  • “all’apparenza può sembrare comodo per i consumatori avere la possibilità di acquistare come e quando vogliono, ma vediamo in dettaglio i veri risvolti di questa manovra, che di europeo ha ben poco, sebbene spesso le aperture vengano giustificate proponendo di guardare oltre i confini italiani:
  • non ci sono state le tanto millantate assunzioni, se non un selvaggio aumento del precariato; questo costringe i lavoratori a turni massacranti, a continue modifiche agli orari di lavoro, a subire ricatti e non contribuisce ad aumentare l’occupazione che in Italia è ormai ferma.
  • gli incassi complessivi della settimana non sono aumentati, ma solo diluiti su 7 giorni anziché 6. Spesso ci si imbatte in offerte speciali solo di domenica per attrarre clientela, e in linea generale tutti i prezzi hanno subito un piccolo, ma costante rialzo, per fare fronte all’inevitabile aumento dei costi di gestione.
  • grazie ad una provvidenziale modifica del CCNL Commercio, il lavoro domenicale è diventato quasi per tutti obbligatorio e non è considerato straordinario, non contempla più il riposo compensativo ma prevede solo una piccola maggiorazione oraria che a fine mese fa aumentare le nostre buste paga di ‘ben’ 60-70 euro. In molti casi anche le festività sono pagate in ordinaria.
  • non è mai prevista una turnazione, il giorno di riposo è fruibile solo in settimana, quando il marito, i figli, gli amici sono ovviamente impegnati.
  • tutto questo genera una situazione di fortissimo disagio per i piccoli e medi commercianti cittadini, che non hanno ricevuto alcun aiuto o sovvenzione per queste aperture indiscriminate. Quindi, da soli, devono farsi carico di un turnover che, per le piccole realtà, è davvero difficile da gestire. Quei pochi coraggiosi che, invece, decidono di lavorare nei centri commerciali, si trovano di fronte ad affitti e spese condominiali abnormi e multe salatissime in caso di giorni di chiusura.
  • non è stata affatto l’Europa a chiederci la liberalizzazione, anzi l’Italia è l’unica ad avere un regime così indiscriminato di aperture, e questo e’ un dato facilmente documentabile.
  • con questa palese disparità di trattamento tra categorie, si crea un’Italia a due velocità, in cui nel weekend e festivi una parte di lavoratori si occupa di gestire il tempo libero di chi, privilegiato, non si rende conto di cosa significhi avere due giorni consecutivi e le festività liberi dal lavoro. Ad esempio, il tipico pic nic di Pasquetta è per noi un lontano ricordo, visto che in quella giornata siamo a lavorare…
 
Sì, ci sono categorie che lavorano a ciclo continuo da sempre – prosegue la riflessione di DNG Alessandria -, ma noi siamo gli unici costretti a lavorare tutte le domeniche, tutti i festivi e non salviamo vite, non spegniamo incendi, vendiamo semplicemente oggetti sette giorni su sette. Domenica No Grazie Italia è un gruppo Facebook (apolitico e non sindacale) nato nel settembre 2013 come strumento di divulgazione di informazioni, di attività, proposte e suggerimenti che riguardano il settore commercio e i lavoratori. Ci prefiggiamo l’obiettivo di dialogare con le Istituzioni, al fine di ridurre le aperture a 12 domeniche all’anno e nessun festivo. Quindi ecco la nostra domanda conclusiva rivolta a tutti: è davvero necessario passare il tempo libero a fare shopping in casermoni? Come mai i clienti della domenica fanno acquisti con il pretesto di non avere assolutamente tempo in settimana, nemmeno di sabato? Perché si vuole sostituire i nostri centri storici con con questi orribili non-luoghi, freschi d’estate e caldi d’inverno? No, tutto ciò non solo non serve, ma crea danni irreparabili all’economia, al benessere sociale, alle famiglie”.

Manuela Ulandi, presidente di Confesercenti Alessandria, rincara ulteriormente la dose, appoggiando in pieno le parole del comitato spontaneo nato fra i lavoratori: “come Confesercenti già in passato abbiamo dato vita alla campagna nazionale ‘Libera la domenica’ e seguiamo con grande attenzione gli sviluppi delle riflessioni parlamentari sul tema. Un’apertura indiscriminata oltre a essere inutile è dannosa per quei commercianti che non se la possono permettere, risultando motivo di concorrenza impari fra piccole e grandi realtà commerciali. Speriamo che con le recenti elezioni a livello europeo e regionale qualcosa della normativa vigente possa cambiare. Il tema è più che mai vivo e deve rimanere al centro del dibattito. Noi chiediamo di abrogare la legge varata dal governo Monti come “Decreto Salva Italia” e che invece di salvifico da questo punto di vista ha ben poco. Meglio sarebbe tornare all’ex legge Bersani, che rimandava a provvedimenti di competenza regionale e comunale la regolamentazione delle aperture domenicali”.

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