La Michelin dei capireparto, tutta un’altra fabbrica
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La Michelin dei capireparto, tutta un’altra fabbrica

Davanti al giudice del tribunale di Alessandria i primi testimoni della difesa, per lo più capireparto. Descrivono un ambiente di lavoro dove si faceva formazione e prevenzione

Davanti al giudice del tribunale di Alessandria i primi testimoni della difesa, per lo più capireparto. Descrivono un ambiente di lavoro dove si faceva formazione e prevenzione

ALESSANDRIA – Formazione? La facevano tutti. Ambiente di lavoro? Niente fumi o polveri, il vero “nemico” era, al limite, il caldo. Informazione? “i contenitori delle sostanze utilizzate avevano l’etichetta indicante i rischi”. Insomma, tutta un’altra fabbrica la Michelin di Spinetta Marengo raccontata dai primi testimoni della difesa degli ex dirigenti chiamati a rispondere, davanti al tribunale di Alessandria, di lesioni personali e omicidio colposo.
Parlano in sette, tutti capireparto o capoturni nei diversi reparti, cottura, confezionamento, controllo. E tutti confermano come, prima di prendere servizio, seguirono corsi di formazione, della durata variabile tra mesi o, addirittura, anni. “C’era una scuola interna di formatori”, dicono, che prendeva in carico i nuovi assunti.
Il pool di avvocati della difesa fa domande mirate: formazione, controlli, ambiente di lavoro. Le risposte non si discostano. Alcuni reparti erano climatizzati, altri comunque areati. Emerge però come i presidi di sicurezza erano quasi unicamente i guanti, più o meno spessi: dipendeva dalle lavorazioni, se richiedevano la manipolazione del prodotto “caldo” o “freddo”.
Non dipendeva, però dai capireparto indicare la dotazione di sicurezza per i lavoratori: “veniva decisa dopo aver sentito anche il parere del medico”.
I sistemi di aspirazione, come le cappe, entrarono in funzione quasi subito, verso la metà degli anni ’70, in alcuni reparti, come sulle calandre. Ma il condizionamento era una “fortuna” di pochi. C’erano i lucernari, che a volte, però, venivano lasciati chiusi per evitare – ad esempio – l’ingresso del polline di pioppo in primavera. “A volte qualcuno si lamentava per il caldo, allora si rallentava per permettere il raffreddamento delle gomme”, racconta uno dei testi in riferimento al reparto controllo.
Sempre secondo le testimonianze, polvere o fumidi spersi erano l’eccezione, se qualche macchina si guastava, non la regola.
Si usavano solventi, prima l’eptano, poi l’ottano, meno volatile: i serbatoi venivano alimentati in parte meccanicamente, attraverso una pompa, quelli più piccoli manualmente. Ma la fuoriuscita di vapori era minima, pare, “come quella di una pompa di benzina”.
Anche i controlli medici erano regolari. Tutti ricordano la campagna di campionamento svolta dalla clinica del lavoro di Pavia, dopo le richieste insistenti dei sindacati. Loro, i capireparto, furono informati delle risultanze. Ma nessuno ricorda precisamente se lo furono anche i lavoratori, oltre al direttivo di fabbrica. Quando fu istituita l’Arpa, dopo gli anni ’90, i controlli furono effettuati anche da questa. 
E, ancora, sul fronte della sicurezza, “tutti i contenitori riportavano le etichette con le indicazioni di eventuali pericoli”. Poi, non essendo chimici, nessuno sapeva la formula di cosa contenessero tali sostanze.
Il 9 luglio, davanti al tribunale, parleranno ancora altri testimoni della difesa.
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