Emergenza abitativa: “servono nuovi vertici Atc e servizi sociali più presenti”
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Emergenza abitativa: “servono nuovi vertici Atc e servizi sociali più presenti”

Nell’incontro organizzato alla Casa di Quartiere per presentare la campagna “Miseria Ladra” del gruppo Abele e di Libera il Comune di Alessandria e il privato sociale hanno fatto il punto sulla povertà in città, con particolare attenzione all’emergenza abitativa. Decisivi saranno la nomina dei nuovi vertici dell’Atc e un impegno diretto degli assistenti sociali nelle situazioni di sfratto con minori

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ALESSANDRIA – Il tavolo di lavoro sull’emergenza abitativa in città ha già lanciato numerosi appelli, ma la sensazione è che ancora non vi sia una percezione diffusa della straordinaria crisi che la città stia attraversando, specialmente dal punto di vista abitativo, dove le decine e decine di sfratti in sospeso, se portati a termine, potrebbero costituire un vero e proprio tusnami in grado di spazzare via gli interventi di emergenza di cui sono capaci in questo momento gli operatori sociali, consegnando la città a una situazione di grave pericolo, anche in termini di ordine pubblico. 

Ieri, mercoledì 11 giugno, alla Casa di Quartiere di Alessandria si è affrontato il tema insieme a Leopoldo Grosso, vice presidente del gruppo Abele che, insieme a Libera e a molte realtà associative sta sostenendo la campagna “Miseria Ladra” sul contrasto alla povertà dilagante. Durante l’incontro, dopo la presentazione di un quadro complessivo a livello italiano particolarmente preoccupante, l’analisi della situazione si è concentrata su Alessandria, con numerosi interventi da parte gli operatori che a vario titolo si occupano di povertà in città.

Fabio Scaltritti, presidente della Comunità San Benedetto al Porto, ha sottolineato come “parlare del problema degli sfratti non è solo raccontare la storia tremenda di tanti inquilini disperati perché morosi incolpevoli dopo aver perso il lavoro, ma anche quella di molti piccoli e piccolissimi proprietari di case, acquistate con sacrifici di anni, che invece di ottenere dal loro bene una piccola rendita con la quale integrare la pensione si trovano ad affrontare solo spese che rischiano di trascinare anch’essi in un baratro. Fra le tasse sulla casa, cresciute negli ultimi anni fino a coprire il 40% delle entrate derivanti dall’affitto e i tanti casi in cui gli inquilini non pagano, e i proprietari sono chiamati a rispondere in solido delle spese, la situazione rischia di precipitare anche per loro”.

“Le mafie saranno sconfitte solamente quando lo Stato saprà dare come diritto quello che le mafie sanno dare come favori” ha ricordato Carlo Piccini, responsabile provinciale di Libera.

Da Renzo Sacco, presidente Coompany& e da Fabio Scaltritti è giunta la richiesta precisa che il Comune si attivi per la nomina dei nuovi vertici dell’Atc, suggerendo alla Regione nomi di persone competenti e consapevoli del ruolo decisivo che andranno a svolgere. “Ancora oggi – ha sottolineato Scaltritti – l’attuale guida dell’Atc dimostra di non avere la situazione sotto controllo e di non saper indicare con precisione quante case l’Atc abbia in manutenzione, quante siano occupate abusivamente e quante, pur libere, siano al momento non assegnate”. Renzo Sacco ha poi sottolineato l’importanza della presenza delle assistenti sociali del Cissaca durante gli sfratti che coinvolgono anche i minori.

Mauro Cattaneo, assessore al welfare del Comune di Alessandria, ha portato la posizione dell’Amministrazione sui temi in oggetto: “siamo consapevoli della grandissima importanza che avrà la nomina dei nuovi vertici di Atc. La situazione in città è drammatica e ciò che più mi ha colpito in questi mesi è proprio il fenomeno delle nuove povertà, famiglie che mai avrebbero pensato di potersi trovare in una tale condizione, senza contare che tanti casi probabilmente non si possono conoscere, perché le persone per vergogna e pudore si rifiutano di chiedere aiuto, pur avendone un bisogno estremo. Anche noi abbiamo la percezione che i problemi siano molti e se da un lato ci sono inquilini in gravi difficoltà dall’altro ci sono piccoli proprietari in ginocchio che rischiano a loro volta di perdere la casa per non poter far fronte a tutte le spese che gli inquilini, oltre a non pagare l’affitto, lasciano in capo ai padroni dell’abitazione. E’ facile sentirsi impotenti in situazioni di questo tipo, e abbiamo passato l’inverno con gli altri membri del tavolo di lavoro semplicemente chiedendo rinvii degli sfratti, pregando i proprietari di avere pazienza in attesa dell’assegnazione di appartamenti in emergenza abitativa che però procede molto a rilento. Entro fine mese speriamo di ottenere a disposizione una serie di alloggi che l’osservatorio sociale sulle emergenze possa gestire in autonomia per tamponare le situazioni più gravi e urgenti. Il Comune sta cercando di fare una sua parte, per quanto modesta, anche perché non è pensabile di lasciare un problema così grande in capo al solo privato sociale. Quanto detto sulle responsabilità dell’Atc vale però anche per il Cissaca. E’ evidente che chi ha diretto il Cissaca negli ultimi anni abbia scelto di ripiegare verso l’erogazione dei servizi essenziali e basta. Ci sono responsabilità della precedente Amministrazione di Palazzo Rosso che, non versando quanto dovuto al Consorzio, lo ha messo in crisi, ma questa non può essere utilizzato come alibi per sottrarsi a certi compiti non solo morali ma anche imposti dalla legge. Se dei minori si trovano di colpo senza dimora i servizi sociali devono essere presenti, anche nel caso vi siano i genitori con loro. Alessandria può superare un momento così difficile solo grazie all’aiuto di tutti. A me ha molto colpito il gesto di una dozzina di dentisti, disposti a stipulare un accordo per offrire almeno 10 interventi gratuiti a testa per famiglie indigenti da noi segnalate. Il servizio si chiama Odonto-aiuto, verrà presto rinnovato il protocollo e organizzeremo una campagna pubblicitaria per far conoscere l’iniziativa. Con l’ex assessore ai servizi sociali Oria Trifoglio stiamo lavorando per estendere un modello simile ad altri ambiti sanitari. Sono assessore anche al volontariato e all’associazionismo e se di realtà anche in ambito socio-assistenziale in città non ne mancano, bisogna registrare la scarsa o nulla capacità che hanno di fare rete. Bisogna lavorare anche sotto questi aspetti”.

Presente all’incontro anche Mauro Buzzi, presidente del Cissaca, che ha spiegato come non dipenda da lui la scelta di non far intervenire gli assistenti sociali nei casi di sfratti esecutivi con minori, ma al direttore Laura Mussano. “In ogni caso faremo in modo che da ora in poi siano presenti – ha promesso Buzzi – che ha affidato alla serata alcune riflessioni più complessive. Negli anni 90 il Comune ha deciso di esternalizzare la gestione dei servizi sociali al Cissaca, e per questo oggi non ha più dipendenti propri con i quali operare. Il Consorzio si è trovato del tutto impreparato ad affrontare la crisi economica attuale, e in passato sono stati sottovalutati alcuni indicatori di disagio nella popolazione che invece avrebbero potuto preannunciare la necessità di ricorrere a interventi straordinari. Ci sono stati anni in cui il Cissaca aveva fondi per lavorare e si occupava strategicamente delle questioni più calde al tempo. Sono state fatte alcune scelte molto discutibili che ne hanno minato la possibilità di agire sul lungo periodo potendo contare su entrate proprie, come l’alienazione della Casa di riposo Basile (peraltro con il personale in esubero che è invece rimasto in capo al Cissaca). Penso che tanti di noi vedano con speranza al cambio di amministrazione in Regione, e una prima sfida, e grande opportunità, si presenterà a breve: “si apriranno i bandi del Fondo sociale europeo e stiamo parlando di milioni di euro che si potrebbero aggiungere ai finanziamenti già stanziati”.

Don Massimo Marasini, presidente della Caritas della diocesi di Alessandria, un altro degli operatori del tavolo sull’emergenza abitativa in città, ha ricordato alcuni esempi concreti della crisi che si percepisce nel capoluogo: “dopo la chiusura del Ferrhotel, seguendo le parole di Papa Francesco, abbiamo accolto alcuni di coloro che erano rimasti senza un tetto nella nostra parrocchia, ma questa non può essere la soluzione complessiva al problema. Bisogna sostenere in pieno la persona nella sua dignità e costruire un cammino culturale che coinvolga la società nel suo complesso. I rischi altrimenti sono grandissimi. Penso per esempio, partendo dalla nostra esperienza e dalle famiglie che seguiamo come Caritas, al grande condominio di Corso Virginia Marini, con 180 alloggi, nel quale la proprietà che detiene la maggioranza dell’immobile, una realtà di Genova, ha sempre cercato di non spendere soldi per la manutenzione, facendo via via degradare lo stabile e costringendo anche gli altri proprietari ad affittare gli appartamenti a persone, spesso straniere, con meno pretese sulle condizioni dello stabile ma di solito anche meno capaci di pagare l’affitto con costanza, cosicché oggi i pochi storici proprietari rimasti si trovano un debito di più di 30 mila euro a testa e sono disperati. Oppure le testimonianze di commercianti che vorrebbero donare vestiti nuovi alla Caritas ma che non possono farlo perché lo Stato imporrebbe loro di pagarci sopra di tasca propria l’iva. Sono tutti esempi di come, senza lungimiranza e capacità di fare rete, non si possa andare molto lontano. La società ha bisogno di un grande impegno perché le sfide sono difficili da affrontare, come quella delle nuove dipendenze, che insieme a quelle tradizionali aggravano ulteriormente la situazione di tante persone in difficoltà. Come si può aiutare qualcuno offrendogli dei soldi se lo stesso è affetto da ludopatia e li sperpererebbe immediatamente? Solamente se esiste una comunità forte e integrate si può lavorare sulla formazione, sulla prevenzione e su soluzioni di sistema a problemi di questa entità”.

Le conclusioni, affidate a Fabio Scaltritti, hanno riguardato anche la decisione della Rete per la Casa di occupare l’ex caserma della Guardia di Finanza in via Verona: “siamo contenti ci siano state diverse lettere di solidarietà. Raramente ci permettiamo di suggerire cosa Don Andrea Gallo avrebbe potuto dire se fosse ancora in vita, ma in questo caso ci sentiamo di farlo con tranquillità: “il vero atto criminale è lasciare una struttura del genere per anni abbandonata all’incuria. Meglio occuparla e farci vivere temporaneamente famiglie che altrimenti non avrebbero dove andare. Non possono esistere legalità ingiuste”. Sulla proposta di blocco degli sfratti, Scaltritti ha sottolineato come ci sia la necessità di “lavorare a bocce ferme su una programmazione di interventi che diano un po’ di respiro e prospettiva al tema dell’assegnazione della casa. Se tutti ogni giorno sono costretti a correre in lungo e in largo per tamponare situazioni di emergenza questo non è possibile. La Prefettura in effetti ha dato prova di lavorare per fermare gli sfratti ma ci sono tantissime date calendarizzate anche nei prossimi giorni e l’emergenza è costante. Speriamo almeno dalla prossima volta ci siano al nostro fianco gli assistenti sociali del Cissaca in presenza di minori da tutelare”.

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