Grigi: intervista a cuore aperto con il presidente Luca Di Masi
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Alessandro Francini  
9 Giugno 2014
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Grigi: intervista a cuore aperto con il presidente Luca Di Masi

Abbiamo incontrato "patron Di Masi" per parlare delle gioie e dei piccoli dolori vissuti nel corso dell'ultimo campionato e dei progetti in cantiere per costruire una prima stagione di Lega Pro a divisione unica che regali altre soddisfazioni ai tifosi grigi

Abbiamo incontrato "patron Di Masi" per parlare delle gioie e dei piccoli dolori vissuti nel corso dell'ultimo campionato e dei progetti in cantiere per costruire una prima stagione di Lega Pro a divisione unica che regali altre soddisfazioni ai tifosi grigi

CALCIO – Per l’Alessandria l’ultima stagione si è rivelata più complicata del previsto. Chi meglio del presidente Luca Di Masi poteva aiutarci a tracciare un bilancio complessivo e a delineare gli obiettivi societari in vista del prossimo campionato di Lega Pro a divisione unica? Con Di Masi, inoltre, abbiamo parlato delle difficoltà incontrate nel rapporto con l’ex allenatore Egidio Notaristefano, esonerato a novembre, dei pregi di mister D’Angelo che lo ha sostituito e delle strategie di mercato che verranno pianificate sotto la guida del nuovo direttore sportivo Giuseppe Magalini. Senza tralasciare qualche piccolo aneddoto e una promessa rivolta ai tifosi.


Presidente Di Masi quello appena concluso è stato un campionato ricco di emozioni contrastanti. Le chiedo di tracciare un breve resoconto della stagione. Quali sono stati i momenti più duri e quando invece ha realizzato che la svolta decisiva era arrivata?

Beh, complessivamente non si può che tracciare un bilancio positivo. E’ inutile negarlo, la squadra ha dato molto di più nella seconda parte del campionato, prima ci sono state evidenti difficoltà. Sto parlando dell’approccio di mister Notaristefano, che soprattutto dal punto di vista caratteriale non ci ha dato quello che ci aspettavamo. La sua gestione del gruppo non è stata ottimale. Umanamente parlando, per quel che mi riguarda, il momento più difficile è stata sicuramente la scelta del cambio di allenatore. Poi, ovviamente, quando si prende questo tipo di decisione ci vogliono almeno due o tre partite per superare il momento negativo in termini di risultati. In effetti non posso nascondere che dopo le prime tre giornate della nuova “gestione D’Angelo” (Santarcangelo, Cuneo e Mantova, un pareggio e due sconfitte, n.d.r) in società serpeggiava un po’ d’apprensione. Quando si cambia guida tecnica e non arrivano i risultati bisogna essere molto bravi, allenatore e dirigenza, a gestire bene la situazione. D’Angelo in questo è stato perfetto, infatti da dicembre in poi siamo partiti e non ci siamo più fermati.
 

L’inizio di stagione è stato caratterizzato da molti alti e bassi. Come si è giunti all’esonero di mister Notaristefano? Cosa si era perso, secondo lei, all’interno dello spogliatoio?
La fiducia nei propri mezzi è una cosa importantissima in una squadra costruita per vincere. Se si perde questa convinzione ovviamente poi le cose si complicano notevolmente. Se in allenamento si provano determinate cose e in partita poi non si riesce a riproporle è normale che il gruppo possa andare in difficoltà, e riprendersi non sempre è così facile. Si era perso questo, la fiducia nelle proprie capacità. Anche dopo il cambio di allenatore abbiamo avuto qualche scivolone, come ad esempio la rocambolesca sconfitta di Porto Tolle, ma in quel caso si capiva che era un episodio dettato dall’imponderabilità del calcio. Un po’ come successo agli Allievi Nazionali a Prato, che nella partita di ritorno dei “sedicesimi”, tranquillamente in vantaggio di due gol, sono stati eliminati subendo tre reti in cinque minuti.
 

Perché proprio mister Luca D’Angelo? Considerando, tra l’altro, i precedenti non proprio simpatici. Cosa l’ha convinta a puntare su di lui?
Le scelte ovviamente sono state fatte insieme all’ex direttore sportivo Menegatti. In quei giorni sono stati valutati due o tre profili. Abbiamo ritenuto valida la figura di Luca D’Angelo anche in prospettiva futura. Cercavamo per la squadra un carattere forte proprio perché l’allenatore precedente non era stato in grado di trasmettere ai giocatori determinati valori e l’atteggiamento più giusto. Quindi abbiamo optato per un tecnico giovane che secondo noi poteva portare nello spogliatoio la giusta dose di grinta. Devo dire che in corso d’opera abbiamo avuto segnali positivi, anche per ciò che riguardava il gioco. Gioco certamente migliorabile, infatti abbiamo deciso di confermare il mister perché siamo convinti che potrà fare ancora meglio nel prossimo campionato. Parlando poi dell’episodio con Fanucchi (capitato ad aprile 2013, n.d.r.) è stato il primo a scusarsi in sala stampa subito dopo la fine della partita. Diciamo che la posta in gioco era per entrambe le squadre molto alta: loro stavano lottando per non retrocedere e noi nutrivamo ancora qualche minima speranza di entrare nei play-off. Gesto assolutamente deprecabile, ma il carattere è carattere ed è capitato. Dopotutto, durante tutta l’ultima stagione, D’Angelo ha dimostrato grande freddezza e serenità anche nelle situazioni più complicate.
 

Qual è la caratteristica del mister che apprezza di più?
Sicuramente la franchezza. Sa comportarsi molto bene con i giocatori e se c’è qualcosa da dire lo fa sempre guardandoti in faccia. Se pure ci possono essere differenti punti di vista il mister è sempre aperto al confronto. Spesso alcuni allenatori tendono ad allontanare il giocatore con cui non riescono ad avere un dialogo; personalmente lo considero un danno enorme per lo spogliatoio e per il gruppo. Inoltre ammiro la sua praticità, sia davanti alla stampa che con i tifosi è sempre sé stesso, non ha una doppia faccia.
 

Questa franchezza mancava a Notaristefano?
Beh, fino ad ora ho lavorato con tre allenatori, devo dire che quello di Notaristefano è il carattere con il quale mi sono trovato meno in sintonìa. Forse sì, non essere stato chiaro con alcuni giocatori sin dall’inizio è stato uno degli aspetti negativi che ho riscontrato in lui. Questo non significa che non possa comunque fare molto bene in altre situazioni e con altre società.
 

Dopo la notizia dell’addio di Menegatti in città e sui social network è scoppiato il “toto ds”. Sono trapelati diversi nomi, tra i quali quelli di Alessio Secco, Fabio Lupo, Roberto Cravero e Antonio Comi. Con qualcuno di loro ci sono stati reali contatti?
No, devo dire che nessuno tra questi nomi è stato da me contatto. Per la scelta del direttore sportivo ho parlato seriamente con tre persone, ho valutato i pro e i contro e poi ho preso la mia decisione. E’ normale che, essendo io di Torino, la stampa tenda a fare i nomi di figure molto vicine all’ambiente calcistico torinese. Devo dire che alcuni di loro li conosco anche personalmente, come ad esempio Roberto Cravero, però a nessuno ho mai chiesto un’eventuale disponibilità ad entrare a far parte della dirigenza grigia. Inoltre nel calcio cerco sempre di non affidarmi troppo a persone che già conosco. Non per motivi particolari, ma semplicemente perché preferisco puntare su qualcosa di nuovo. Ciò lo conferma il fatto che il nuovo ds Magalini non ha mai avuto nulla a che fare con l’ambiente sportivo torinese o alessandrino.
 

Con Giuseppe Magalini come nuovo direttore sportivo quali saranno le priorità del mercato estivo?
Con Magalini cercheremo di amalgamare giocatori giovani ad altri più esperti, che magari abbiano avuto esperienze anche nelle categorie superiori. Quando devo parlare del nuovo direttore sportivo la parola che uso di più è “conoscenza”. Ogni settimana assiste a cinque o sei partite. In questo momento, ad esempio, insieme a D’Angelo è impegnato a visionare le finali nazionali dei “primavera”. Certamente a fine torneo Magalini e il mister si confronteranno su qualche giovane interessante. Teniamo conto che sarà comunque un mercato piuttosto lungo, che finirà a tutti gli effetti il 2 di settembre. L’anno scorso avevamo esigenze diverse e l’abbiamo concluso prima del ritiro, ma non credo che quest’anno saranno presenti a Brusson tutti i giocatori che andranno a comporre la rosa titolare del campionato 2014/2015.
 
Un piccolo amarcord; ricorda la sua prima volta al “Moccagatta” da semplice tifoso?

Probabilmente non è stata la prima in assoluto, ma ora come ora mi viene in mente un primo turno di Coppa Italia con la Valenzana finito poi 0-0, mi pare fosse l’estate del ’97. L’avevo visto da solo, come spesso a vent’anni venivo a vedere l’Alessandria. Poi ricordo la famosa partita di Vigevano del 2005, trasferta di settembre finita 1-1. Era la prima volta che seguivo i grigi fuori casa, ricordo che eravamo un bel gruppo di tifosi. Lì mi innamorai definitivamente di questi colori. Devo dire che in quel periodo preferivo andare in trasferta anziché seguire la squadra al “Moccagatta”. C’era questo splendido spirito aggregativo che coinvolgeva molto e che bisognerebbe ritrovare per trascinare allo stadio anche i più giovani. I 1.200-1.300 paganti fissi che abbiamo bisognerebbe ringraziarli continuamente perché dimostrano grande attaccamento alla maglia.
 

Cosi si sente di promettere ai tifosi in vista della prossima stagione?
La promessa è quella di mettere il massimo impegno per creare una squadra competitiva. L’obiettivo, domenica dopo domenica, sarà quello di scendere in campo per vincere vendendo cara la pelle. Mantenendo un profilo piuttosto alto posso dire che in un campionato a 20 squadre, come primo anno nella Lega Pro a girone unico, un ottimo risultato sarebbe restare nella parte sinistra della classifica, cercando poi negli anni successivi una crescita di classifica e di squadra. Non ho alcun dubbio sul gruppo e sullo spogliatoio perché mister D’Angelo sa gestirlo nel migliore dei modi. Con Magalini e i suoi collaboratori cercheremo giocatori adatti al nostro progetto anche sotto il profilo umano, oltre che tecnico. Rimarranno diversi uomini che hanno già questo spirito di gruppo e che aiuteranno i nuovi ad integrarsi. La prima preoccupazione sarà comunque quella di allontanarsi prima possibile dalle zone calde della classifica. E’ inutile negare che potranno esserci momenti complicati, ma il tifoso grigio è abituato a soffrire e certo non si lascerà intimorire da eventuali difficoltà.

 

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