Sviluppo sociale ed industriale: quale futuro?
Nella Commissione Territorio di martedì 27 maggio si è parlato del possibile rinnovo, per altri sei anni, del servizio di Ristorazione Sociale. Gotta: "Non vediamo perché non far proseguire questo percorso virtuoso"
Nella Commissione Territorio di martedì 27 maggio si è parlato del possibile rinnovo, per altri sei anni, del servizio di Ristorazione Sociale. Gotta: "Non vediamo perché non far proseguire questo percorso virtuoso"
ALESSANDRIA – All’indomani dell’approvazione in Consiglio Comunale della tanto discussa variante al piano regolatore, la Commissione Territorio si è ritrovata, nel pomeriggio di martedì 27 marzo, per discutere di due temi tanto diversi quanto importanti.
Da un lato, infatti, si è discusso del futuro del servizio di Ristorazione Sociale, attivo presso il Centro d’Incontro Comunale Orti. “La proposta – spiega l’assessore Maria Teresa Gotta – è di rinnovare la concessione alla cooperativa Coompany& per altri sei anni dopo che, a febbraio, era scaduta la convenzione firmata nel novembre del 2011. La cooperativa – prosegue – è di tipo B, ha un ben definito scopo sociale che viene attuato in pieno. Anche i rapporti con l’associazione Orti in Città, con l’amministrazione e con le realtà associative è ottimo: non vediamo, dunque, perché non far proseguire per altri anni questo cammino virtuoso”.
“In merito alla rettifica dell’articolo 5 della Convenzione – aggiunge Margherita Cavanna, funzionaria dell’Ufficio Servizio Solidarietà Sociale – si tratta di una semplice rettifica ad un errore tecnico: la struttura, che la carte prevedono sia affidata alla cooperativa, è stata per errore riassegnata a Orti in Città, allo scadere degli accordi. Si tratta, insomma, di riassegnarla a Coompany&”.
I dubbi del vicepresidente del Consiglio Comunale, Andrea Cammalleri (M5S), e del consigliere Daniele Coloris (Pd) in merito al pagamento di un canone per la concessione dell’area, vengono fugati dall’assessore Gotta, che spiega come “proprio tra le clausole del patto locale di sicurezza integrata ci fosse la concessione un contributi, nell’ottica del raggiungimento dell’autosostenibilità. L’unico versamento – continua – è quello che ogni centro di incontro comunale deve versare, accanto alla manutenzione ordinaria delle aree. Allo scadere dei sei anni, se arriveranno proposte analoghe – conclude – valuteremo le possibilità, anche se l’operato virtuoso di Coompany&, che permette un ritorno anche alla comunità alessandrina delle aree, usate per eventi e serate, è indubbio”.
Il secondo punto all’ordine del giorno, invece, riguardava la verifica della quantità e la determinazione dei prezzi di cessione delle aree destinate a residenza e attività produttive da cedere in proprietà o diritto di superficie. “Una delibera – spiega l’assessore Marcello Ferralasco – che torna ogni anno, propedeutica al bilancio di revisione. Si tratta di fare un censimento delle aree di proprietà del Comune per i terreni di insediamento. Si sono individuati, a tale proposito, dei terreni nelle zone D4 e D5, a Spinetta Marengo. In merito al prezzo di cessione, però, si è decisa una modifica, rispetto al prezzo degli anni precedenti. Se fino al 2013 si parlava di 35 euro al metro quadro per la proprietà e 30 per il diritto di superficie, ora si apporterebbe una modifica ai valori, per agevolare l’insediamento di attività produttive: di fatto, insomma, si tenderebbe a far diminuire il costo con l’aumento della superficie di acquisto. Di fatto, per cento mila metri quadri si spenderebbe l’equivalente di ventotto euro al metro quadro: un prezzo concorrenziale”.
“Perché svendere? – chiede Cammalleri – svalutare un’area e perdere dei soldi non crea un danno alla collettività, cui queste cifre non torneranno mai? E soprattutto, in un’ottica di salvaguardia del territorio non converrebbe evitare di ‘regalare’ questi terreni? Sembra quasi – aggiunge – che ci sia qualcuno già pronto all’acquisto”. L’assessore Ferralasco tranquillizza: “i lotti sono conglobati in un’area industriale e in nessun modo si tratta di uso improprio per il territorio. Per quel che riguarda il ritorno economico, sarebbe riduttivo associarlo solo al ritorno della cifra del terreno venduto: la speranza è vengano acquistati grandi lotti da società che possano creare posti di lavoro, avere un peso fiscale. Garantire, insomma, possibilità occupazionali: vogliamo spingere le aziende ad investire sul nostro territorio. E le realtà attualmente esistenti – prosegue, per rispondere al consigliere Coloris – non hanno nessuna perdita: il loro acquisto risale a tempi in cui le condizioni erano ancora più vantaggiose di queste”.
