Un caffé tra i gatti: apre in Alessandria il primo locale che li ospita
Abbiamo incontrato Gianni Ferraro, che sta per aprire il primo locale alessandrino sul modello del Neko Café: seguendo le orme del parigino "Café des chats" e del torinese "MiaGola", nascerà infatti un bar in cui i gatti vivranno a contatto con i clienti.
Abbiamo incontrato Gianni Ferraro, che sta per aprire il primo locale alessandrino sul modello del Neko Café: seguendo le orme del parigino "Café des chats" e del torinese "MiaGola", nascerà infatti un bar in cui i gatti vivranno a contatto con i clienti.
SOCIETA’ – Derek Tangye era uno scrittore britannico, poco noto ai più. Visse per ottantaquattro anni in Cornovaglia e scrisse diciannove libri, conosciuti in seguito come i “The Minack Chronicles”. In uno di questi volumi, riferendosi ai gatti, Tangye aveva detto che “il loro senso di indipendenza fa sentire più indipendente chiunque viva accanto a loro”. Una responsabilità non da poco, insomma, che coinvolge quasi la metà degli italiani. Gianni, da dove è nata l’idea di importare anche in una città di provincia questo tipo di locale?
L’amore è scoppiato a Parigi, dove ho visitato il “Café des chats”. L’esperienza, da cliente, mi ha coinvolto ed affascinato e così, soddisfatto ed entusiasta, ho pensato di informarmi per poter importare anche in Alessandria un locale simile ai neko café.
Visto il numero di gatti che abiterà il tuo locale, viene da pensare che tu sia un fan di questi animali…
Sì, ma non solo. Il gatto è un animale che, con il suo comportamento, trasmette molto: indipendenza ed amore, passione ma autosufficienza. Ed è quello che io e Francisca Mastrandrea, amica e collega che condivide con me la passione per le terapie olistiche e che sta affrontando insieme a me questa avventura, vorremmo trasmettere ai nostri clienti. Il gatto, insomma, impersona a meraviglia quello che professiamo, grazie al suo carattere indipendente ma affettuoso.
A proposito di indipendenza: ma un gatto come fa a vivere in un locale?
La domanda, non lo nascondo, aveva incuriosito anche me. Un animale autonomo e a tratti schivo come il gatto come può vivere in uno spazio vivo come quello di un locale? Poi, informandomi meglio, ho scoperto che il gatto vive tra le mura del locale, che diventa casa sua e nella quale si ambienterà, prima dell’inaugurazione. Ha degli spazi nascosti, personali, dove può isolarsi e vivere la propria vita. L’interazione, insomma, dipende proprio da lui: i gatti si fanno vivi quando vogliono.
Parliamo di gatti, allora: da dove arriveranno i tuoi ‘ospiti’?
Ho pensato di cercare i miei futuri ‘inquilini’ tra i gatti del gattile. Certo, i padroni saranno molti e la vita sarà diversa da quella che potrebbero avere in una casa tradizionale, ma vorrei rendere più fortunati gatti in difficoltà, e non mancherà l’amore. Saranno dai cinque ai sette gatti, tutti sterilizzati. Mi piacerebbe, tra le altre cose, poter creare una rete con le associazioni animaliste della città, per poter ospitare incontri che spieghino come occuparsi meglio dei propri animali domestici, e contemporaneamente aiutare i volontari a trovare una casa per gli ospiti del gattile.
Quali sono le più grandi difficoltà che si incontrano, quando si decide di aprire un locale simile?
La resistenza più grande è lo scetticismo che le persone provano di fronte alle cose nuove. L’ho visto succedere in numerose altre occasioni, ed in questo caso è successo esattamente come accade con la maggior parte delle novità: ci sono state persone che si sono entusiasmate e persone molto critiche. Per fortuna, con me, ho un team molto affiatato, fatto di amici che mi danno e mi daranno una mano.
Immagino che l’igiene sia una delle preoccupazioni più grandi. Come si fanno convivere gatti e pulizia?
Sì, l’igiene è un tema che sta, giustamente, a cuore a molti. Il bar è a prova di gatto: non ci sono banconi, tutti i cibi e le bevande vengono preparati nelle cucine, cui gli animali non hanno, logicamente, accesso. Nella mia intenzione – il bar è ancora in fase di allestimento – il locale è accogliente, casalingo, ma anche fatto di materiali che rendano la pulizia più facile. Sull’esempio di Torino, ogni tre o quattro ore si pulirà e, senza dubbio, avere materiali che non intrappolino i peli aiuta. L’idea è di creare un luogo, aperto dal pomeriggio alla sera, che faccia vivere ai clienti un’esperienza di relax: ogni tavolo avrà una cassetta in cui depositare i telefonini, verranno servite tisane e the, cibi principalmente vegetariani e a chilometro zero. Ci sarà un’area per poter sperimentare trattamenti olistici, organizzeremo incontri e momenti di riflessione. Insomma, un luogo in cui poter trovare la propria condizione di pace interiore. E la colonna sonora saranno, chiaramente, le fusa.
