Elezioni europee: i limiti e le prospettive dell’unione monetaria e della politica estera dell’UE
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Alessandro Francini  
24 Maggio 2014
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Elezioni europee: i limiti e le prospettive dell’unione monetaria e della politica estera dell’UE

Nella serata di giovedì 22 presso la sede dell'associazione Cultura e Sviluppo si è discusso del futuro dell'unione monetaria e della politica estera e di difesa dell'UE. Il professor Majocchi dichiara: "La risposta alla crisi dell'Europa non è stata adeguata. Se si attua una politica europea di crescita questa deve essere governata democraticamente. Chi tassa deve essere rappresentato da un Parlamento"

Nella serata di giovedì 22 presso la sede dell'associazione Cultura e Sviluppo si è discusso del futuro dell'unione monetaria e della politica estera e di difesa dell'UE. Il professor Majocchi dichiara: "La risposta alla crisi dell'Europa non è stata adeguata. Se si attua una politica europea di crescita questa deve essere governata democraticamente. Chi tassa deve essere rappresentato da un Parlamento"

POLITICA – Per fornire ai cittadini un ulteriore chiarimento sul quadro delle prossime elezioni europee di domenica 25 e altri spunti di riflessione su alcuni dei temi più caldi riguardanti l’Unione Europea, giovedì 22 l’associazione Cultura e Sviluppo ha organizzato il secondo incontro del ciclo di conferenze sull’Europa.
A fare da relatori due illustri membri del Movimento Federalista Europeo: i professori Alberto Majocchi, docente di Scienza delle Finanze all’Università di Pavia, e Umberto Morelli, ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università di Torino e vicepresidente del Centro Studi sul Federalismo di Moncalieri.

Il dottor Stefano Quirico, ricercatore presso il Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali presso l’Università del Piemonte Orientale, ha introdotto l’argomento con un riepilogo generale sul senso di queste elezioni e sulle coalizioni politiche in campo.

Oltre ad eleggere i 751 membri del Parlamento Europeo, da quest’anno per la prima volta il presidente della Commissione verrà nominato dal Consiglio Europeo in relazione al risultato delle elezioni del Parlamento. La scelta quindi non sarà più completamente libera come prima, ma subordinata al verdetto elettorale. I gruppi con un candidato di riferimento sono cinque. I due apparentemente più forti sono il Partito Popolare Europeo del candidato lussemburghese Jean-Claude Juncker, (coalizione di centro-destra nello schieramento europeo di cui fanno parte Forza Italia e la lista formata da Nuovo Centro Destra e UDC) e il Partito Socialista Europeo, rappresentato dal socialdemocratico tedesco Martin Schulz (gruppo di centro-sinistra al quale da quest’anno ha aderito il Partito Democratico).

Troviamo poi i liberal-democratici dell’ex premier belga Guy Verhofstadt, da noi appoggiati dalla coalizione “Scelta Europea”, che riunisce Scelta Civica, Fare per fermare il declino e il Centro Democratico di Tabacci. I Verdi europei hanno invece deciso di proporre l’attivista ambientalista francese Josè Bovè e l’unica donna candidata alla presidenza, l’europarlamentare tedesca Ska Keller (in caso di successo diventerà presidente chi dei due avrà ottenuto più preferenze). La sinistra radicale europea è infine rappresentata da Alexis Tsipras, leader del partito greco Syriza (da noi appoggiato dai partiti comunisti, da Azione Civile di Ingroia, parte di SEL e da un buon numero di personalità della cultura e della società civile).
Quirico precisa poi che una serie di gruppi, in spregio alla stessa concezione del progetto comunitario europeista, non hanno presentato alcun candidato; tra questi troviamo il Front National di Marine Le Pen, i nazionalisti austriaci e olandesi, il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord e Fratelli d’Italia.

La parola passa poi al professor Majocchi, che critica fortemente le posizioni anti-euro diffuse tra i partiti nazional-populisti europei, ma allo stesso tempo giudica controproducenti le osservazioni eccessivamente ottimiste “pro” moneta unica. Secondo Majocchi, infatti, “l’euro da solo non può bastare, perché l’unione monetaria è nata senza meccanismi in grado di far fronte ad una situazione di crisi. Sono necessarie condizioni alternative”. Majocchi rimarca il fatto che la moneta unica ha portato evidenti vantaggi ai singoli Stati, alcuni dei quali, come l’Italia, non sono stati però in grado di farne buon uso per risanare il debito pubblico.

La crisi del 2007, spiega il professore, al contrario di ciò che sostengono gli eurofobici, non è iniziata per colpa dell’Europa e del debito pubblico, ma ha origine dal debito privato delle grandi banche statunitensi, debito successivamente ricaduto sulle casse degli istituti di credito europei e che ha costretto diversi Stati ad intraprendere politiche d’austerità. “La risposta alla crisi dell’UE non è stata adeguata. Al contrario di ciò che è avvenuto negli USA, dove sono stati stanziati 700 miliardi di dollari, in Europa non è stato realizzato nulla del genere per la mancanza di un governo unico. La vera responsabilità dell’Unione è stata quella di imporre agli Stati membri il risanamento finanziario. Il Fiscal Compact prevede due provvedimenti sacrosanti, pareggio di bilancio e riduzione del debito, il problema è però l’assenza di crescita, perché tutti i Paesi europei attuano al momento politiche restrittive”. Majocchi conclude sostenendo che “se si attua politica di crescita questa deve essere governata democraticamente a livello europeo; chi tassa deve essere rappresentato da un Parlamento”.

Il professor Morelli tratta poi la questione della politica estera ponendosi tre fondamentali interrogativi: il primo sulle possibilità di realizzare una politica estera e di sicurezza nell’UE, il secondo riguardo alle reali necessità di tali provvedimenti e il terzo che si chiede quale sia l’attuale situazione e quali i suoi possibili sviluppi.

Gli euroscettici negano che l’Europa sia attrezzata per sviluppare politiche internazionali di sicurezza per la mancanza di un esercito unico e di un’identità condivisa. Il professore ribatte sostenendo che “le attuali crisi internazionali non sono risolvibili esclusivamente con il potere militare ma occorrono strumenti civili, strumenti di cui l’Europa predispone in gran quantità. L’identità europea è inoltre sancita dalla Carta dei Diritti Fondamentali dei cittadini dell’UE, che promuove libertà, democrazia, tolleranza, giustizia e solidarietà”. La politica estera europea è necessaria, secondo Morelli, perché “l’Europa deve smettere di fare affidamento sulle protezione altrui. La minaccia sovietica è da tempo scomparsa e gli USA non hanno quindi più alcun motivo per garantire protezione al nostro continente”.

Nuove minacce, inoltre, incombono sull’Europa: i nazionalismi che minano la solidità dello Stato, il terrorismo internazionale, il problema del controllo energetico e degli approvvigionamenti, il fallimento della sovranità degli Stati, il degrado ambientale, la criminalità organizzata, sono tutti fattori che rendono necessaria una politica europea di sicurezza solida e costante.
Ma qual è ora la situazione? Morelli dichiara che “in materia di sicurezza e politica estera manca una struttura decisionale intergovernativa, che insieme ad un esercito unico permetterebbe all’Europa di fungere da stabilizzatore delle relazioni internazionali e di essere un elemento di pacificazione nell’interesse dell’Unione e dei singoli Stati”

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