Una casa per gli italiani
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Una casa per gli italiani

Quattro donne con i loro figli, in attesa da dicembre dell’assegnazione di una casa in emergenza abitativa, ieri 15 maggio hanno occupato la sede dell’Atc. Rimpallo di responsabilità fra le istituzioni. Nell'incontro con Ciccaglioni: "trasferire persone che vivono sole in alloggi più piccoli? Lo faremmo a nostre spese, ma non ce lo consentono" [AGGIORNAMENTO]

Quattro donne con i loro figli, in attesa da dicembre dell?assegnazione di una casa in emergenza abitativa, ieri 15 maggio hanno occupato la sede dell?Atc. Rimpallo di responsabilità fra le istituzioni. Nell'incontro con Ciccaglioni: "trasferire persone che vivono sole in alloggi più piccoli? Lo faremmo a nostre spese, ma non ce lo consentono" [AGGIORNAMENTO]

ALESSANDRIA – 15:00 Ciccaglioni: “trasferire persone che vivono sole in alloggi più piccoli? Lo faremmo a nostre spese, ma non ce lo consentono”
Le donne che da ieri presidiano l’Atc in attesa della casa a loro già assegnata a dicembre ma non ancora consegnata hanno incontrato il presidente Ciccaglioni, che commenta: “non ho mai detto loro che le avrei incontrate oggi ma ci siamo sentiti quasi quotidianamente nei giorni scorsi. L’Atc ha consegnato alle Forze dell’Ordine e alle Autorità competenti le denunce delle occupazioni abusive ma per ora non siamo ancora in grado di assegnare case di dimensioni appropriare, semplicemente perché non ce ne sono. Stiamo lavorando per provare a spostare alcune persone ormai rimaste sole in appartamenti troppo grandi per loro, così da offrire a queste un affitto più basso in alloggi più piccoli e liberare risorse per nuclei familiari più numerosi. Il problema è che le persone sole sono spesso molto anziane e, sebbene offriamo loro di pagare noi il trasloco e di garantire la permanenza nello stesso quartiere, non ne vogliono sapere di trasferirsi. La magistratura sostiene questa posizione spiegando che non si può costringere un 80enne a cambiare casa alla sua età e perciò, anche su questo fronte, abbiamo le mani legate”. Le donne riunite in protesta ribadiscono invece che sanno dove esistono in città alloggi grandi vuoti o occupati abusivamente e non si rassegnano a vedere lesi così i loro diritti, ma soprattutto a non avere entro pochi giorni una casa dove vivere. E minacciano di proseguire la protesta lunedì in Atc o sotto il Comune. “Se l’Atc avesse case grandi “non assegnabili” per piccoli lavori da fare – propongono le donne – noi saremmo disposte a sistemarle a nostre spese. Non si può continuare però a rimpallarsi così la responsabilità. Noi non molliamo”.
 


Si chiamano Fatima, Malika, Horia, ma vivono ormai da anni in Italia. Alcune hanno già la cittadinanza italiana, altre la prenderanno fra poco. Sono i nuovi italiani, con figli nati nel nostro Paese, che parlano ormai la nostra lingua e frequentano le nostre scuole. Le loro scuole. Quattro di queste donne ieri, giovedì 15 maggio, si sono presentate presso gli uffici Atc di piazza Santo Stefano, dove tante volte si erano già recate in questi mesi, e lì hanno deciso che non sarebbero più andate via senza una casa, la casa che da dicembre 2013 il Comune ha assegnato loro in emergenza abitativa, ma che l’Atc non ha ancora materialmente trovato. Un cortocircuito questo che non può che far discutere, dal momento che il Comune ha chiesto e ottenuto 45 alloggi nei fatti solamente in parte consegnati. C’è chi nel frattempo ha ricevuto la lettera di sfratto dove attualmente vive, senza possibilità di pagare l’affitto con regolarità per mancanza di un lavoro e di un reddito abbastanza elevato e chi, una famiglia di sei persone con un nuovo figlio che dovrebbe nascere domenica o lunedì, ha trovato ospitalità da amici che si sono offerti di dar loro un tetto temporaneamente a fronte di un aiuto per pagare le spese di casa. Ma anche i soldi per questo subaffitto, una sorta di cohousing forzato reso possibile da un contributo del Cissaca, ora sono finiti e senza la casa dell’Atc l’alternativa rischia di essere la strada

Punti di vista

Fatima, Fatima, Malika, Horia sono ormai così italiane che si lamentano degli stranieri e degli altri italiani che occupano abusivamente le case dell’Atc, impedendo le regolari assegnazioni. Rispettose nel dettaglio della legge hanno fatto regolare richiesta, ottenuto un alloggio, abbandonato i precedenti appartamenti per ottenere ulteriore punteggio, arrangiandosi con situazioni di fortuna, e ora richiedono solamente quanto spetterebbe loro. E lo hanno fatto ieri con una protesta spontanea, autorganizzata, pacifica e dignitosa.

Intorno a queste donne sono ruotate ieri tutte le figure istituzionali chiamate a gestire l’emergenza abitativa in città: il direttore dell’Atc Riccardo Sansebastiano, il presidente del Cissaca Mauro Buzzi, il presidente dell’Associazione San Benedetto al Porto Fabio Scaltritti, l’assessore alle politiche sociali del Comune Mauro Cattaneo, la Prefettura in collegamento telefonico, le Forze dell’Ordine. Nessuno però è stato in grado nell’immediato di sbloccare la situazione che si trascina da mesi.

L’Atc, per voce del suo presidente, Piervittorio Ciccaglioni, spiega: “è un discorso che abbiamo già sottolineato diverse volte. In città ci sono più di 100 occupazioni, figlie di una politica della sinistra che consente tutto ciò, e così le case più grandi, che per legge vanno assegnate a famiglie così numerose, non sono disponibili. Noi non abbiamo la forza e la possibilità di intervenire direttamente, questo è un compito che spetta alla Prefettura e alla Questura”. Da parte sua la Prefettura ha più volte ribadito che, senza una lettera di assegnazione da parte dell’Atc che individui con precisione gli appartamenti che spetterebbero a queste famiglie e che sono invece occupati non può intervenire. Nel mezzo queste famiglie, che allo stremo delle forze commentano: “ci hanno chiesto di andare noi casa per casa a verificare se ci sono appartamenti vuoti per poi segnalarli. Ma non è questo il nostro compito e sarebbe impossibile farlo. C’è chi informalmente ci ha proposto di occupare a nostra volta, spiegandoci che con bambini piccoli saremmo al sicuro da eventuali sgomberi, ma è una soluzione che non vogliamo neppure prendere in considerazione. Siamo persone oneste, non vogliamo delinquere. Vediamo ogni giorno le persone che occupano le case che ci spetterebbero e che vivono lì senza pagare nulla, con luce, acqua, gas e tutto ciò che servirebbe. Abbiamo sentito che dopo l’occupazione della Banca d’Italia tante famiglie occupanti hanno ottenuto il blocco degli sfratti praticamente fino a settembre. Ma chi pensa a noi che avremmo diritto a una casa e non abbiamo chi ci sostiene?”

L’occupazione
Giunte così di prima mattina presso la sede dell’Atc le donne si sono dimostrate per ore irremovibili dal loro proposito di passare lì tutto il tempo che le avrebbe separate dall’assegnazione effettiva delle loro nuove abitazioni. Sul posto sono intervenuti a più riprese i Carabinieri che hanno controllato loro i documenti e provato, insieme agli altri soggetti istituzionali presenti, a dissuadere le donne dal proseguire la protesta con l’occupazione. “Noi non vogliamo far rumore – hanno però a più riprese ribadito le famiglie – ma semplicemente ottenere la casa”. Fatima, la ragazza ormai al termine della propria gravidanza, è sembrata la più risoluta di tutte: “voglio dare una casa a mio figlio e ai suoi fratelli. Non posso pensare che nasca senza un tetto sopra la testa”. Per qualche ora la sede dell’Atc è così diventata una sorta di piccolo presepe, con gli uffici da fare da capanna e una moderna Maria pronta a dar lì alla luce il suo piccolo. “Lo chiamerò Giuseppe – ha dichiarato Fatima – anche perché se non ci aiuta San Giuseppe da questa situazione sarà impossibile uscire”.
Attimi di leggerezza che si sono alternati per tutto il giorno a momenti più tesi e a gesti di grande tenerezza, come quando il presidente del Cissaca Mauro Buzzi si è offerto di accompagnare almeno i bambini in bagno, visto che le Forze dell’Ordine minacciavano di non far rientrare chi, fra gli adulti, fosse uscito temporaneamente dagli edifici occupati. O come Fabio Scaltritti che si è preoccupato di far avere ai bambini almeno qualcosa da bere e da mangiare durante l’attesa.  

Solamente in serata, grazie alla mediazione compiuta in particolare dal presidente del Cissaca Buzzi, dall’assessore Cattaneo, da Scaltritti e dalle assistenti sociali sopraggiunte nel frattempo, le donne hanno abbandonato il loro proposito di trascorrere la notte lì e hanno accettato di tornare questa mattina per un nuovo incontro con il presidente Piervittorio Ciccaglioni, sebbene l’esito paia già piuttosto scontato: bisognerà attendere ancora finché non verranno trovati alloggi disponibili della giusta metratura, sia proponendo a famiglie più piccole di cambiare casa sia effettuando un nuovo e più dettagliato censimento degli spazi a disposizione dell’Atc, alla ricerca di qualche appartamento che nel frattempo potrebbe essersi liberato.

A fine maggio si riaprirà il bando per l’assegnazione delle case Atc e altre 70 famiglie almeno potrebbero entrare in graduatoria, generando ulteriori tensioni. In più, sempre a fine maggio, decadrà dalla carica il cda dell’Atc che dovrà essere rinnovato in particolar modo con le indicazioni che arriveranno dalla nuova Giunta regionale. Ulteriori complicazioni in una situazione che sembra già molto lontana dal potersi stabilizzare. Nei giorni scorsi l’assessore Cattaneo aveva dato una piccola speranza circa i piani del Comune per affrontare con la massima urgenza l’emergenza abitativa in città. Certamente senza un lavoro di concerto fra i diversi rappresentanti delle istituzioni sarà impossibile dare risposte adeguate a chi attende la propria abitazione, con i conseguenti rischi di tensioni sociali che, come è possibile constatare ogni giorno, in una situazione del genere non possono che aumentare ancora. 

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