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Ma Spinetta non è Bussi
La difesa Solvay (responsabile civile) chiede l'acquisizione al processo della sentenza sul Tar di Pescara sull'inquinamento della discarica Montedison di Bussi, ora Solvay. Per la Corte d'Appello di Alessandria la sentenza (che condanna l'ex Montedison alla bonifica) è inserita in un diverso contesto. Ecco le differenze tra Bussi e Spinetta
La difesa Solvay (responsabile civile) chiede l'acquisizione al processo della sentenza sul Tar di Pescara sull'inquinamento della discarica Montedison di Bussi, ora Solvay. Per la Corte d'Appello di Alessandria ?la sentenza (che condanna l'ex Montedison alla bonifica) è inserita in un diverso contesto?. Ecco le differenze tra Bussi e Spinetta
ALESSANDRIA – Bussi non è Spinetta. Diverso è “il contesto” entro il quale si sta svolgendo il processo a Pescara che vede sul banco degli imputati i vertici di Montedison, oggi Edison. Solvay, che acquisì il sito nel 2002, è stata ammessa tra le parti civili, ossia danneggiate. Tante le differenze, ma anche qualche analogia, tra i due siti chimici tanto che alcuni imputati sono i medesimi che compaiono anche davanti alla Corte d’Assise di Alessandria per omessa bonifica e inquinamento delle acque.Ieri, all’udienza alessandrina, l’avvocato del responsabile civile Solvay (chiamato qui al risarcimento dell’eventuale danno) ha chiesto l’acquisizione agli atti della recente sentenza del Tar di Pescara sul ricorso presentato da Edison contro l’ingiunzione-diffida del Ministero dell’Ambiente che impone all’azienda di “rimuovere in 30 giorni tutti i veleni tossici seppelliti nelle discariche di Bussi sul Tirino e ripristinare la qualità del luogo”.
Si sono opposti all’acquisizione i difensori Montedison mentre il pubblico ministero Riccardo Ghio ha ricordato come, all’inizio del procedimento, la Corte aveva stabilito di tenere fuori dal processo alessandrino quello di Pescara. La Corte ha respinto la richiesta di acquisizione.
Cosa è accaduto a Bussi? Intanto, il 30 aprile il Tar ha, come accennato, dichiarato inammissibile il ricorso Montedison.
Ecco come riportava la notizia il sito nazionale Ansa:
Inammissibile e ”comunque infondato”. Il Tar di Pescara ha così respinto il ricorso che la Montedison aveva proposto contro l’ingiunzione-diffida del Ministero dell’Ambiente dello scorso settembre, dove si chiedeva all’azienda di rimuovere in 30 giorni tutti i veleni tossici seppelliti nelle discariche di Bussi sul Tirino e ripristinare la qualità del luogo. Tutta la vicenda della megadiscarica dei veleni che avrebbe inquinato le falde acquifere della Val Pescara per decenni, e che vede in corso un processo con 19 imputati Montedison in Corte d’Assise a Chieti, vede così aprirsi un altro fronte dagli sviluppi imprevedibili. Al netto degli ulteriori ricorsi che verranno presentati nei gradi successivi, la sentenza del Tar di Pescara stabilisce che la Montedison è ancora di fatto la proprietaria dei rifiuti chimici nonostante la cessione alla Solvay dell’impianto produttivo successivamente alla realizzazione delle discariche.
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La discarica di Bussi fu chiusa nel 2007 ma già nel 1981 uno studio, secondo quanto riportano le cronache dal processo, aveva riscontrato valori medio alti di mercurio in grano, viti e olivi che crescevano sulla costa alla foce del fiume Pescara. E nel 1972 erano stati trovati nei pesci valori 4,5 volte superiori alla media. Il metallo pesante era anche nei capelli dei pescatori: 14 volte la quantità che di solito si trova su un essere umano. Tra le altre sostanze trovate nei campi c’era anche piombo. Tutte sostanze che sarebbero state utilizzate nelle lavorazioni tra il 1950 e il 1965. Oggi il governatore dell’Abruzzo Giovanni Chiodi aveva chiesto al ministro per la Salute Beatrice Lorenzin un’indagine epidemiologica approfondita per valutare i danni per la salute degli abitanti di Bussi. La Regione ha già incaricato l’Arpa perché venga istituito un Registro dei Tumori in modo da sapere in quali zone si concentrano eventuali patologie e dunque procedere in modo immediato alla bonifica di quelle zone.
Intanto, al processo alessandrino è terminata la fase dibattimentale. Si riprende l’11 giugno con la reqauisitoria del pubblico ministero Riccardo Ghio che trarrà le conclusioni dopo aver ascoltato testimoni, periti e parti civili. Subito dopo toccherà alla difesa. Il calendario delel udienze prosegue fino a novembre, quando potrebbe esserci la sentenza.