Fraschetta, ricordata solo in campagna elettorale
Abbiamo intervistato Rosanna Stirone, ex presidente della Circoscrizione Fraschetta, che ci ha spiegato le problematiche e le possibilità di questa immensa area del comune di Alessandria. E riguardo all'attenzione dedicata a Spinetta Marengo negli ultimi tempi, ci dice "In campagna elettorale è sempre così"
Abbiamo intervistato Rosanna Stirone, ex presidente della Circoscrizione Fraschetta, che ci ha spiegato le problematiche e le possibilità di questa immensa area del comune di Alessandria. E riguardo all'attenzione dedicata a Spinetta Marengo negli ultimi tempi, ci dice "In campagna elettorale è sempre così"
INTERVISTE – Si fa un gran parlare della Fraschetta, ultimamente. Discarica, fabbrica, inquinamento, sfratti: sembra che il paese sia balzato agli onori della cronaca, dopo essere stato, per parecchio tempo, soltanto una periferia un po’ lontana di Alessandria. “In campagna elettorale è sempre così. – ci dice Rosanna Stirone, ex presidente della Circoscrizione Fraschetta – Parlo per esperienza: ogni volta che si va alle urne ci si ricorda di questa zona, salvo poi dimenticarsene all’indomani delle elezioni. La prova sono i problemi, che sono sempre qui, nonostante gli anni che passano”.
Perchè, secondo lei?
La Fraschetta è poco remunerativa, nonostante da qui arrivino gli stessi soldi, in tasse, che arrivano dagli altri quartieri e anche se, nella nostra zona, ci sono fabbriche che contribuiscono non poco al rilancio dell’economia della città. Abbiamo strade brutte, piene di buche, ma ripararle non è tra le priorità. Del resto non è un campo da calcio, che si vede e che può avere un ritorno in termini di popolarità. Anche se il vero problema, qui, è un altro…
Quale?
Per far qualcosa di buono per quest’area bisogna superare i limiti partitici, guardare oltre gli schieramenti, ragionare in termini più ampi. La Fraschetta ha da sempre una tradizione socialista ed in passato, con il Pentapartito, si poteva pensare di ragionare in questa direzione. Ora, anche a causa dell’eliminazione delle circoscrizioni, non è più possibile. Guardi noi: per cinque anni abbiamo lavorato in comunità, indipendentemente dall’appartenenza politica, avendo come obiettivo solo il bene della Fraschetta. Ognuno cercava di mettere il proprio, chiaramente, ma c’era dialogo, ci si confrontava. Oggi le Circoscrizioni non ci sono più ed è venuta a mancare, con loro, una sentinella sul territorio, un collegamento tra l’amministrazione e la popolazione. Dicono che sia per la spending review, ma a casa mia prima di eliminare le uova si tolgon la carne, che son più care…
La Circoscrizione Fraschetta era importante, per il territorio?
Molto, anche a causa delle dimensioni della zona. Senza voler sminuire altre aree, nel nostro caso una Circoscrizione era fondamentale, dal momento che, rispetto ad altri quartieri, ci troviamo più distanti dalla città, fuori dai confini. La Fraschetta è circa il 50% del territorio del Comune di Alessandria, con quasi 18 mila abitanti. Anche il numero di aziende, di snodi e di problemi che ci sono contribuisce a renderla un caso particolare, strategico.
Di qui l’attenzione degli ultimi tempi…
Sì, ma dovrebbero occuparsi della Fraschetta tutto l’anno. Il rischio, a mio avviso, è che con il processo alla Solvay si demonizzi una realtà che non può essere paragonata, per lo stato attuale delle cose, a quello che capitava cinquant’anni fa. La chimica è pericolosa, siamo d’accordo, ma non è l’unico settore da temere. Ci sono anche altre fabbriche, in questa stessa area, che inquinano e possono diventare estremamente pericolose, se non controllate. Ma i fattori di rischio arrivano anche dai treni veloci, che passano per il paese, agli snodi autostradali, con camion e autoarticolati che trasportano mezzi pesanti e materiale pericoloso. E’ vero, le fabbriche ci hanno martoriato nel corso degli anni, ma da qualche tempo a questa parte è nata una cultura ambientale recente, che ha cercato di contrastare i danni fatti da comportamenti scellerati sostenuti dall’assenza di leggi precise. Il dottor Tartuferi, in particolare, è stato il primo ad occuparsi di una bonifica, quando la fabbrica, se non ricordo male, si chiamava ancora Montefluos. Insomma, abbiamo dei problemi, è giusto pretendere una bonifica e condizioni di sicurezza per tutti, ma non dobbiamo demonizzare una multinazionale che, trovandosi a lavorare in un ambiente ostile, potrebbe chiudere i battenti e spostarsi altrove…
Quali sono i problemi della Fraschetta?
Il problema principale è il mancato collegamento tra le zone. Per spostarsi da Castelceriolo a Spinetta Marengo, ad esempio, si hanno a disposizione pochissimi mezzi. Avevamo pensato anche ad un servizio per il venerdì, giorno di mercato, per permettere alle persone di arrivare in paese, ma non se ne è più fatto nulla. Un’altra proposta che avevamo avanzato come Circoscrizione era quella di costituire un servizio anagrafe che si occupasse delle carte d’identità in paese, una volta a settimana: ci ha fermato la burocrazia. Un’altra idea era la creazione di una banca dati da utilizzare in caso di emergenza. La Protezione Civile si sarebbe occupata, durante un’esercitazione, di schedare le esigenze degli abitanti, creando un collegamento tra l’anagrafe del Comune ed il Cissaca, per avere una comune banca dati virtuale: iniziativa proposta ma mai realizzata, nonostante fosse a costo zero. E credo che, in una realtà come questa, a rischio ambientale, sarebbero state iniziative importanti.
Quali sono, invece, le problematiche della popolazione?
La Fraschetta è abitata in prevalenza da anziani soli: stupisce che l’Asl abbia una sede minuscola. Sarebbe utile, per tutta la popolazione della zona, investire di più sulla salute, aggiungendo servizi e coinvolgendo le aziende del territorio per l’acquisto degli strumenti. A ben guardare, servirebbe un ecografo, un servizio di consultorio, un aiuto agli anziani, un sostegno pediatrico…
Culturalmente, le cose vanno meglio?
Disperse nelle varie parrocchie della Fraschetta ci sono delle perle rare: testi vecchi, dimenticati lì da chissà quanto tempo. Con l’assessore alla cultura della precedente amministrazione, Paolo Bonadeo, avevamo ipotizzato la messa in rete di un catalogo di titoli di questi testi, anche molto antichi, che avrebbero arricchito il catalogo della Biblioteca Civica. Si sarebbero coinvolte diverse realtà, si sarebbero magari scoperti dei tesori: senz’altro non si sarebbe perso un patrimonio. Un’altra occasione che, però, non si è concretizzata. Anche le rievocazioni storiche, sono state messe da parte dal 2000, lasciando spazio a quella piramide che non viene né vista dai visitatori né apprezzata. Evidentemente, quando si ha qualcosa che funziona, si decide di lasciarla andare…