Bolle di sapone
Il fenomeno degli sbarchi in Italia non si ferma e si intensificano gli arrivi anche in provincia. Ieri, giovedì 8 maggio, a sorpresa, sono arrivati allOstello di Santa Maria di Castello anche donne e bambini, alcuni molto piccoli. Servono beni di prima necessità, e intanto ci si interroga sul futuro del piano di accoglienza Mare Nostrum
Il fenomeno degli sbarchi in Italia non si ferma e si intensificano gli arrivi anche in provincia. Ieri, giovedì 8 maggio, ?a sorpresa?, sono arrivati all?Ostello di Santa Maria di Castello anche donne e bambini, alcuni molto piccoli. Servono beni di prima necessità, e intanto ci si interroga sul futuro del piano di accoglienza ?Mare Nostrum?
ALESSANDRIA – “Mi raccomando, sorridete. E servono altre bolle. Portate altre bolle di sapone”. Nelle frasi degli operatori della Croce rossa, della Protezione civile, dei medici dell’Asl e di tutto il personale schierato ieri, giovedì 8 maggio, per accogliere l’ennesimo arrivo di profughi in città c’è forse la fotografia più sincera della gestione della costante emergenza sbarchi in Italia.
Ieri per la prima volta sono arrivati in città anche i bambini e le donne (almeno una delle quali incinta). Venti bambini, 10 dei quali sotto i 3 anni di età, e 12 donne, insieme a 12 uomini. E così gli operatori, impagabili per impegno e determinazione, si sono immediatamente dati da fare per recuperare vestiti, pannoloni, giocattoli. Aspettavano 50 uomini, avevano già comprato tute e beni di prima necessità per adulti, ma poi, ad appena un’ora dal loro arrivo a Santa Maria di Castello, da Caselle, dove erano atterrati, è giunta la notizia: “arrivano dalla Palestina e dalla Siria, ma gli altri centri sono pieni, perciò dovrete ospitare anche dei minori”.
Marco Bologna della Croce Rossa, Wanda Manieri, Martino Salvatico sono solo alcuni degli operatori che si operano incessantemente per animare e coordinare i lavori di prima accoglienza: c’è chi ha ammassato quanti più vestitini possibile, già divisi per età, chi si occupa di preparare giocattoli nel cortile dell’Ostello, chi di recuperare cibi adatti ai nuovi piccoli ospiti. Manca quasi tutto, perché il loro arrivo non era previsto. E così 
“Ringrazio per la consueta attenzione e generosità gli operatori dell’Ostello, del Soggiorno Borsalino, della Croce Rossa e delle strutture sanitarie, di Calambache, della Caritas, della Casa di Quartiere, della Coompany. Soprattutto ringrazio Jamila Jakani e Ahmed Osman per la loro opera imprescindibile” ricorda l’assessore ai servizi sociali Mauro Cattaneo dalla sua pagina di Facebook.
Intanto, mentre proseguono le visite ad opera del personale medico e i lavori di identificazione da parte delle forze dell’ordine, mentre i giornalisti e i fotografi fanno il loro lavoro, non senza qualche polemica quando l’eccessiva invadenza rischia di trasformare l’arrivo di persone in difficoltà in una sorta di “zoo mediatico”, i bambini più vivaci cominciano a giocare, trascinando i compagni. Gli operatori hanno cominciato a sorridere loro fin da quanto il pullman della Polizia ha fatto capolino dalla piazza, e non hanno smesso un solo minuto, riuscendo in più di un caso a strasformare i pianti dei più piccoli in sorrisi a loro volta.
“Portate altre bolle di sapone” si è sentito ripetere più volte, “e dei palloni”. “Chiamiamo gli operatori della Ludoteca, che possano venire a darci una mano con la loro allegria e capacità di far giocare i più piccoli”. E così sul prato mentre i genitori stremati si riprendono dal lungo viaggio, le bolle di sapone cominciano a levarsi verso il cielo, sogni e speranze, attimi di spensieratezza dopo tanta paura, che rischiano però di scoppiare a pochi metri da terra.

Ma quale futuro aspetta questi migranti? Cosa può offrire Alessandria, o l’Italia, a loro? Il rischio è che i tanti gesti di solidarietà ai quali stiamo assistendo in queste ora restino, anch’essi, bolle di sapone, evaporino quando a fine giugno i fondi per il progetto di accoglienza potrebbero esaurirsi, interrompersi di colpo lasciando le comunità che hanno accolto queste persone scappate da guerre e miseria senza più la possibilità di mantenerle. L’anno scorso la conclusione del progetto “Emergenza Nord Africa” ha lasciato sul nostro territorio stranieri abbandonati a loro stessi, spesso incapaci di comunicare in Italiano, con un documento temporaneo in mano, qualche spicciolo e nessuna prospettiva concreta: non un posto dove vivere, non un percorso di integrazione da seguire e, di conseguenza, per la maggior parte di loro, la necessità di tornare a viaggiare, più o meno clandestinamente, o di passare presto da una situazione di regolarità a una di irregolarità.
Nei migliori dei casi sono persone che resteranno vittime di ogni tipo di ricatto possibile per trovare un lavoro, finendo per accettare “stipendi” e condizioni professionali e di vita che sono comprensibilmente inaccettabili per un italiano abituato a certi standard di vivibilità. Una concorrenza al ribasso che rischia di devastare il territorio, l’economia e le persone, tanto italiane quanto straniere.
Come se ne esce? Sicuramente l’Italia non può essere lasciata sola in Europa a gestire questa emergenza, unicamente perché più esposta agli sbarchi. Ma la strada verso un’accoglienza dignitosa di chi si trova in difficoltà (ricordiamoci sempre che storicamente siamo stati per lungo tempo un popolo di migranti) passa dalla capacità di pianificare percorsi di accoglienza seri e strutturati e non improvvisare piani d’emergenza che, se vanno bene per fronteggiare i primi sbarchi, restano del tutto incapaci di fornire risposte quando una situazione si cronicizza e le strutture di prima accoglienza si saturano. Già dai prossimi giorni i migranti ospitati ieri all’Ostello di Santa Maria di Castello verranno smistati verso altre strutture di accoglienza, sia in città che, la maggior parte, in altre zone della provincia. L’Ostello deve infatti rimanere libero perché sono già previsti nuovi sbarchi nelle prossime ore e quello è il luogo ideale per la prima accoglienza, le visite, le procedure di identificazione. Altrove non hanno una struttura del genere e sono ancora più in difficoltà a gestire gli arrivi.
Restiamo umani.